Dotato di 106 palchi e 2 gallerie, il Donizetti è un teatro all’italiana. Il teatro cittadino, tuttavia, non presenta una delle caratteristiche tipiche dei teatri che si definiscono sotto questo nome. I palchi, infatti, sono tutti uguali, non c’è quello reale. Un grande palco doppio centrale riservato alle autorità, il cosiddetto palchettone, c’era persino nei teatri provvisionali in legno, ma al momento della costruzione Bortolo Riccardi, costruttore e proprietario del teatro, pensò bene di non realizzarlo per sfruttare al massimo tutto lo spazio e vendere più palchi possibili. Nonostante le lamentele delle autorità di Venezia, per secoli padrona di Bergamo, dei francesi all’epoca di Napoleone e persino degli austriaci nel 1815, nessuno mai lo costruì.

Tra la fine del ‘700, tutto l’800 e persino nel ‘900 possedere un palco a teatro era un segno di distinzione, permetteva di avere uno spazio privato da considerarsi come un luogo della casa, sempre a propria disposizione dove accogliere gli ospiti e condividere con loro lo spettacolo. Il valore economico di un palco e il prestigio sociale ad esso correlato erano valutati in base alla posizione, con assoluta preferenza per quelli centrali al I e II ordine.
A differenza di oggi, al palco vero e proprio era annesso un camerino: una piccola stanza adiacente a quella affacciata alla sala dove i domestici riscaldavano il cibo o custodivano le vettovaglie. Era un luogo assolutamente privato, come poteva esserlo il palco quando le cortine venivano tirate. C’erano dunque gli spazi per la vita ufficiale e persino per quella più riservata.
I proprietari di palco sono stati presenti da sempre, fin dal 1790, quando il costruttore Riccardi, per fare cassa, ne vendette la proprietà. A comprare furono naturalmente i nobili e i benestanti di Bergamo: dagli Scotti, ai Suardo, ai Camozzi, ai Venier.
La titolarità dei palchi si è sempre innestata su quella più generale del teatro: anche quando nel 1938 il teatro è passato al Comune di Bergamo, non tutti i palchi sono diventati di proprietà pubblica ed oggi è ancora così, ma grazie ad un accordo l’uso ne è concesso a tutto il pubblico.

I palchi del Donizetti hanno ospitato personalità importanti come il Presidente della Repubblica Mattarella che nel 2016 è venuto a festeggiare i 50 anni di carriera di Riccardo Muti. Hanno visto spettacoli che fecero scalpore, come i primi due concerti jazz negli anni ’50, ma anche avvenimenti che hanno segnato la storia del teatro: su tutti, nel 1840, quando Gaetano Donizetti ricevette un trionfante omaggio da parte della città in occasione del suo L’Esule di Roma.
Grandi avvenimenti, ma anche piccoli episodi fatti di giudizi, chiacchiere e commenti.

SCORCI E ANGOLI DA SCOPRIRE NEI CORRIDOI DEI PALCHI
All’esterno dei palchi, nei corridoi dei tre ordini, sono raggiungibili alcuni spazi allestiti con oggetti legati alla storia e alle opere del teatro. Scorci per far ammirare al pubblico manifesti e arredi storici e cogliere, attraverso alcuni costumi di scena, l’abilità delle maestranze teatrali e la bellezza degli abiti da loro realizzati. Al centro del III ordine di palchi un piccolo salottino è dedicato a due grandi regine: Anna Bolena e Maria Stuarda, beniamine di due capolavori di Gaetano Donizetti, rievocate attraverso l’affissione di manifesti storici.
Imperdibile anche la Galleria degli specchi, tra il II e III ordine di palchi di destra. Una parete arricchita da specchi provenienti dagli arredi dei palchi privati. La densità degli oggetti e la molteplicità delle forme richiama una vera e propria quadreria antica.

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