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BERGAMO JAZZ 2026: Il festival giorno per giorno dal 19 al 22 marzo

BERGAMO JAZZ 2026 Direzione Artistica di Joe Lovano  Il festival giorno per giorno dal 19 al 22 marzo 2026   20 eventi, oltre 80 musicisti per quattro intense giornate nel segno dei mille suoni del jazz diffusi in tutta la città: da giovedì 19 a domenica 22 marzo si svolgerà la 47esima edizione di Bergamo Jazz, Festival organizzato da Fondazione Teatro Donizetti con il sostegno di Comune di Bergamo, di MIC-Ministero della Cultura e di sponsor privati. Setting The Pace – dettare il passo, indicare una via - è il titolo che Joe Lovano, per il terzo anno Direttore Artistico del Festival, ha voluto imprimere a Bergamo Jazz 2026, simboleggiando un omaggio corale a coloro che nel jazz hanno indicato nuove strade e in particolare a Miles Davis e a Johnm Coltrane, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita: «Nella vita, nelle arti, nelle scienze, nello sport e nel mondo degli affari ci sono state persone e organismi collettivi che hanno dettato il passo, il ritmo, con passione e amore, rappresentando per generazioni un modello», specifica lo stesso Joe Lovano «Come musicisti siamo costantemente impegnati nello studio e nello sviluppo per trovare la nostra voce. Questo percorso è alimentato dai suoni e dallo spirito dei maestri.  Quelli che ci hanno dato e danno la fiducia e l'ispirazione per raggiungere gli elevati standard di oggi. Gli artisti che si esibiranno a Bergamo Jazz Festival 2026 stanno, a loro volta, indicando nuove vie per celebrare l'eredità di Miles e Trane». Tenendo fede alla propria natura, anche Bergamo Jazz 2026 sarà un Festival di respiro internazionale, un Festival diffuso: oltre ai concerti al Teatro Donizetti e al Teatro Sociale di Città Alta, sono infatti previsti significativi appuntamenti ospitati in piccoli teatri, in musei, in locali trasformati per l’occasione in accoglienti jazz club. Nutrita sarà la rappresentanza di musicisti italiani, inclusi numerosi nuovi talenti riuniti nella sezione “Scintille di Jazz”, e considerevole sarà lo spazio per il jazz coniugato al femminile, con la presenza di affermate strumentiste e cantanti.   Questo il programma giorno per giorno. Giovedì 19 marzo La prima giornata di Bergamo Jazz 2026 si svolgerà in Città Alta, muovendo il primo passo da un luogo particolarmente prestigioso: l’Aula Picta del Palazzo Vescovile, recentemente restaurata e aperta al pubblico. In questa location inedita per la musica e per il jazz, si esibirà alle ore 18.00 il pianista statunitense Wayne Horvitz, icona della scena downtown newyorkese degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Al Circolino (ore 18.30), si potrà invece ascoltare, per il primo dei cinque appuntamenti con la rassegna “Scintille di Jazz”, il duo formato dal pianista Simone Locarni e dal chitarrista Gianluca Palazzo. In serata (ore 20.30) il Teatro Sociale ospiterà sul proprio palcoscenico il trio del pianista Franco D’Andrea, eccellenza del jazz made in Italy, che avrà al suo fianco due compagni di avventura d’eccezione, quali il contrabbassista Gabriele Evangelista, abituale partner anche di Enrico Rava e Stefano Bollani, e il batterista Roberto Gatto, veterano di infinite battaglie

BERGAMO JAZZ 2026: Il festival giorno per giorno dal 19 al 22 marzo2026-03-06T15:55:21+01:00

Incontriamo il jazz: al via le lezioni-concerto rivolte agli studenti delle scuole primarie e secondarie

Incontriamo il Jazz In collaborazione con CDpM 16 e 17 marzo al Tetro Sociale   Oltre 1.900 allievi complessivi di 18 istituti scolastici di Bergamo e provincia: è questo il dato saliente sulla partecipazione al ciclo di appuntamenti didattici “Incontriamo il Jazz”, realizzato come di consueto grazie alla collaborazione tra Bergamo Jazz e Centro Didattico Produzione Musica. Occasione importante per far conoscere ai più giovani un linguaggio musicale ricco di contenuti artistici e portatore di messaggi universali di dialogo fra culture diverse, oggi più che mai necessari. Le lezioni-concerto si svolgeranno quest’anno, secondo diversi turni, nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 marzo, nella prestigiosa cornice del Teatro Sociale, e coinvolgeranno sia alunni dalle scuole primarie che secondarie.  L’iniziativa si è aggiudicata il Bando Formazione 2025 Nuovo IMAIE ed è inserita nel progetto Youth Club promosso da Fondazione Cariplo, partner di Fondazione Teatro Donizetti, per favorire l’avvicinamento delle giovani generazioni alle arti dello spettacolo. “L’improvvisazione a scuola” è il titolo programmatico degli incontri riservati agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado, che potranno avvicinarsi all’improvvisazione attraverso esempi musicali proposti dal vivo attingendo al vasto repertorio jazzistico e condivisi melodicamente con la voce - call and response - e ritmicamente - body percussion - rendendo interattivo e condiviso l’apprendimento.  Allo stesso tempo verrà ripercorsa l’evoluzione del linguaggio jazzistico dalle origini africane/americane (blues, ragtime, dixieland) fino alle esperienze più recenti, sulla base delle diverse culture con cui il jazz è venuto a contatto (latin jazz, salsa, funky, musica classica contemporanea, world music). In particolare, saranno analizzate le caratteristiche melodiche e ritmiche del jazz da cui sono derivate le musiche più ascoltate dai ragazzi come l’hip hop e il rap. Si tratta di colori ed inflessioni che appartengono all’orecchio culturale dei ragazzi, spesso in modo inconsapevole e passivo. Le esecuzioni dal vivo saranno proposte da un ensemble comprendente i pianisti Claudio Angeleri e Giovanni Panzeri, la cantante Francesca Facchinetti, la violinista Safiye Haciogullari, la flautista Beatrice Sisana, il clarinettista Lorenzo Zanoli, il sassofonista Alessandro Albani, il chitarrista Pietro Berti, la bassista Sofia Filippi e il batterista Giuseppe Cutuli. Sono anche previsti interventi del giornalista Fabio Santini. “Tutti quanti voglion fare jazz” è invece il programma pensato per i più piccoli. Sul palco, il coro gospel dell’IC Santa Lucia di Bergamo, nato all’interno di un laboratorio tenuto nei mesi precedenti dagli esperti del CDpM e diretto da Gabriele Capitanio, si esibirà accanto a un gruppo di musicisti jazz - Claudio Angeleri al pianoforte, Paola Milzani, voce, Gabriele Comeglio a sax alto e soprano, Marco Esposito al basso e Matteo Milesi alla batteria - e al noto attore della tv per ragazzi Oreste Castagna, impegnato nella lettura di fiabe rivisitate da Tiziana Sallese. Il repertorio attinge al catalogo disneyiano, come “Beauty an the beast”, “A Dream is a Wish Your Heart Makes” (Cenerentola), “Everybody wants to be a cat” (Aristogatti), “Crudelia Demon” (La carica dei 101), e le diverse esecuzioni sono intervallate da brani recitati tratti dai diversi film d’animazione. I ragazzi e

Incontriamo il jazz: al via le lezioni-concerto rivolte agli studenti delle scuole primarie e secondarie2026-03-06T15:35:44+01:00

La Stagione di Prosa prosegue con “Arlecchino muto per spavento”, uno spettacolo di Stivalaccio Teatro

Fondazione Teatro Donizetti Stagione di Prosa 2025-2026  Arlecchino muto per spavento uno spettacolo di Stivalaccio Teatro dal 7 al 15 marzo al Teatro Donizetti Arlecchino, la maschera più popolare della Commedia dell’Arte, è in arrivo al Teatro Donizetti, dove da sabato 7 a domenica 15 marzo va in scena lo spettacolo della compagnia Stivalaccio Teatro Arlecchino muto per spavento, nell’ambito della Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti. Lo spettacolo è ispirato al canovaccio Arlequin muet par crainte di Luigi Riccoboni e si avvale del soggetto originale e della regia di Marco Zoppello. In scena: Sara Allevi, Katiuscia Bonato, Marie Coutance, Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Maria Luisa Zaltron e Marco Zoppello. Uno dei canovacci più rappresentati nella Parigi dei primi del Settecento, viene riproposto per la prima volta in epoca moderna dalla compagnia veneta Stivalaccio Teatro: Il muto per spavento rappresenta un grande omaggio alla Commedia dell’Arte e all’abilità tutta italiana del fare di necessità virtù. 1716: dopo circa quindici anni di esilio forzato i Comici Italiani tornano finalmente a essere protagonisti del teatro parigino e lo fanno con una compagnia di tutto rispetto. Luigi Riccoboni in arte Lelio, capocomico della troupe, si circonda dei migliori interpreti dello stivale tra cui, per la prima volta in Francia, l’Arlecchino vicentino Tommaso Visentini (nomen omen), pronto a sostituire lo scomparso e amato Evaristo Gherardi. Ma il Visentini non parlava la lingua francese, mancanza imperdonabile per il pubblico della capitale. Ed è qui che emerge il genio di Riccoboni nell’inventare un originale canovaccio dove il servo bergamasco diviene muto… per spavento! Arlecchino muto per spavento è uno spettacolo dove gioco, invenzione, amore, paura e dramma si mescolano tra le smorfie inamovibili delle maschere. Dove gli intrecci si ingarbugliano sull’equivoco e lentamente si dipanano tra le dita dei personaggi. Ma se queste esili trame, se questo mondo surreale e fantastico, eco lontana di uno splendore teatrale italiano, eclettico equilibrismo sul filo della storia e della tradizione, se queste eteree figure permettono di abbandonarsi a una gioia senza peso e senza tempo, forse in quel preciso istante si ritroverà un briciolo di poesia. Stivalaccio Teatro si occupa di teatro popolare, Commedia dell'Arte, teatro ragazzi e arte di strada. La compagnia si dedica alla diffusione del teatro attraverso la produzione di spettacoli, la formazione e l'organizzazione di festival e rassegne nel solco di un teatro popolare e popolato di persone, di idee, di luci, di sguardi e di storie da raccontare.  Fondata nel 2007, la compagnia ha realizzato spettacoli ospitati all’interno dei maggiori circuiti di distribuzione, festival e teatri nazionali ed esteri. A novembre 2023, al Teatro Gobetti di Torino, la compagnia ha ricevuto il premio ANCT – Associazione Nazionale Critici di Teatro come riconoscimento per il suo lavoro. A febbraio 2024 la compagnia è stata scelta dal Teatro Stabile del Veneto per esibirsi sul palcoscenico del Teatro Goldoni di Venezia nella settimana di celebrazione del carnevale, con Arlecchino muto per spavento. Con lo stesso spettacolo Stivalaccio Teatro è stato ospite nel 2024 al Théâtre Hébertot di Parigi, per

La Stagione di Prosa prosegue con “Arlecchino muto per spavento”, uno spettacolo di Stivalaccio Teatro2026-02-25T18:58:08+01:00

Alessandro Bergonzoni torna al Teatro Donizetti con il suo nuovo spettacolo: “Arrivano i dunque”

La Stagione dei Teatri 2025-2026 Altri Percorsi  Arrivano i Dunque di e con Alessandro Bergonzoni giovedì 5 marzo al Teatro Donizetti   Torna a Bergamo Alessandro Bergonzoni, attore comico, ma non solo, che giovedì 5 marzo al Teatro Donizetti (ore 20.30), nell’ambito della rassegna Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti, presenta Arrivano i Dunque (Avannotti, Sole blu e la storia della giovane Saracinesca), spettacolo nel quale il suo protagonista attraversa come un funambolo le parole con la sua personalissima cifra stilistica. Regia dello stesso Bergonzoni, che firma anche le scene, e di Riccardo Rodolfi. Seguito del fortunatissimo Trascendi e Sali, visto a Bergamo nel 2021, Arrivano i Dunque è un luogo scenico, multifunzionale, dove Bergonzoni prosegue la sua ricerca artistica nei territori che in questi anni lo hanno visto partecipare attivamente in prima persona ad avvenimenti sia artistici che sociali.  E se in questo nuovo spettacolo si vuole trovare un'altra cifra bergonzoniana, insieme ovviamente alla scrittura comica, si deve cercarla nella “Crealtà”, altra sua invenzione, che esplicita, in un pensiero che si fa neologismo, la vera tensione morale di questo artista unico: il tentativo di ricreare una realtà che non solo non basta più ma che possiamo/dobbiamo reinventare giorno per giorno alla ricerca di un futuro di pace assoluta e definitivamente più accogliente fino alle soglie di nuove percezioni e di altri significati. Così lo stesso attore bolognese presenta il suo spettacolo: «Un’asta dei pensieri. Cerco il miglior (s)oferente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari d’uccello o di poeta. Parto dallo sproposito, per la rifusa, con la congiungivite, varco il fraintendere, fino all’unità dismisura, tra arte e sorte, famminghi e piromani, van Gogh e Bangkok, bene e Mahler, sangue fuori mano e stigmate, stigmate e astigmatici, Dalì fino Allah. C’realtà! Lunire all’esistente l’atranuova san(t)itá, nelle nostre avannotti larvate. Grossomodo, seguendo i miei estinti, preganti di continuare a infnire. Mi sono fatto prendere la mano (sposato o salvato dall’annegar?). Il tempo stringe, non è sempre abbraccio, ma corda o lenzuolo. Basta afacciarsi sul percipizio e sentir lindimostrabiliante sciamanumanesimo tradotto in esasperanto. La scenografa “èscatologica”, il sole blu, la giovane saracinesca su (ermetica perché io mistero), altrista in un tealtro ove nulla accade senza tutti. Manca poco? Tanto é inutile? Non per niente tutto chiede!». Alessandro Bergonzoni nasce a Bologna nel 1958. Artista, attore, autore. Quindici spettacoli teatrali al suo attivo e sei libri. Nel cinema: Pinocchio (2001) di Roberto Benigni e Quijotet (2006) di Mimmo Paladino. Da anni scrive Aprimi Cielo sul "Venerdì di Repubblica” e Il pensato del giorno su Robinson, dal 2005 si avvicina al mondo dell’arte esponendo in varie gallerie e musei. Unisce al suo percorso artistico un interesse profondo per temi sociali quali la carcerazione, l'immigrazione, la malattia e la pace tenendo su questi argomenti incontri in vari ambiti. Ha vinto il Premio della Critica 2004/2005, il Premio Hystrio nel 2008 e il Premio UBU nel 2009. Dal 2015 ha presentato in varie Pinacoteche Nazionali l’installazione performativa Tutela dei beni: corpi del (C)reato ad arte

Alessandro Bergonzoni torna al Teatro Donizetti con il suo nuovo spettacolo: “Arrivano i dunque”2026-02-25T18:52:28+01:00

Opera Family: “Rigoletto. Il mistero del teatro”, per la regia di Manuel Renga, arriva domenica 1° marzo al Teatro Sociale

Opera Family  Rigoletto. Il mistero del teatro regia di Manuel Renga domenica 1° marzo al Teatro Sociale   Si intitola Rigoletto. Il mistero del teatro, dal capolavoro di Giuseppe Verdi, l’opera concepita per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni inserita nella Stagione dei Teatri della Fondazione Teatro Donizetti: andrà in scena domenica 1° marzo al Teatro Sociale (ore 17.00), per l’adattamento e la regia di Manuel Renga. Orchestra 1813 diretta da Giulio Arnofi. Scene e costumi di Aurelio Colombo. L’opera è una produzione di AsLiCo, in coproduzione con Bregenzer Festspiele ed è parte del progetto Opera Domani. Durata: 1 ora e 10 minuti senza intervallo. Biglietti: 10 euro, ridotto under 14 5 euro. Lo spettacolo sarà preceduto da un laboratorio (ore 15.30) nel corso del quale il pubblico potrà imparare gli interventi corali che lo renderanno protagonista dell’opera: sul sito del Teatro Donizetti è consultabile il "Kit per lo spettatore". «Rigoletto. Il mistero del teatro racconta come, attraverso il teatro, si possa creare magia: storie meravigliose e pericolose prendono vita con un semplice gioco di luci, proprio come una lucciola illumina il buio», racconta Manuel Renga nelle note di regia, «Siamo negli anni '20. La Compagnia del Duca, un gruppo di teatranti itineranti, porta in scena Rigoletto ogni sera, tra gioie e dolori, vendette e perdoni, fino all'inevitabile incontro con la morte. Con pochi elementi e i segreti del teatro, trasformano ogni palco in un nuovo mondo, dove tutto è finto, ma nulla è falso. Il vecchio attore interpreta Rigoletto, il buffone di corte che, dopo aver schernito Monterone, subisce la sua maledizione. Sua figlia Gilda, desiderosa di libertà, si innamora del Duca, che si finge studente. Ingannata e rapita dai cortigiani, finirà sacrificandosi per amore, lasciando Rigoletto nella disperazione. Per la Compagnia del Duca, ogni replica è un atto di creazione e sacrificio, dove la finzione diventa realtà, e il teatro si conferma un'arte eterna». Nelle mattinate e nei pomeriggi di lunedì 2 e martedì 3 marzo Rigoletto. Il mistero del teatro sarà rappresentata per le scuole: sono attesi 2.272 studenti provenienti da scuole delle province di Bergamo, Brescia e Monza Brianza. Regista e autore teatrale, Manuel Renga ha collaborato con la Fondazione Teatro Donizetti in più occasioni: per Opera Family ha curato le drammaturgie di Chiara o Serafina? Ovvero come Gaetano Donizetti e Felice Romani scrissero, in poco tempo e con non pochi bisticci, un’opera piratesca dai mille finali (2022), Luce di Lammermoor (2023), Don Paquale. Il grande gioco dell’amore (2024), Il furioso Gaetano nell’isola di S. Domingo, ovvero le mirabolanti memorie d’un musicista visionario (2025). Nel novembre 2025, nell’ambito del festival Donizetti Opera, ha firmato la regia de Il furioso nell’isola di S. Domingo.

Opera Family: “Rigoletto. Il mistero del teatro”, per la regia di Manuel Renga, arriva domenica 1° marzo al Teatro Sociale2026-02-23T14:28:41+01:00

La Stagione di Prosa prosegue al Teatro Donizetti con “Il caso Jekyll” per la regia di Sergio Rubini

Il caso Jekyll con Daniele Russo regia di Sergio Rubini Dal 21 febbraio al 1° marzo al Teatro Donizetti   La Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti prosegue con un titolo che rievoca un celebre romanzo che esplora il dualismo tra il bene e il male, Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson, di cui non si contano le trasposizioni per il cinema, la televisione e il teatro.  E un uomo di cinema e teatro, ma anche televisione, come Sergio Rubini firma la regia, nonché l’adattamento del testo originale insieme a Carla Cavalluzzi, de Il caso Jekyll, in programma al Donizetti da sabato 21 febbraio a domenica 1° marzo (lunedì 23 febbraio riposo). Nei panni del protagonista ci sarà Daniele Russo, con Geno Diana e Pierluigi Corallo e con Sergio Del Prete, Angelo Zampieri e Alessia Santalucia. Scene di Gregorio Botta. Costumi di Chiara Aversano. Disegno luci di Salvatore Palladino. Progetto sonoro di Alessio Foglia. Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Marche Teatro e Teatro Stabile di Bolzano. Durata 2 ore senza intervallo. Orari spettacoli: ore 20.30, domenica 22 febbraio e 1° marzo ore 15.30. Prezzi biglietti: da 15 a 45 Euro, ridotti da 12 a 36 Euro. Sergio Rubini presenta così l’idea dello spettacolo nelle sue note di regia: «Partendo dalla considerazione che il celebre romanzo di Stevenson Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde sia un’apologia sulla condizione umana avendo come tema centrale il doppio, che poi è il doppio che alberga in ognuno di noi, abbiamo sviluppato una drammaturgia che avesse una chiave più chiaramente psicanalitica, più vicina a quelle teorie che si svilupparono quasi mezzo secolo dopo la pubblicazione del racconto stevensoniano, e che ebbero il massimo dell’espressione negli approdi scientifici prima di Freud, poi di Jung. Il nostro testo, infatti, spogliato da qualsiasi soluzione allegorica usata da Stevenson e che dà il carattere fantastico a tutta la storia, in testa a tutti la metamorfosi di Jekyll in Hyde attraverso un esperimento chimico, la cosiddetta “pozione”, è piuttosto un viaggio nell’inconscio, nella fattispecie di un famoso luminare della medicina, Henry Jekyll, che ambendo all’individuazione di quelle che sono le cause della malattia mentale, si fa cavia e diventa poi vittima delle sue stesse teorie, tirando fuori dalla caverna del conscio ciò che è a lui stesso nascosto, la sua ombra, il suo Hyde». «Da ciò si evince chiaramente come il racconto da cui siamo partiti, sia in effetti solo d’ispirazione a una storia più vicina ai temi della nostra contemporaneità che offra allo spettatore la possibilità non solo di rispecchiarsi in quelli che sono i pericoli ma anche i piaceri che scaturiscono dalla propria ombra, ma anche di essere uno spunto di riflessione sulla necessità di dialogare col proprio inconscio, portarlo fuori e condividerlo con la collettività nonostante la tendenza della società di reprimere tutto ciò che esca dal canone e che spesso coincide invece con l’autentico, per evitare che la nostra ombra

La Stagione di Prosa prosegue al Teatro Donizetti con “Il caso Jekyll” per la regia di Sergio Rubini2026-02-12T12:19:58+01:00

La Stagione di Altri Percorsi approda al Teatro Donizetti con “Deserance” di Circo Zoé

Deserance uno spettacolo di Circo Zoé Giovedì 19 febbraio al Teatro Donizetti Si definiscono «acrobati, musicisti, filosofi ma prima di tutto sognatori, creatori, visionari e temerai»: sono i componenti della compagnia internazionale, ma con radici a Bergamo, Circo Zoé, che giovedì 19 febbraio portano al Teatro Donizetti (ore 20.30) lo spettacolo Deserance, una delle sette tappe di Altri Percorsi, la rassegna della Fondazione Teatro Donizetti dedicata al teatro di ricerca. Sul palcoscenico: Simone Benedetti, Anouck Blanchet, Adrien Fretard, Maria Reis, Chiara Sicoli e Gael Manipoud. Musiche di Jean Stengel e Diego Zanoli. Canto Irene Geninatti. Produzione Circo Zoè, coproduzione Théâtre + Cinéma Scène Nationale du Grand Narbonne, Teatro Asioli Correggio, Le Pôle La Seyne sur Mer. Durata 1 ora e 30 minuti senza intervallo. Biglietti: intero 25 Euro, ridotto 20 Euro «Deserance- come annota la stessa compagnia - risveglia l’archetipo del viaggio. L’intima e disperata ricerca di far aderire ciò che pensiamo e desideriamo alla vulnerabilità delle nostre esperienze. I corpi raccontano la solitudine dell’unicità, l’abbandono delle proprie difese attraverso l’incontro con l’altro, sospeso e vertiginoso come un valzer a due, la primordiale appartenenza di un tutto quando dal magma dei corpi emerge l’affermazione di sé. La voce, attraverso un repertorio di musica antica, conduce e guida come Caronte i viaggiatori alla ricerca della loro storia personale attraverso la quale cercano le origini di un sospiro vitale. Il canto, nella sua espressione più formale rappresentata dalla voce lirica, si libera attraverso il dialogo con sonorità contemporanee che animano e sostengono il percorso». «Deserance è un incubatore di stati d’animo raccolti in una parola. Prende forma attraverso la pluralità dei significati che contiene, un insieme di identità e di visioni che assumono un senso specifico solo se insieme. Il desiderio è il motore che parte dal corpo, viscerale, in un certo senso innato. Un’urgenza creativa necessaria per tenere vivo il sentimento che giustifica una scelta di vita sempre al limite con sé stessi. Deserance contiene in sé l’erranza, padrona assoluta della vita della Compagnia. Indomabile e incontrollabile movimento che da sempre conduce viandanti e pellegrini alla ricerca di un senso, di una finalità immanente. Uno stato di probabile inquietudine che si rinnova, si interroga sul cambiamento profondo delle proprie scelte e volontà. Ed infine la resistenza, quell’io sacrificato che tanto trova spazio sulla scena ma che nel quotidiano è compromesso e subordinato al collettivo. Quella resistenza, inoltre, agli eventi esterni o interni che con ciclicità richiedono conferma e riaffermazione della scelta». La compagnia Circo Zoé si è formata attraverso una rete di conoscenze ed amicizie legate dalla passione per lo spettacolo ed in particolare per il circo. I primi incontri sono avvenuti nell’ambito del sociale e del teatro di strada proprio a Bergamo; i contatti si sono poi allargati a Torino, alla Scuola di Cirko Vertigo, e in seguito all’Académie Fratellini a Parigi. Nel 2012 ha debuttato con il suo primo spettacolo Zoé al Teatro Astra di Torino. Da lì una tournée internazionale che li ha portati al Festival Karacena in

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Le Lezioni di Storia 2026 si concludono sabato 14 febbraio con Paolo Nori e San Pietroburgo

San Pietroburgo e le avanguardie con Paolo Nori Sabato 14 febbraio 2026 al Teatro Donizetti ultimo incontro   Sabato 14 febbraio alle ore 11, al Teatro Donizetti, si conclude la terza edizione delle Lezioni di Storia organizzate dalla Fondazione Teatro Donizetti in collaborazione con Editori Laterza e con il sostegno di BCC Oglio e Serio. Lo stimolante viaggio tra le Capitali culturali, che in precedenza ha fatto tappa ad Atene, Venezia, Costantinopoli e Roma, approda a San Pietroburgo, culla all’inizio del secolo scorso di seminali avanguardie artistiche. Ne parlerà lo scrittore e traduttore Paolo Nori, profondo conoscitore della cultura russa, finalista al Premio Strega 2025.   Cultura e letteratura russe hanno trovato a San Pietroburgo un terreno particolarmente fertile, dando i natali in pochi decenni dalla sua fondazione agli inizi del XVIII secolo a un susseguirsi vertiginoso di scrittori autori di romanzi straordinari. Dal poema fondativo della cultura russa, Eugenio Onegin di Aleksandr Sergeevič Puškin, ai capolavori di Dostoevskij, Gogol, Tolstoj, Lermontov per arrivare, appunto, alle avanguardie del secolo scorso. Paolo Nori è il narratore ideale per raccontare la San Pietroburgo della Rivoluzione d’Ottobre con uno sguardo originalissimo, oltre che con uno stile sorprendente e unico, che fa soprattutto risaltare le risonanze che quel mondo continua ad avere oggi. Paolo Nori vive a Casalecchio di Reno ed è autore di numerosi libri. Tra le sue pubblicazioni: I russi sono matti. Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991 (Torino 2021, nuova edizione 2022); Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Milano, 2021) e Vi avverto che vivo per l’ultima volta (Milano, 2023) e Chiudo la porta e urlo (Milano, 2024), finalista al Premio Strega 2025. Per Laterza è autore di Siam poi gente delicata. Bologna Parma, novanta chilometri (2007), Baltica 9. Guida ai misteri d’oriente (con D. Benati, 2008), Le parole senza le cose (2016), Una notte al museo russo (2024).

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Dal 7 al 15 febbraio arriva al Teatro Donizetti Lella Costa con “Lisistrata”, per la regia di Serena Sinigaglia

Lisistrata con Lella Costa regia di Serena Sinigaglia Dal 7 al 15 febbraio al Teatro Donizetti Prima Nazionale della nuova versione dello spettacolo   Lisistrata, uno dei titoli più attesi della Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti, è in arrivo a Bergamo nel principale teatro cittadino da sabato 7 a domenica 15 febbraio, per ben nove repliche continuative. Lo spettacolo, che ha come interprete principale Lella Costa, attrice amatissima dal pubblico bergamasco e non solo, è stato rappresentato con grande successo la scorsa estate al Teatro Greco di Siracusa e ora viene proposto in una nuova versione in occasione di una lunga tournée nazionale che prende avvio proprio dal Teatro Donizetti. La regia è di Serena Sinigaglia, che ha curato anche l’adattamento del testo di Aristofane, tradotto da Nicola Cadoni, insieme a Emanuele Alrovandi. Accanto a Lella Costa saranno in palcoscenico Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini.   Giovedì 12 febbraio alle ore 18.00 presso la Sala Musica “Tremaglia” del Teatro Donizetti è previsto un incontro con la stessa Lella Costa e con la compagnia. Coordina Maria Grazia Panigada, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi.   Scritta da Aristofane nel V secolo a.C., Lisistrata è una delle più celebri commedie dell’antichità, ma la sua forza satirica e il suo messaggio restano sorprendentemente attuali. Alla base, c’è un presupposto terribilmente serio: la guerra, la distruzione continua e ciclica dell’umanità, che sembra non trovare mai una fine. Lisistrata non è solo una commedia. È una provocazione, un atto di ribellione travestito da risata. L’eroina di Aristofane ha la statura di una figura tragica, determinata a riportare la vita dove regna la morte, l’amore dove impera l’odio. In un’epoca come la nostra, segnata da nuovi conflitti e vecchie tensioni, la sua voce torna a farsi sentire con prepotente urgenza. Sulle tematiche di Lisistrata sono in corso numerosi progetti formativi promossi dalla Fondazione Teatro Donizetti che stanno coinvolgendo oltre 1.000 allievi delle scuole secondarie. Osserva Serena Sinigaglia nelle note di regia della sua Lisistrata: «Capita raramente nel nostro mondo contemporaneo di poter dare tempo, continuità, insomma durata, ad un percorso. Tutto viene consumato alla velocità della luce, in un vortice produttivo, almeno in apparenza, inarrestabile. Ecco perché questa Lisistrata rappresenta per me e per il cast e i collaboratori la preziosa occasione di proseguire un percorso, di approfondirlo, di trasformarlo nel tempo. Dopo la felice e straordinaria esperienza dell'allestimento estivo per il Teatro Greco di Siracusa, la sfida che si poneva era riuscire a farne uno spettacolo di giro, capace di adattarsi ad ogni spazio. Cosa togliere e cosa tenere? Il Teatro Greco di Siracusa è unico al mondo: 5.000 spettatori, un anfiteatro all'aperto di rara e antica bellezza. Dovevo andare al cuore, alla sintesi del lavoro svolto. Nei temi e nelle forme. Partiamo dai temi che la commedia affronta con la forza esilarante del riso e del paradosso. Lisistrata è la commedia classica che più di ogni altra leva la sua voce contro la guerra, mostrandone il lato

Dal 7 al 15 febbraio arriva al Teatro Donizetti Lella Costa con “Lisistrata”, per la regia di Serena Sinigaglia2026-02-02T14:40:52+01:00

LEZIONI DI STORIA 2026: la città protagonista del prossimo appuntamento sarà “Roma, città degli dèi”

LEZIONI DI STORIA 2026 Capitali culturali Roma, città degli dèi con Maurizio Bettini Sabato 7 febbraio 2026 al Teatro Donizetti   Dopo Atene, Venezia e Costantinopoli, il viaggio tra le Capitali culturali della terza edizione di Lezioni di Storia, rassegna organizzata dalla Fondazione Teatro Donizetti in collaborazione con Editori Laterza e con il sostegno di BCC Oglio e Serio, fa tappa a Roma, “La città degli dèi”. Sabato 7 febbraio alle ore 11.00 è infatti previsto l’incontro con Maurizio Bettini, docente di Filologia classica all'università di Siena, che offrirà uno spaccato dell’antica Roma dalla prospettiva di autentico laboratorio religioso. Introduce l’incontro il giornalista Max Pavan, responsabile dell’informazione di Bergamo TV. L’intervento di Maurizio Bettini parte da lontano, da Giove, Giunone, Venere, che oggi si possono ancora “vedere” nelle splendide forme delle statue che adornano i musei; ma sono ormai solo opere d’arte, non vivi oggetti di culto. Eppure, queste figure così letterarie e figurative furono un tempo, prima dell’avvento del cristianesimo, divinità potenti, onorate a Roma da rituali solenni. Soprattutto, però, la concezione che i Romani ebbero della religione - un sistema complesso e profondamente integrato nella vita civile - ha ancora molte cose da insegnare alla cultura moderna. Rileggere oggi la religione romana non significa guardare al passato con nostalgia, ma interrogarsi su ciò che essa può ancora insegnare: il valore del limite, del rito e della comunità come fondamenti di convivenza. Maurizio Bettini, classicista e scrittore, è direttore del Centro Antropologia e Mondo antico dell’Università di Siena. Dal 1992 al 2018 ha tenuto seminari presso il Department of Classics della University of California at Berkeley, nel 2017-2018 in qualità di Sather Professor. È stato più volte Directeur d’Études associé presso l’École des Hautes Études di Parigi e ha insegnato al Collège de France. Il suo principale campo di studi è costituito dalla riflessione antropologica sulla cultura greca e romana, spesso in rapporto con l'esperienza della modernità. Tra gli ultimi volumi pubblicati, ricordiamo Homo sum. Essere umani nel mondo antico (Torino 2019); Hai sbagliato foresta. Il furore dell’identità (Bologna, 2020); Il sapere mitico (a cura di, (Torino, 2021); Roma città della parola, (Torino, 2022); Chi ha paura dei Greci e dei Romani? (Torino, 2023); Per un punto Orfeo perse la cappa (Bologna, 2024); Arrogante umanità. Miti classici e riscaldamento globale (Torino, 2025). Le Lezioni di Storia si concluderanno il 14 febbraio con Paolo Nori, che riandrà con la memoria e con le parole alla San Pietroburgo della Rivoluzione d’Ottobre: una fucina di novità, un fermento irripetibile che, nella commistione tra la nuova ideologia socialista e le avanguardie artistiche, irradierà tutta Europa.

LEZIONI DI STORIA 2026: la città protagonista del prossimo appuntamento sarà “Roma, città degli dèi”2026-01-30T18:46:45+01:00
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