Loading...
APERTI AI RICORDI – #iorestoacasa 2020-05-26T09:47:25+02:00

Il Teatro è chiuso ma i ricordi continuano a farlo vivere!

La Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo – Maria Grazia Panigada – promuove la campagna APERTI AI RICORDI chiamando il pubblico e agli attori, in passato ospiti della Fondazione, a condividere pensieri e ricordi legati al Teatro e alle precedenti Stagioni. Un invito a inoltrare foto, video, pensieri per ricordare i momenti belli vissuti insieme, gli spettacoli tanto amati, gli interpreti che più hanno emozionato.

Per partecipare alla campagna taggare i profili social della Fondazione Teatro Donizetti: Facebook (Fondazione Teatro Donizetti) e Instagram (teatrodonizetti_bergamo), aggiungendo gli hashtag #apertiairicordi #iorestoacasa. I contenuti saranno ricondivisi.

In attesa di rivedersi a Teatro, un’occasione per mantenere viva la memoria e la storia del Teatro Donizetti!

Ascolta l’invito della Direttrice artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi, Maria Grazia Panigada, e prendi parte anche tu alla campagna #apertiairicordi #iorestoacasa

I ricordi degli attori

I ricordi del nostro pubblico

Febbraio 2017 – La magia, l’incanto, il cuore leggero, il respiro trattenuto nella meraviglia di uno spettacolo indimenticabile. “Slava’s Snowshow”. In questi giorni cupi è un ricordo dolce e nostalgico

La chiacchierata con Lo Verso, lo spettacolo e l’attenzione dei ragazzi alla matinée: una splendida mattinata di un sabato dicembrino

“Uno nessuno centomila” con Enrico Lo Verso – Stagione 2018/2019

Le mie scelte delle ultime 4 stagioni della Fondazione Teatro Donizetti #vecchiricordi

Una vetrina piena di emozioni!

Uno degli spettacoli più poetici mai visti… Quest’anno in ripresa dal Centro Universitario Teatrale…

“L’azzurro non si misura con la mente” – Stagione 1980/1981, spettacolo di inaugurazione della prima stagione di Altri Percorsi.

Lo spettacolo è finito. L’eco degli applausi si è spento. Palchi e platea sono tristemente vuoti. Mi giro per dare un ultimo sguardo a questi spazi che per molto tempo mi hanno permesso di godere di sensazioni ed emozioni bellissime ed inaspettate. Il teatro è vuoto, ma quando tutte le luci saranno spente, le porte chiuse, la penombra, l’oscurità ed il silenzio saranno la materia stessa di fantasmi e spiriti. Essi rimarranno qui a presidiare assieme agli odori dei legni, dei velluti e delle macchine di scena, il terreno per i nuovi spazi e le nuove stagioni di questo luogo.

Ho avuto questa fortuna: di assistere in questi ultimi due anni alla preparazione di un testimone, bello, importante che sarà, come in una staffetta, consegnato al nuovo teatro per fecondare i nuovi spazi e le attese degli amanti di questa magia…

“Quello che non ho” con Neri Marcorè – Stagione 2016/2017, l’ultimo spettacolo prima della chiusura del teatro

In tanti anni di teatro (ho cominciato l’altro secolo) molti sono gli spettacoli che hanno lasciato il segno e suscitato emozioni ancora oggi vive. Ma pensando alle stagioni recenti mi vengono in mente: la magia di Slava’s Snowshow, l’intensità di Ermanna Montanari in Maryam, la superba prova teatrale di Marco Martinelli che per improvvisa indisposizione della protagonista, l’ha sostituita leggendo il copione di Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi. Ed infine la dolorosa attualità di Lella Costa in Humans

Primo movimento
Teatro Donizetti 1992?
Il palco vuoto. Niente quinte. Niente fondale. Il cordame a vista. Un palco enorme. Nudo. Al centro del palco una sedia. Buio. Luce. Sulla sedia c’è un attore conosciuto qualche mese prima. Tappa finale di Premio Scenario. Noi di Teatro Erbamil avevamo spaccato. Noi giovincelli. Con i nostri carrellini e i nostri grotteschi personaggi. Ridevano tutti, tantissimo e lui pure, l’attore che ora vedevo muoversi su quella piccola sedia. Sì, era inchiodato a quel legno ma il suo corpo vestito di nero, illuminato da un piccolo cono di luce, batteva, scalpitava, fremeva si ingigantiva e scompariva. Era uno, dieci, mille. Era uomo,
donna e cavallo. Imperatore, guerriero, servo e zingara. Moltitudine e Solitudine. Io in una terza fila rubata al buio, lo seguivo incantata. Occhi spalancati. Occhi infiammati. Occhi di riso e di pianto. Di furia e di tenerezza. L’ardore di Kolhaas e le sue domande sulla giustizia mi tenevano lì ipnotizzata in apnea. Ricordo le mie braccia che stringevano tese, la vuota poltrona davanti a me. Com’era possibile che un omino seduto, riempisse da solo quel palco immenso la platea tutta e tutti i cuori?

Intermezzo
Finito lo spettacolo andai spinta da un’amica all’uscita artisti. Tachicardia. L’attore uscì mi guardò, mi sorrise e mi disse: “Erbamil? Bravissima”

Secondo movimento
Teatro Donizetti marzo 2016.
Sono davanti all’entrata artisti. Sì. Quella. La guardo. Tra poco l’attraverserò e troverò un camerino con scritto il mio nome. Tachicardia. Sigaretta e uno sguardo furtivo al Sentierone. Sono la prima. Aspetto i colleghi. Prove luci, aperitivo da Balzer e poi si debutta a Bergamo col Decamerone. La tournée alle spalle è già lunga ma stasera si debutta in casa. Nel teatro dei sogni. Nel teatro in cui da ragazzina ho visto Carmelo Bene, Vittorio Gassman, Mariangela Melato. So che è tutto esaurito. So che tanti amici e amiche son lì in platea o nei palchi, stipati in piccionaia. E ci sono gli amori vecchi e nuovi e i compagni di viaggio.

Finale
Mi squilla il telefono, è il regista. Marco Baliani. Quell’omino vestito di nero che mi tenne col fiato sospeso sul palco di questo teatro che stasera mi accoglierà.

Il pensiero di Silvia Briozzo, artista bergamasca, legato al Teatro Donizetti intreccia il doppio ruolo di spettatrice e di attrice, attraverso l’incontro con l’attore e regista Marco Baliani
Passione, stupore, emozione si intrecciano in un poetico ricordo
– Kohaas – Stagione di Altri Percorsi 1991/1992
–  Decamerone – Stagione di Prosa 2015/2016

La prima esperienza di alternanza scuola lavoro con il liceo artistico…. conoscere e scoprire altro, anche ciò che sta dietro le quinte. Opportunità incommensurabile per gli studenti ed anche per me

Paolo Rossi in Molière: la recita di Versailles – Stagione 2016/2017

La scena spoglia, un mondo creato da movimenti, parole e luci. La storia è ben nota, ma questa atmosfera quasi da teatro dei burattini la rende nuova, delicata, magica. Estremo il rigore fisico degli attori, una ripetizione dei movimenti che insieme caratterizza i personaggi e ammalia lo spettatore. All’uscita del teatro ci si guarda intorno e come gli altri non si può non sentirsi commossi, felici e profondamente innamorati.

Ricordando “Un Principe” Occhisulmondo – Stagione di Altri Percorsi 2018/2019

Se posso tornare un po’ indietro nel tempo arriverei al Teatro Canzone di Giorgio Gaber, e in particolare a questa: ricordo ancora le risate incontenibili nei miei compagni di palco

“E pensare che c’era il pensiero” – Stagione 1994/1995

Potrei scrivere un libro ma di quelli con tante pagine tanti sono i ricordi legati a produzioni realizzate o a spettacoli visti. Ma metterò una foto che per me ha un ricordo particolarmente triste, quando ho lasciato le chiavi del Teatro prima dell’inizio dei lavori di restauro.

Strepitoso spettacolo, lei superlativa. Non sono mai stato un appassionato di poesia…lei è riuscita a trasmettermi grandi emozioni con i suoi versi…e mi ha fatto apprezzare appunto… i poeti…

“Porpora” con Mariangela Gualtieri e Stefano Battaglia – Stagione 2018/2019

La nostra spettatrice sceglie di riportarci a Orchidee – Stagione 2014/2015.

Nel dietro le quinte uno suo scatto rubato al protagonista Pippo Delbono.

Le poltrone rosse,
il brusio dell’attesa e
l’emozione di condividere
parole e suoni.
Il nostro teatro.
A presto.

Cheese con gli artisti Glauco Mauri (in “Finale di Partita”), Natalino Balasso (in “Arlecchino servitore di due padroni”), Giovanni Esposito (in “Regalo di Natale) e tre degli interpreti de “Il giardino dei ciliegi”: Lodovico Guenzi, Nicola Borghesi e Tamara Balducci. I ricordi più belli di questa Stagione 2019/2020 condivisi con noi da Noemi Belloli.

I ricordi degli operatori del teatro

Ovviamente lo spettacolo che mi ha colpito di più in questi 10 anni di servizio al teatro Donizetti è stato Slava’s Snowshow…. Ricordo molti momenti che mi hanno lasciato senza fiato. Facendo la maschera ho avuto occasione di rivedermelo più volte…

Mi manca il “mio teatro”. Per me il teatro Donizetti ha avuto sempre molti significati tra cui casa, condivisione e speranza. Devo tutto a questo teatro. Da quel primo giorno di lavoro come comparsa nell’opera “La Cecchina” di Piccinni la mia vita è cambiata. Ho iniziato a scoprire un mondo per me sconosciuto e li ho deciso che non me ne sarei più separato…. #apertiairicordi #iorestoacasa

Christian Invernizzi – Responsabile personale di sala Fondazione Teatro Donizetti

Potrei citare molti dei titoli che in questi anni mi hanno più colpita, come “Le sorelle Macaluso” o “Bianco su Bianco”, ma una delle emozioni più grandi legata al teatro rimane per me il giro per il Donizetti vuoto che ho fatto in compagnia di Chiara quando sono stata assunta.

Forse non tutti sanno che dalla biglietteria del Teatro Donizetti c’era un passaggio che portava direttamente all’interno della sala. Dal primo piano dei palchi, si poteva dunque accedere direttamente al palcoscenico e con un percorso più tortuoso anche alle gallerie. Il solo aprire quella porta cigolante ed essere catapultata in una dimensione così insolita e maestosa, il girare fra i corridoi di velluti rossi e intravvedere, con un sussulto, scorci del teatro fra le porte aperte dei palchetti è un ricordo magico che mi accompagnerà per sempre. Ho vissuto come un privilegio il poter gironzolare e scoprire i “passaggi segreti” che dalle gallerie portavano ai palchi e poi su fino a trovarmi faccia a faccia con il graticcio, spiare dietro il sipario e ancora calcare le assi spesse del retropalco, attenta a non inciampare nel groviglio di corde e cavi.

Sono questi alcuni degli aspetti che più mi mancano: i momenti di vita intima del teatro.

Sara Fustinoni – Biglietteria Fondazione Teatro Donizetti

Non c’è un ricordo particolare… o, perlomeno, non c’è un unico ricordo. Sono ormai dodici anni che lavoro per il Teatro Donizetti prima e per la Fondazione Teatro Donizetti ora e, in questo momento triste e buio, sono tanti i ricordi: dalla prima volta che ho messo piede nel teatro cittadino, ancora liceale, alle successive frequentazioni universitarie, fino a passare dall’altra parte, quella di chi in quel teatro ora ci lavora.

E allora come ricordo vorrei usare questa foto, non tanto per lo spettacolo, bellissimo (Il visitatore con Alessio Boni e Alessandro Haber nel 2016), quanto per quell’immagine del pubblico: felice, in piedi, grato. È per loro che noi produciamo teatro.

Michela Gerosa – Ufficio Comunicazione, Fondazione Teatro Donizetti

“In un periodo in cui siamo isolati nelle nostre abitazioni, vorrei ricordare lo spettacolo di prosa, andato in scena al Teatro Sociale l’anno scorso, dal titolo “Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato)”, in cui il protagonista, interpretato da Silvio Orlando, decide di ritirarsi dalla vita sociale mentre sogna la compagnia dei suoi parenti più cari. Se nella passata rappresentazione teatrale l’attore sceglie di chiudersi al mondo esterno, nella presente situazione reale siamo confinati in casa per necessità, ma in entrambi i casi assistiamo ad una perdita di equilibrio tra individualità e collettività. Ora che ci troviamo tutto il tempo nello spazio domestico, mentre guardiamo fuori in attesa di rivedere i nostri affetti e di viaggiare nel mondo, possiamo guardarci dentro dedicandoci a noi stessi, e valorizzare anche questa dimensione perché, come scrisse Arthur Schopenhauer, «chi non ama la solitudine non ama la libertà».”

Ho iniziato a lavorare in teatro durante la stagione 2016/2017, l’ultima stagione teatrale al Donizetti prima della ristrutturazione.

Quell’anno, la Stagione di Prosa fu inaugurata da “Smith & Wesson” di Alessandro Baricco, con Natalino Balasso e Fausto Russo Alesi sul palcoscenico. Questo spettacolo inaugurò anche il mio primo servizio in galleria, un’area del teatro che ho amato fin da subito e di cui ho sentito fortemente la mancanza in questi anni al Teatro Sociale. Il ricordo di questo spettacolo è ancora estremamente vivido nella mia memoria.

Con “HUMAN” di Marco Baliani e Lella Costa ho capito di non essere più una semplice spettatrice, ma una parte del teatro stesso. La storia portata in scena dai due artisti era talmente coinvolgente che il pubblico era diventato un tutt’uno con gli attori, in un silenzio palpabile ed emozionato. Mi ricordo di aver pensato che senza il pubblico non avremmo potuto avere il teatro, ed è proprio con il pubblico che abbiamo potuto amare.

Slava’s Snowshow, per vedere il quale io e i miei colleghi facevamo a gara per entrare in sala. Uno spettacolo sorprendente, emozionante e bellissimo, che mai avrei sperato di poter ammirare al Donizetti. Questo spettacolo mi ha permesso di capire che quella del teatro è una famiglia nella quale avrei voluto crescere e che in questo periodo di chiusura mi manca moltissimo.

Lo spettacolo che però porto nel cuore è “Quello che non ho”, con Neri Marcorè, le parole di Pier Paolo Pasolini e le musiche di Fabrizio De André. L’ultimo spettacolo nella cornice donizettiana, che ebbi l’opportunità di vedere nel giorno del mio ventunesimo compleanno. Uno spettacolo carico di emozioni, di grandi artisti e un pubblico coinvolto, che amo ricordare nei momenti di nostalgia, nella speranza di poter tornare presto nei luoghi che amiamo.

Quando penso a tutti i bei ricordi che ho accumulato in poco più di un anno come maschera, faccio davvero fatica a sceglierne uno solo. Forse tra i più intensi c’è quello che riguarda lo spettacolo “La lista”, una storia quasi sconosciuta raccontata da Laura Curino in un monologo straordinario. Nella penombra della memoria (e della sala), riesco ancora a vedere la luce soffusa che riberverava sulla scena scarna e sui volti rapiti degli spettatori, ad evocare quel silenzio incantato che nessuno avrebbe voluto finisse mai, l’atmosfera intima di un dialogo intellettuale sull’arte ma soprattutto sul coraggio della libertà. Libertà che per me era e sarà anche questo: andare a teatro e respirarne la magia.