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Un secolo fa moriva Giacomo Puccini, lasciando incompiuta Turandot, favola noir che la scomparsa del compositore impedì di ribaltarsi in storia a lieto fine (o almeno in una sua parvenza). Vent’anni prima, un’altra incursione nell’Estremo Oriente (la “tragedia giapponese” Madama Butterfly) aveva sapientissimamente combinato esotismo all’acquerello, toni da commedia, prosa quotidiana e lirismo appassionato, dramma borghese, precipizio tragico. Domenica 17 febbraio 1904 il pubblico della Scala fece a sua volta a pezzi Cio-Cio-San e il suo cantore. Tre mesi dopo, il 28 maggio al Teatro Grande di Brescia, Puccini ebbe la sua rivincita.
 
Relatori:
Livio Aragona, musicologo della Fondazione Teatro Donizetti  e docente del Conservatorio “G. Verdi” di Milano, dove vive, che rimedierà al colossale abbaglio preso dai suoi concittadini d’elezione.
Paolo Fabbri, direttore del Centro Studi Donizettiani della Fondazione Teatro Donizetti e professore emerito dell’Università di Ferrara, che dialogherà con lui e si esibirà in un ardito esperimento: cosa avrebbe fatto Donizetti del soggetto di Madama Butterfly.
Virgilio Bernardoni, ordinario di Musicologia presso l’Università di Bergamo e vice-presidente del Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca, autore della fondamentale monografia Puccini (Milano, Il Saggiatore 2023).