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News2024-03-07T10:52:59+01:00
1702, 2026

La Stagione di Prosa prosegue al Teatro Donizetti con “Il caso Jekyll” per la regia di Sergio Rubini

Il caso Jekyll con Daniele Russo regia di Sergio Rubini Dal 21 febbraio al 1° marzo al Teatro Donizetti   La Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti prosegue con un titolo che rievoca un celebre romanzo che esplora il dualismo tra il bene e il male, Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson, di cui non si contano le trasposizioni per il cinema, la televisione e il teatro.  E un uomo di cinema e teatro, ma anche televisione, come Sergio Rubini firma la regia, nonché l’adattamento del testo originale insieme a Carla Cavalluzzi, de Il caso Jekyll, in programma al Donizetti da sabato 21 febbraio a domenica 1° marzo (lunedì 23 febbraio riposo). Nei panni del protagonista ci sarà Daniele Russo, con Geno Diana e Pierluigi Corallo e con Sergio Del Prete, Angelo Zampieri e Alessia Santalucia. Scene di Gregorio Botta. Costumi di Chiara Aversano. Disegno luci di Salvatore Palladino. Progetto sonoro di Alessio Foglia. Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Marche Teatro e Teatro Stabile di Bolzano. Durata 2 ore senza intervallo. Orari spettacoli: ore 20.30, domenica 22 febbraio e 1° marzo ore 15.30. Prezzi biglietti: da 15 a 45 Euro, ridotti da 12 a 36 Euro. Sergio Rubini presenta così l’idea dello spettacolo nelle sue note di regia: «Partendo dalla considerazione che il celebre romanzo di Stevenson Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde sia un’apologia sulla condizione umana avendo come tema centrale il doppio, che poi è il doppio che alberga in ognuno di noi, abbiamo sviluppato una drammaturgia che avesse una chiave più chiaramente psicanalitica, più vicina a quelle teorie che si svilupparono quasi mezzo secolo dopo la pubblicazione del racconto stevensoniano, e che ebbero il massimo dell’espressione negli approdi scientifici prima di Freud, poi di Jung. Il nostro testo, infatti, spogliato da qualsiasi soluzione allegorica usata da Stevenson e che dà il carattere fantastico a tutta la storia, in testa a tutti la metamorfosi di Jekyll in Hyde attraverso un esperimento chimico, la cosiddetta “pozione”, è piuttosto un viaggio nell’inconscio, nella fattispecie di un famoso luminare della medicina, Henry Jekyll, che ambendo all’individuazione di quelle che sono le cause della malattia mentale, si fa cavia e diventa poi vittima delle sue stesse teorie, tirando fuori dalla caverna del conscio ciò che è a lui stesso nascosto, la sua ombra, il suo Hyde». «Da ciò si evince chiaramente come il racconto da cui siamo partiti, sia in effetti solo d’ispirazione a una storia più vicina ai temi della nostra contemporaneità che offra allo spettatore la possibilità non solo di rispecchiarsi in quelli che sono i pericoli ma anche i piaceri che scaturiscono dalla propria ombra, ma anche di essere uno spunto di riflessione sulla necessità di dialogare col proprio inconscio, portarlo fuori e condividerlo con la collettività nonostante la tendenza della società di reprimere tutto ciò che esca dal canone e che spesso coincide invece con l’autentico, per evitare che la nostra ombra

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