Michela Gerosa

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La Stagione di Prosa prosegue con “Arlecchino muto per spavento”, uno spettacolo di Stivalaccio Teatro

Fondazione Teatro Donizetti Stagione di Prosa 2025-2026  Arlecchino muto per spavento uno spettacolo di Stivalaccio Teatro dal 7 al 15 marzo al Teatro Donizetti Arlecchino, la maschera più popolare della Commedia dell’Arte, è in arrivo al Teatro Donizetti, dove da sabato 7 a domenica 15 marzo va in scena lo spettacolo della compagnia Stivalaccio Teatro Arlecchino muto per spavento, nell’ambito della Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti. Lo spettacolo è ispirato al canovaccio Arlequin muet par crainte di Luigi Riccoboni e si avvale del soggetto originale e della regia di Marco Zoppello. In scena: Sara Allevi, Katiuscia Bonato, Marie Coutance, Matteo Cremon, Michele Mori, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Maria Luisa Zaltron e Marco Zoppello. Uno dei canovacci più rappresentati nella Parigi dei primi del Settecento, viene riproposto per la prima volta in epoca moderna dalla compagnia veneta Stivalaccio Teatro: Il muto per spavento rappresenta un grande omaggio alla Commedia dell’Arte e all’abilità tutta italiana del fare di necessità virtù. 1716: dopo circa quindici anni di esilio forzato i Comici Italiani tornano finalmente a essere protagonisti del teatro parigino e lo fanno con una compagnia di tutto rispetto. Luigi Riccoboni in arte Lelio, capocomico della troupe, si circonda dei migliori interpreti dello stivale tra cui, per la prima volta in Francia, l’Arlecchino vicentino Tommaso Visentini (nomen omen), pronto a sostituire lo scomparso e amato Evaristo Gherardi. Ma il Visentini non parlava la lingua francese, mancanza imperdonabile per il pubblico della capitale. Ed è qui che emerge il genio di Riccoboni nell’inventare un originale canovaccio dove il servo bergamasco diviene muto… per spavento! Arlecchino muto per spavento è uno spettacolo dove gioco, invenzione, amore, paura e dramma si mescolano tra le smorfie inamovibili delle maschere. Dove gli intrecci si ingarbugliano sull’equivoco e lentamente si dipanano tra le dita dei personaggi. Ma se queste esili trame, se questo mondo surreale e fantastico, eco lontana di uno splendore teatrale italiano, eclettico equilibrismo sul filo della storia e della tradizione, se queste eteree figure permettono di abbandonarsi a una gioia senza peso e senza tempo, forse in quel preciso istante si ritroverà un briciolo di poesia. Stivalaccio Teatro si occupa di teatro popolare, Commedia dell'Arte, teatro ragazzi e arte di strada. La compagnia si dedica alla diffusione del teatro attraverso la produzione di spettacoli, la formazione e l'organizzazione di festival e rassegne nel solco di un teatro popolare e popolato di persone, di idee, di luci, di sguardi e di storie da raccontare.  Fondata nel 2007, la compagnia ha realizzato spettacoli ospitati all’interno dei maggiori circuiti di distribuzione, festival e teatri nazionali ed esteri. A novembre 2023, al Teatro Gobetti di Torino, la compagnia ha ricevuto il premio ANCT – Associazione Nazionale Critici di Teatro come riconoscimento per il suo lavoro. A febbraio 2024 la compagnia è stata scelta dal Teatro Stabile del Veneto per esibirsi sul palcoscenico del Teatro Goldoni di Venezia nella settimana di celebrazione del carnevale, con Arlecchino muto per spavento. Con lo stesso spettacolo Stivalaccio Teatro è stato ospite nel 2024 al Théâtre Hébertot di Parigi, per

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Alessandro Bergonzoni torna al Teatro Donizetti con il suo nuovo spettacolo: “Arrivano i dunque”

La Stagione dei Teatri 2025-2026 Altri Percorsi  Arrivano i Dunque di e con Alessandro Bergonzoni giovedì 5 marzo al Teatro Donizetti   Torna a Bergamo Alessandro Bergonzoni, attore comico, ma non solo, che giovedì 5 marzo al Teatro Donizetti (ore 20.30), nell’ambito della rassegna Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti, presenta Arrivano i Dunque (Avannotti, Sole blu e la storia della giovane Saracinesca), spettacolo nel quale il suo protagonista attraversa come un funambolo le parole con la sua personalissima cifra stilistica. Regia dello stesso Bergonzoni, che firma anche le scene, e di Riccardo Rodolfi. Seguito del fortunatissimo Trascendi e Sali, visto a Bergamo nel 2021, Arrivano i Dunque è un luogo scenico, multifunzionale, dove Bergonzoni prosegue la sua ricerca artistica nei territori che in questi anni lo hanno visto partecipare attivamente in prima persona ad avvenimenti sia artistici che sociali.  E se in questo nuovo spettacolo si vuole trovare un'altra cifra bergonzoniana, insieme ovviamente alla scrittura comica, si deve cercarla nella “Crealtà”, altra sua invenzione, che esplicita, in un pensiero che si fa neologismo, la vera tensione morale di questo artista unico: il tentativo di ricreare una realtà che non solo non basta più ma che possiamo/dobbiamo reinventare giorno per giorno alla ricerca di un futuro di pace assoluta e definitivamente più accogliente fino alle soglie di nuove percezioni e di altri significati. Così lo stesso attore bolognese presenta il suo spettacolo: «Un’asta dei pensieri. Cerco il miglior (s)oferente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari d’uccello o di poeta. Parto dallo sproposito, per la rifusa, con la congiungivite, varco il fraintendere, fino all’unità dismisura, tra arte e sorte, famminghi e piromani, van Gogh e Bangkok, bene e Mahler, sangue fuori mano e stigmate, stigmate e astigmatici, Dalì fino Allah. C’realtà! Lunire all’esistente l’atranuova san(t)itá, nelle nostre avannotti larvate. Grossomodo, seguendo i miei estinti, preganti di continuare a infnire. Mi sono fatto prendere la mano (sposato o salvato dall’annegar?). Il tempo stringe, non è sempre abbraccio, ma corda o lenzuolo. Basta afacciarsi sul percipizio e sentir lindimostrabiliante sciamanumanesimo tradotto in esasperanto. La scenografa “èscatologica”, il sole blu, la giovane saracinesca su (ermetica perché io mistero), altrista in un tealtro ove nulla accade senza tutti. Manca poco? Tanto é inutile? Non per niente tutto chiede!». Alessandro Bergonzoni nasce a Bologna nel 1958. Artista, attore, autore. Quindici spettacoli teatrali al suo attivo e sei libri. Nel cinema: Pinocchio (2001) di Roberto Benigni e Quijotet (2006) di Mimmo Paladino. Da anni scrive Aprimi Cielo sul "Venerdì di Repubblica” e Il pensato del giorno su Robinson, dal 2005 si avvicina al mondo dell’arte esponendo in varie gallerie e musei. Unisce al suo percorso artistico un interesse profondo per temi sociali quali la carcerazione, l'immigrazione, la malattia e la pace tenendo su questi argomenti incontri in vari ambiti. Ha vinto il Premio della Critica 2004/2005, il Premio Hystrio nel 2008 e il Premio UBU nel 2009. Dal 2015 ha presentato in varie Pinacoteche Nazionali l’installazione performativa Tutela dei beni: corpi del (C)reato ad arte

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Opera Family: “Rigoletto. Il mistero del teatro”, per la regia di Manuel Renga, arriva domenica 1° marzo al Teatro Sociale

Opera Family  Rigoletto. Il mistero del teatro regia di Manuel Renga domenica 1° marzo al Teatro Sociale   Si intitola Rigoletto. Il mistero del teatro, dal capolavoro di Giuseppe Verdi, l’opera concepita per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni inserita nella Stagione dei Teatri della Fondazione Teatro Donizetti: andrà in scena domenica 1° marzo al Teatro Sociale (ore 17.00), per l’adattamento e la regia di Manuel Renga. Orchestra 1813 diretta da Giulio Arnofi. Scene e costumi di Aurelio Colombo. L’opera è una produzione di AsLiCo, in coproduzione con Bregenzer Festspiele ed è parte del progetto Opera Domani. Durata: 1 ora e 10 minuti senza intervallo. Biglietti: 10 euro, ridotto under 14 5 euro. Lo spettacolo sarà preceduto da un laboratorio (ore 15.30) nel corso del quale il pubblico potrà imparare gli interventi corali che lo renderanno protagonista dell’opera: sul sito del Teatro Donizetti è consultabile il "Kit per lo spettatore". «Rigoletto. Il mistero del teatro racconta come, attraverso il teatro, si possa creare magia: storie meravigliose e pericolose prendono vita con un semplice gioco di luci, proprio come una lucciola illumina il buio», racconta Manuel Renga nelle note di regia, «Siamo negli anni '20. La Compagnia del Duca, un gruppo di teatranti itineranti, porta in scena Rigoletto ogni sera, tra gioie e dolori, vendette e perdoni, fino all'inevitabile incontro con la morte. Con pochi elementi e i segreti del teatro, trasformano ogni palco in un nuovo mondo, dove tutto è finto, ma nulla è falso. Il vecchio attore interpreta Rigoletto, il buffone di corte che, dopo aver schernito Monterone, subisce la sua maledizione. Sua figlia Gilda, desiderosa di libertà, si innamora del Duca, che si finge studente. Ingannata e rapita dai cortigiani, finirà sacrificandosi per amore, lasciando Rigoletto nella disperazione. Per la Compagnia del Duca, ogni replica è un atto di creazione e sacrificio, dove la finzione diventa realtà, e il teatro si conferma un'arte eterna». Nelle mattinate e nei pomeriggi di lunedì 2 e martedì 3 marzo Rigoletto. Il mistero del teatro sarà rappresentata per le scuole: sono attesi 2.272 studenti provenienti da scuole delle province di Bergamo, Brescia e Monza Brianza. Regista e autore teatrale, Manuel Renga ha collaborato con la Fondazione Teatro Donizetti in più occasioni: per Opera Family ha curato le drammaturgie di Chiara o Serafina? Ovvero come Gaetano Donizetti e Felice Romani scrissero, in poco tempo e con non pochi bisticci, un’opera piratesca dai mille finali (2022), Luce di Lammermoor (2023), Don Paquale. Il grande gioco dell’amore (2024), Il furioso Gaetano nell’isola di S. Domingo, ovvero le mirabolanti memorie d’un musicista visionario (2025). Nel novembre 2025, nell’ambito del festival Donizetti Opera, ha firmato la regia de Il furioso nell’isola di S. Domingo.

Opera Family: “Rigoletto. Il mistero del teatro”, per la regia di Manuel Renga, arriva domenica 1° marzo al Teatro Sociale2026-02-23T14:28:41+01:00

La Stagione di Prosa prosegue al Teatro Donizetti con “Il caso Jekyll” per la regia di Sergio Rubini

Il caso Jekyll con Daniele Russo regia di Sergio Rubini Dal 21 febbraio al 1° marzo al Teatro Donizetti   La Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti prosegue con un titolo che rievoca un celebre romanzo che esplora il dualismo tra il bene e il male, Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson, di cui non si contano le trasposizioni per il cinema, la televisione e il teatro.  E un uomo di cinema e teatro, ma anche televisione, come Sergio Rubini firma la regia, nonché l’adattamento del testo originale insieme a Carla Cavalluzzi, de Il caso Jekyll, in programma al Donizetti da sabato 21 febbraio a domenica 1° marzo (lunedì 23 febbraio riposo). Nei panni del protagonista ci sarà Daniele Russo, con Geno Diana e Pierluigi Corallo e con Sergio Del Prete, Angelo Zampieri e Alessia Santalucia. Scene di Gregorio Botta. Costumi di Chiara Aversano. Disegno luci di Salvatore Palladino. Progetto sonoro di Alessio Foglia. Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Marche Teatro e Teatro Stabile di Bolzano. Durata 2 ore senza intervallo. Orari spettacoli: ore 20.30, domenica 22 febbraio e 1° marzo ore 15.30. Prezzi biglietti: da 15 a 45 Euro, ridotti da 12 a 36 Euro. Sergio Rubini presenta così l’idea dello spettacolo nelle sue note di regia: «Partendo dalla considerazione che il celebre romanzo di Stevenson Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde sia un’apologia sulla condizione umana avendo come tema centrale il doppio, che poi è il doppio che alberga in ognuno di noi, abbiamo sviluppato una drammaturgia che avesse una chiave più chiaramente psicanalitica, più vicina a quelle teorie che si svilupparono quasi mezzo secolo dopo la pubblicazione del racconto stevensoniano, e che ebbero il massimo dell’espressione negli approdi scientifici prima di Freud, poi di Jung. Il nostro testo, infatti, spogliato da qualsiasi soluzione allegorica usata da Stevenson e che dà il carattere fantastico a tutta la storia, in testa a tutti la metamorfosi di Jekyll in Hyde attraverso un esperimento chimico, la cosiddetta “pozione”, è piuttosto un viaggio nell’inconscio, nella fattispecie di un famoso luminare della medicina, Henry Jekyll, che ambendo all’individuazione di quelle che sono le cause della malattia mentale, si fa cavia e diventa poi vittima delle sue stesse teorie, tirando fuori dalla caverna del conscio ciò che è a lui stesso nascosto, la sua ombra, il suo Hyde». «Da ciò si evince chiaramente come il racconto da cui siamo partiti, sia in effetti solo d’ispirazione a una storia più vicina ai temi della nostra contemporaneità che offra allo spettatore la possibilità non solo di rispecchiarsi in quelli che sono i pericoli ma anche i piaceri che scaturiscono dalla propria ombra, ma anche di essere uno spunto di riflessione sulla necessità di dialogare col proprio inconscio, portarlo fuori e condividerlo con la collettività nonostante la tendenza della società di reprimere tutto ciò che esca dal canone e che spesso coincide invece con l’autentico, per evitare che la nostra ombra

La Stagione di Prosa prosegue al Teatro Donizetti con “Il caso Jekyll” per la regia di Sergio Rubini2026-02-12T12:19:58+01:00

La Stagione di Altri Percorsi approda al Teatro Donizetti con “Deserance” di Circo Zoé

Deserance uno spettacolo di Circo Zoé Giovedì 19 febbraio al Teatro Donizetti Si definiscono «acrobati, musicisti, filosofi ma prima di tutto sognatori, creatori, visionari e temerai»: sono i componenti della compagnia internazionale, ma con radici a Bergamo, Circo Zoé, che giovedì 19 febbraio portano al Teatro Donizetti (ore 20.30) lo spettacolo Deserance, una delle sette tappe di Altri Percorsi, la rassegna della Fondazione Teatro Donizetti dedicata al teatro di ricerca. Sul palcoscenico: Simone Benedetti, Anouck Blanchet, Adrien Fretard, Maria Reis, Chiara Sicoli e Gael Manipoud. Musiche di Jean Stengel e Diego Zanoli. Canto Irene Geninatti. Produzione Circo Zoè, coproduzione Théâtre + Cinéma Scène Nationale du Grand Narbonne, Teatro Asioli Correggio, Le Pôle La Seyne sur Mer. Durata 1 ora e 30 minuti senza intervallo. Biglietti: intero 25 Euro, ridotto 20 Euro «Deserance- come annota la stessa compagnia - risveglia l’archetipo del viaggio. L’intima e disperata ricerca di far aderire ciò che pensiamo e desideriamo alla vulnerabilità delle nostre esperienze. I corpi raccontano la solitudine dell’unicità, l’abbandono delle proprie difese attraverso l’incontro con l’altro, sospeso e vertiginoso come un valzer a due, la primordiale appartenenza di un tutto quando dal magma dei corpi emerge l’affermazione di sé. La voce, attraverso un repertorio di musica antica, conduce e guida come Caronte i viaggiatori alla ricerca della loro storia personale attraverso la quale cercano le origini di un sospiro vitale. Il canto, nella sua espressione più formale rappresentata dalla voce lirica, si libera attraverso il dialogo con sonorità contemporanee che animano e sostengono il percorso». «Deserance è un incubatore di stati d’animo raccolti in una parola. Prende forma attraverso la pluralità dei significati che contiene, un insieme di identità e di visioni che assumono un senso specifico solo se insieme. Il desiderio è il motore che parte dal corpo, viscerale, in un certo senso innato. Un’urgenza creativa necessaria per tenere vivo il sentimento che giustifica una scelta di vita sempre al limite con sé stessi. Deserance contiene in sé l’erranza, padrona assoluta della vita della Compagnia. Indomabile e incontrollabile movimento che da sempre conduce viandanti e pellegrini alla ricerca di un senso, di una finalità immanente. Uno stato di probabile inquietudine che si rinnova, si interroga sul cambiamento profondo delle proprie scelte e volontà. Ed infine la resistenza, quell’io sacrificato che tanto trova spazio sulla scena ma che nel quotidiano è compromesso e subordinato al collettivo. Quella resistenza, inoltre, agli eventi esterni o interni che con ciclicità richiedono conferma e riaffermazione della scelta». La compagnia Circo Zoé si è formata attraverso una rete di conoscenze ed amicizie legate dalla passione per lo spettacolo ed in particolare per il circo. I primi incontri sono avvenuti nell’ambito del sociale e del teatro di strada proprio a Bergamo; i contatti si sono poi allargati a Torino, alla Scuola di Cirko Vertigo, e in seguito all’Académie Fratellini a Parigi. Nel 2012 ha debuttato con il suo primo spettacolo Zoé al Teatro Astra di Torino. Da lì una tournée internazionale che li ha portati al Festival Karacena in

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Le Lezioni di Storia 2026 si concludono sabato 14 febbraio con Paolo Nori e San Pietroburgo

San Pietroburgo e le avanguardie con Paolo Nori Sabato 14 febbraio 2026 al Teatro Donizetti ultimo incontro   Sabato 14 febbraio alle ore 11, al Teatro Donizetti, si conclude la terza edizione delle Lezioni di Storia organizzate dalla Fondazione Teatro Donizetti in collaborazione con Editori Laterza e con il sostegno di BCC Oglio e Serio. Lo stimolante viaggio tra le Capitali culturali, che in precedenza ha fatto tappa ad Atene, Venezia, Costantinopoli e Roma, approda a San Pietroburgo, culla all’inizio del secolo scorso di seminali avanguardie artistiche. Ne parlerà lo scrittore e traduttore Paolo Nori, profondo conoscitore della cultura russa, finalista al Premio Strega 2025.   Cultura e letteratura russe hanno trovato a San Pietroburgo un terreno particolarmente fertile, dando i natali in pochi decenni dalla sua fondazione agli inizi del XVIII secolo a un susseguirsi vertiginoso di scrittori autori di romanzi straordinari. Dal poema fondativo della cultura russa, Eugenio Onegin di Aleksandr Sergeevič Puškin, ai capolavori di Dostoevskij, Gogol, Tolstoj, Lermontov per arrivare, appunto, alle avanguardie del secolo scorso. Paolo Nori è il narratore ideale per raccontare la San Pietroburgo della Rivoluzione d’Ottobre con uno sguardo originalissimo, oltre che con uno stile sorprendente e unico, che fa soprattutto risaltare le risonanze che quel mondo continua ad avere oggi. Paolo Nori vive a Casalecchio di Reno ed è autore di numerosi libri. Tra le sue pubblicazioni: I russi sono matti. Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991 (Torino 2021, nuova edizione 2022); Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Milano, 2021) e Vi avverto che vivo per l’ultima volta (Milano, 2023) e Chiudo la porta e urlo (Milano, 2024), finalista al Premio Strega 2025. Per Laterza è autore di Siam poi gente delicata. Bologna Parma, novanta chilometri (2007), Baltica 9. Guida ai misteri d’oriente (con D. Benati, 2008), Le parole senza le cose (2016), Una notte al museo russo (2024).

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Dal 7 al 15 febbraio arriva al Teatro Donizetti Lella Costa con “Lisistrata”, per la regia di Serena Sinigaglia

Lisistrata con Lella Costa regia di Serena Sinigaglia Dal 7 al 15 febbraio al Teatro Donizetti Prima Nazionale della nuova versione dello spettacolo   Lisistrata, uno dei titoli più attesi della Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti, è in arrivo a Bergamo nel principale teatro cittadino da sabato 7 a domenica 15 febbraio, per ben nove repliche continuative. Lo spettacolo, che ha come interprete principale Lella Costa, attrice amatissima dal pubblico bergamasco e non solo, è stato rappresentato con grande successo la scorsa estate al Teatro Greco di Siracusa e ora viene proposto in una nuova versione in occasione di una lunga tournée nazionale che prende avvio proprio dal Teatro Donizetti. La regia è di Serena Sinigaglia, che ha curato anche l’adattamento del testo di Aristofane, tradotto da Nicola Cadoni, insieme a Emanuele Alrovandi. Accanto a Lella Costa saranno in palcoscenico Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini.   Giovedì 12 febbraio alle ore 18.00 presso la Sala Musica “Tremaglia” del Teatro Donizetti è previsto un incontro con la stessa Lella Costa e con la compagnia. Coordina Maria Grazia Panigada, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi.   Scritta da Aristofane nel V secolo a.C., Lisistrata è una delle più celebri commedie dell’antichità, ma la sua forza satirica e il suo messaggio restano sorprendentemente attuali. Alla base, c’è un presupposto terribilmente serio: la guerra, la distruzione continua e ciclica dell’umanità, che sembra non trovare mai una fine. Lisistrata non è solo una commedia. È una provocazione, un atto di ribellione travestito da risata. L’eroina di Aristofane ha la statura di una figura tragica, determinata a riportare la vita dove regna la morte, l’amore dove impera l’odio. In un’epoca come la nostra, segnata da nuovi conflitti e vecchie tensioni, la sua voce torna a farsi sentire con prepotente urgenza. Sulle tematiche di Lisistrata sono in corso numerosi progetti formativi promossi dalla Fondazione Teatro Donizetti che stanno coinvolgendo oltre 1.000 allievi delle scuole secondarie. Osserva Serena Sinigaglia nelle note di regia della sua Lisistrata: «Capita raramente nel nostro mondo contemporaneo di poter dare tempo, continuità, insomma durata, ad un percorso. Tutto viene consumato alla velocità della luce, in un vortice produttivo, almeno in apparenza, inarrestabile. Ecco perché questa Lisistrata rappresenta per me e per il cast e i collaboratori la preziosa occasione di proseguire un percorso, di approfondirlo, di trasformarlo nel tempo. Dopo la felice e straordinaria esperienza dell'allestimento estivo per il Teatro Greco di Siracusa, la sfida che si poneva era riuscire a farne uno spettacolo di giro, capace di adattarsi ad ogni spazio. Cosa togliere e cosa tenere? Il Teatro Greco di Siracusa è unico al mondo: 5.000 spettatori, un anfiteatro all'aperto di rara e antica bellezza. Dovevo andare al cuore, alla sintesi del lavoro svolto. Nei temi e nelle forme. Partiamo dai temi che la commedia affronta con la forza esilarante del riso e del paradosso. Lisistrata è la commedia classica che più di ogni altra leva la sua voce contro la guerra, mostrandone il lato

Dal 7 al 15 febbraio arriva al Teatro Donizetti Lella Costa con “Lisistrata”, per la regia di Serena Sinigaglia2026-02-02T14:40:52+01:00

LEZIONI DI STORIA 2026: la città protagonista del prossimo appuntamento sarà “Roma, città degli dèi”

LEZIONI DI STORIA 2026 Capitali culturali Roma, città degli dèi con Maurizio Bettini Sabato 7 febbraio 2026 al Teatro Donizetti   Dopo Atene, Venezia e Costantinopoli, il viaggio tra le Capitali culturali della terza edizione di Lezioni di Storia, rassegna organizzata dalla Fondazione Teatro Donizetti in collaborazione con Editori Laterza e con il sostegno di BCC Oglio e Serio, fa tappa a Roma, “La città degli dèi”. Sabato 7 febbraio alle ore 11.00 è infatti previsto l’incontro con Maurizio Bettini, docente di Filologia classica all'università di Siena, che offrirà uno spaccato dell’antica Roma dalla prospettiva di autentico laboratorio religioso. Introduce l’incontro il giornalista Max Pavan, responsabile dell’informazione di Bergamo TV. L’intervento di Maurizio Bettini parte da lontano, da Giove, Giunone, Venere, che oggi si possono ancora “vedere” nelle splendide forme delle statue che adornano i musei; ma sono ormai solo opere d’arte, non vivi oggetti di culto. Eppure, queste figure così letterarie e figurative furono un tempo, prima dell’avvento del cristianesimo, divinità potenti, onorate a Roma da rituali solenni. Soprattutto, però, la concezione che i Romani ebbero della religione - un sistema complesso e profondamente integrato nella vita civile - ha ancora molte cose da insegnare alla cultura moderna. Rileggere oggi la religione romana non significa guardare al passato con nostalgia, ma interrogarsi su ciò che essa può ancora insegnare: il valore del limite, del rito e della comunità come fondamenti di convivenza. Maurizio Bettini, classicista e scrittore, è direttore del Centro Antropologia e Mondo antico dell’Università di Siena. Dal 1992 al 2018 ha tenuto seminari presso il Department of Classics della University of California at Berkeley, nel 2017-2018 in qualità di Sather Professor. È stato più volte Directeur d’Études associé presso l’École des Hautes Études di Parigi e ha insegnato al Collège de France. Il suo principale campo di studi è costituito dalla riflessione antropologica sulla cultura greca e romana, spesso in rapporto con l'esperienza della modernità. Tra gli ultimi volumi pubblicati, ricordiamo Homo sum. Essere umani nel mondo antico (Torino 2019); Hai sbagliato foresta. Il furore dell’identità (Bologna, 2020); Il sapere mitico (a cura di, (Torino, 2021); Roma città della parola, (Torino, 2022); Chi ha paura dei Greci e dei Romani? (Torino, 2023); Per un punto Orfeo perse la cappa (Bologna, 2024); Arrogante umanità. Miti classici e riscaldamento globale (Torino, 2025). Le Lezioni di Storia si concluderanno il 14 febbraio con Paolo Nori, che riandrà con la memoria e con le parole alla San Pietroburgo della Rivoluzione d’Ottobre: una fucina di novità, un fermento irripetibile che, nella commistione tra la nuova ideologia socialista e le avanguardie artistiche, irradierà tutta Europa.

LEZIONI DI STORIA 2026: la città protagonista del prossimo appuntamento sarà “Roma, città degli dèi”2026-01-30T18:46:45+01:00

La Stagione di Altri Percorsi prosegue dal 5 al 7 febbraio con “Il fu Mattia Pascal”. In scena Giorgio Marchesi

Fondazione Teatro Donizetti La Stagione dei Teatri 2025-2026 Altri Percorsi   Il fu Mattia Pascal dal romanzo di Luigi Pirandello con Giorgio Marchesi Dal 5 al 7 febbraio al Teatro Sociale   Altri Percorsi, la rassegna della Fondazione Teatro Donizetti dedicata al teatro di ricerca, incrementa le repliche in occasione de Il fu Mattia Pascal: lo spettacolo tratto dal romanzo di Luigi Pirandello, portato in scena da Giorgio Marchesi, avrà infatti cinque rappresentazioni al Teatro Sociale nelle giornate del 5 e 6 febbraio (matinèe, ore 10.30, e serale, ore 20.30) e nella mattinata del 7 febbraio (ore 10.30). L’attore bergamasco ne firma sia l’adattamento sia, insieme a Simonetta Solder, la regia. Il fu Mattia Pascal, scritto e pubblicato nel 1904, è stato il primo romanzo di grande successo di Luigi Pirandello: la versione teatrale di Giorgio Marchesi trasuda energia e ironia partendo dalla frase dello stesso Pirandello "Posso dire che da allora ho fatto il gusto a ridere di tutte le mie sciagure e di ogni mio tormento". «Sono state proprio le parole che Pirandello fa dire al suo protagonista a suggerirci la chiave per raccontare le vicende di Mattia Pascal», commenta l’attore nelle note di regia, «Abbiamo voluto sperimentare un linguaggio che potesse essere accessibile e appetibile a tutti, anche e soprattutto alle nuove generazioni. Con l’obiettivo di allontanarci dalla visione polverosa erroneamente associata ad alcuni capolavori letterari, abbiamo scelto un punto di vista vitale, dinamico e divertito di questo “caso davvero strano”. Insieme a Raffaele Toninelli, che ha creato una drammaturgia musicale sul testo, abbiamo dato vita a un’atmosfera non realistica. Non abbiamo voluto ambientare il testo precisamente nei primi anni del secolo scorso, abbiamo preferito traslarlo e trascinarlo lungo il ‘900 per assecondare la contemporaneità dei temi trattati nell’opera: il rapporto con la propria identità, oggi moltiplicata dai tanti “profili” di cui ormai ci serviamo quotidianamente per comunicare sui social. Ma anche la rinascita, dopo lo sconvolgimento delle nostre vite durante la pandemia». Da qui «è nata l’idea di proporre al pubblico la storia di Mattia Pascal e Adriano Meis concedendoci la libertà di giocare con questi due personaggi e sottolineando l’umorismo presente nel testo, pur lasciando intatto lo stile e il linguaggio originali. Perché un testo, anche se un classico, rimane un pre-testo per comunicare col pubblico. E visto il momento storico, meglio farlo con leggerezza», conclude Giorgio Marchesi. Al termine di ognuna delle cinque repliche, è previsto un incontro con Giorgio Marchesi, coordinato da Maria Grazia Panigada, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi.

La Stagione di Altri Percorsi prosegue dal 5 al 7 febbraio con “Il fu Mattia Pascal”. In scena Giorgio Marchesi2026-01-27T12:16:14+01:00

La Stagione di Opera&Concerti si chiude con “Carmen” di Bizet nell’allestimento a cura di OperaLombardia

A conclusione della sezione Opera&Concerti della Stagione dei Teatri 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti va in scena, venerdì 30 gennaio alle ore 20.00 e domenica 1° febbraio alle ore 15.30, uno dei titoli operistici in assoluto più amati dal grande pubblico: Carmen. Il capolavoro di Georges Bizet verrà rappresentato nel nuovo allestimento dei Teatri di OperaLombardia (Grande di Brescia, Ponchielli di Cremona, Fraschini di Pavia, Sociale di Como, Donizetti di Bergamo), realizzato in occasione della ricorrenza dei 150 anni dalla prima rappresentazione, in coproduzione con il Teatro Comunale “Pavarotti-Freni” di Modena, il Teatro Municipale di Piacenza, il Teatro “Dante Alighieri” di Ravenna. Con la regia di Stefano Vizioli, la direzione musicale di Sergio Alapont, specialista del repertorio francese nell’occasione alla guida dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, le scene di Emanuele Sinisi, i costumi di Annamaria Heinreich e le luci di Vincenzo Raponi, questa nuova edizione di Carmen si avvale di un cast artistico di primordine. Nel ruolo della protagonista si alterneranno Emanuela Pascu e Emilia Rukavina, mentre Roberto Aronica vestirà i panni di Don José, condividendoli con il tenore Joseph Dahdah. Rocio Faus e Alessia Merepeza daranno vita a turno al personaggio di Micaëla e Gianluca Failla sarà Escamillo. Completano il cast le voci di Aoxue Zhu (Mercédès), Soraya Mencid (Frasquita), Paolo Ingrasciotta (Moralès), Nicola Ciancio (Zuniga), William Allione (Dancairo) ed Enrico Iviglia (Remendado). Coro OperaLombardia diretto da Diego Maccagnola. Coro di voci bianche I Piccoli Musici diretto da Mario Mora. L’opera sarà cantata in lingua originale con sovratitolazione in italiano. Giovedì 29 gennaio alle ore 18, presso la Sala della Musica “M. Tremaglia” del Teatro Donizetti, le due rappresentazioni saranno precedute da un incontro dal titolo: Il Pericolo N. 1: la Donna! Ossessioni e possessioni di un maschio in Carmen di Bizet Relatori: Paolo Fabbri e Livio Aragona del centro Studi Donizettiani della Fondazione Teatro Donizetti. Selezione iconografica a cura di Clelia Epis e Maurizio Merisio. Ingresso libero con prenotazione su Eventbrite Rappresentata sulle scene di tutto il mondo e le cui arie sono immediatamente riconoscibili sia da melomani quanto da neofiti – si pensi a L'amour est un oiseau rebelle (Habanera) – Carmen è un’opera simbolica della ricerca della libertà di amare, raffigurazione plastica della violenza di genere che scaturisce da una passione travolgente. L’opera fu inizialmente poco apprezzata e trovò fortuna solo dopo la morte del suo compositore: il debutto della prima parigina del 3 marzo 1875 all'Opéra-Comique, non raccolse infatti il favore del pubblico, scandalizzato dalla vicenda scabrosa raccontata, ma dopo qualche mese a Vienna – purtroppo dopo che il suo autore era venuto prematuramente a mancare – trovò finalmente il successo che la rese immortale nella storia della musica. Per Stefano Vizioli quella dei Teatri di OperaLombardia è la sua prima Carmen da regista: «Pur avendola suonata spesso quando ero accompagnatore al pianoforte, non sono mai entrato, nemmeno come assistente alla regia, nelle dinamiche sceniche di una partitura così complessa. Quindi personalmente vivo un incontro con una vecchia amica, e al tempo stesso il panico davanti ad un mistero insoluto

La Stagione di Opera&Concerti si chiude con “Carmen” di Bizet nell’allestimento a cura di OperaLombardia2026-01-28T11:38:41+01:00
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