DONIZETTI ACADEMY 2026
Linea di confine
Cento ragazze e ragazzi hanno debuttato oggi attorno al tema della sicurezza sul palcoscenico del Teatro Donizetti di Bergamo con uno spettacolo interamente ideato da loro, guidati dalla regia e drammaturgia di Silvia Briozzo, con le scene di Alberto Allegretti e la formazione musicale di Mariagrazia Mercaldo
500 studenti delle scuole superiori di Bergamo e provincia sono stati impegnati in mattinata negli 11 laboratori sui mestieri dello spettacolo per poi applaudire calorosamente i compagni in scena
Il progetto è stato ideato e coordinato dal settore Donizetti Education della Fondazione Teatro Donizetti, in collaborazione con Fondazione Dalmine ETS
Oggi, giovedì 21 maggio 2026, è stata una giornata straordinaria per 600 studenti e studentesse delle scuole superiori di Bergamo e provincia. Undici laboratori esperienziali sui mestieri del teatro e il debutto dello spettacolo collettivo Linea di confine per riflettere sui temi della sicurezza e della consapevolezza relazionale.
Il Teatro Donizetti è diventato, così, un grande laboratorio diffuso per le nuove generazioni grazie alla Donizetti Academy 2026, progetto educativo innovativo che apre le porte del teatro alle scuole superiori del territorio e lo trasforma in uno spazio di scoperta, partecipazione e crescita.
L’iniziativa, nata dalla sinergia tra la Fondazione Teatro Donizetti e la Fondazione Dalmine ETS, si propone di intrecciare cultura teatrale, educazione e riflessione sui temi caldi del presente, offrendo ai ragazzi un percorso pratico e coinvolgente, fuori dall’ordinario.
La mattinata si è, quindi, avviata con undici laboratori, da 30 minuti ciascuno, suddivisi in tre categorie – Opera e Teatro, Pensieri e parole, Sicurezza – distribuiti negli spazi più autentici e spesso nascosti del Teatro Donizetti, tra sottopalco, sale prova, Sale Nobili, Ridotto Gavazzeni e Donizetti Studio.
Gli studenti hanno avuto l’opportunità unica di scegliere e frequentare ciascuno tre proposte di workshop, una per categoria, guidati da professionisti del settore, per entrare in contatto diretto con discipline artistiche e tecniche, oltre a percorsi dedicati alla creatività, alla comunicazione e all’organizzazione, alla consapevolezza di sé e al tema della sicurezza, affrontato poi anche nello spettacolo finale.
Il percorso “Opera e Teatro” ha proposto di scoprire i segreti della voce in ambito corale con pillole di musica pop (Voce in capitolo!), cimentarsi nella direzione d’orchestra (Prova a essere un direttore/una direttrice d’orchestra), esplorare il lavoro amministrativo e gestionale del dietro le quinte (Il teatro alla scrivania) o sporcarsi le mani nel sottopalco con gli oggetti di scena (Dietro alle quinte. Attrezzeria di scena e tecnica della doratura).
L’ambito “Sicurezza” ha proposto laboratori curati dagli esperti di Fondazione Dalmine per riflettere sull’evoluzione della sicurezza sul lavoro tramite enigmi, tra matematica e programmazione (Sicuri nel tempo), grafica e comunicazione efficace (Occhio alla sicurezza) e un confronto consapevole tra ieri e oggi (Più sicuri!).
“Pensieri e parole” ha aperto spazi di riflessione dedicati alla consapevolezza di sé, all’ascolto del corpo e alle dinamiche relazionali, dall’individuazione delle “red flags” nei rapporti di coppia (Red flags nelle relazioni: riconoscerle per conoscersi) al teatro corporeo (Theatre is not a safe place. Laboratorio di teatro sul corpo), all’analisi del linguaggio dell’opera per scoprire e capire le nostre emozioni, relazioni, amicizie e amori (Manifesti Melomani), fino alla scrittura creativa per contrastare gli haters con la forza espressiva sui social ispirandosi all’arte giapponese (Social Kintsugi), laboratorio quest’ultimo ideato in collaborazione con la Rete scolastica provinciale di contrasto al bullismo e al cyberbullismo di Bergamo.
“Donizetti Academy rappresenta una pietra miliare nel nostro percorso di apertura verso le nuove generazioni”, ha dichiarato Massimo Boffelli, direttore generale della Fondazione Teatro Donizetti. “Trasformare il Teatro Donizetti in un ambiente educativo vivo, dove 600 ragazzi possono imparare attraverso il fare e scoprire i complessi meccanismi del dietro le quinte di uno spettacolo, è un’opportunità straordinaria. Esperienze come questa sono fondamentali per i giovani: non solo perché li avvicinano ai mestieri e alla cultura teatrale, ma perché offrono loro uno spazio sicuro di crescita personale, di confronto e di sviluppo di una coscienza critica su temi cruciali come la sicurezza e le relazioni. Il teatro non è un luogo polveroso o un tempio in cui temere di entrare, ma un luogo vivo di incontro, confronto ed espressione, in cui le nuove generazioni possono e devono sentirsi protagoniste”.
Manuel Tonolini, direttore Fondazione Dalmine: “Fondazione Dalmine, insieme a Fondazione Teatro Donizetti, ha messo in campo le proprie competenze per dare vita a un progetto educativo capace di intrecciare cultura industriale, arti sceniche e formazione civica. Una collaborazione che valorizza due patrimoni complementari – quello industriale e quello artistico – mettendoli al servizio della crescita delle nuove generazioni. Da sempre siamo impegnati nella promozione della cultura del lavoro e della sicurezza, della memoria industriale e dell’educazione alla cittadinanza attiva. In partnership con Fondazione Teatro Donizetti, grazie alla partecipazione di 600 ragazzi delle scuole, abbiamo ampliato questo impegno, creando un ponte tra storia, tecnologia e linguaggi teatrali. La scuola diventa così il punto d’incontro tra questi mondi, uno spazio dove immaginare insieme nuove forme di consapevolezza.”
E lo spettacolo finale Linea di confine ha fatto alzare il sipario su una vera e propria creazione collettiva in cinque atti, nata dal lavoro svolto durante l’intero anno scolastico dagli studenti di cinque istituti superiori della bergamasca, insieme a professionisti della scena: Ente di formazione professionale Sacra Famiglia, Istituto Betty Ambiveri, I.S.I.S. M. Mamoli, Liceo Linguistico G. Falcone e Liceo Artistico “Giacomo e Pio Manzù”.
Ogni quadro è ispirato a storie quotidiane, che le ragazze e i ragazzi adolescenti vivono ogni giorno fuori e dentro la scuola: storie di crescita, esclusione e accettazione, di sé e dell’altro, di vocazione, ascolto, talento e condivisione. Cinque atti brevi coordinati dalla visione registica e drammaturgica di Silvia Briozzo, con le scene di Alberto Allegretti e la formazione musicale della Maestra del Coro Mariagrazia Mercaldo.
Su tutte, al centro della scena come un’opera d’arte, ha dominato un grande meccanismo fatto di ingranaggi dorati a evocare metaforicamente la fabbrica, con i suoi valori di ingegno, cooperazione e trasmissione dell’energia da un componente all’altro, perché solo collaborando, nel rispetto delle regole e degli spazi nostri e degli altri, si possono generare opere grandiose.
Il segreto? Trovare ciascuno di noi la nostra “linea di confine” che ci permetta, nell’armonia del gruppo, di esprimere al meglio i nostri talenti e dare voce alle emozioni, più autentiche e profonde.
Il risultato? Da standing ovation.















