Stagione di Prosa 2025-2026

 Lungo viaggio verso la notte
con Gabriele Lavia e Federica Di Martino
dall’11 al 19 aprile al Teatro Donizetti

Dopo il tuffo nella commedia dell’arte con Arlecchino muto per spavento della compagnia Stivalaccio Teatro, la Stagione di Prosa 2025-2026 della Fondazione Teatro Donizetti apre, nella sua varietà di proposte, una finestra sul miglior teatro americano, ospitando nel principale teatro cittadino, da sabato 11 a domenica 19 aprile, Lungo viaggio verso la notte, capolavoro del drammaturgo statunitense Eugene O’Neill. A portarlo in scena saranno una delle colonne portanti del teatro italiano, Gabriele Lavia, che ne firma anche la regia, e Federica di Martino, coadiuvati sul palcoscenico da Jacopo Venturiero, Ian Gualdani e da Beatrice Ceccherini.

Giovedì 16 aprile 2026, presso la Sala Musica del Teatro Donizetti, alle ore 18.00, è previsto un incontro intorno allo spettacolo con Gabriele Lavia e la compagnia. Coordina Maria Grazia Panigada, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi.

Lungo viaggio verso la notte è considerato – insieme a Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller e a Un tram chiamato desiderio di Tennessee Wiliams – uno dei massimi capolavori del teatro statunitense del XX secolo. Scritto da Eugene O’Neill tra il 1941 e il 1942, fu rappresentato per la prima volta a Stoccolma nel 1956 e vinse il Premio Pulitzer l’anno successivo, dopo la morte dell’autore. Sidney Lumet ne diresse il primo adattamento cinematografico nel 1962, con Katharine Hepburn e Ralph Richardson. Ambientato nel 1912, il dramma, potente e struggente, racconta una giornata della famiglia Tyrone, tra conflitti, dipendenze e segreti dolorosi. Gabriele Lavia e Federica Di Martino portano in scena questa opera-confessione, “un viaggio all’indietro” nella vita di O’Neill, precipizio impietoso nell’amarezza di un fallimento senza riscatto.

Lo stesso Gabriele Lavia scrive nelle note di regia: «La casa-prigione della “famigliaccia” che O’Neill ci racconta, in fondo, è proprio casa sua. E qui sta il cammino tortuoso di una possibile messa-in-scena-viaggio di quest’opera, davvero amara, scritta da O’Neill ormai vicino alla morte per fare “un viaggio all’indietro” nella sua vita. Un viaggio impietoso dentro l’amarezza di un fallimento senza riscatto. Le vite degli uomini sono fatte di tenerezza e violenza. Di Amore e disprezzo. Comprensione e rigetto. Di famiglia e della sua rovina».