Roberto Devereux
Tragedia lirica in tre atti di Salvadore Cammarano
Musica di Gaetano Donizetti
Prima esecuzione: Napoli, Real Teatro di San Carlo, 28 ottobre 1837
Edizione critica a cura di Julia Lockhart © Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Teatro Donizetti
Cast
Direttore Riccardo Frizza
Regia Stephen Langridge
Scene e costumi Katie Davenport
Luci Peter Mumford
Regia Animazione Pupazzo Poppy Franziska
Assistente alla regia Katerina Petsatodi
Elisabetta Jessica Pratt
Il duca di Nottingham Simone Piazzola
Sara Raffaella Lupinacci
Roberto Devereux John Osborn
Lord Cecil David Astorga
Sir Gualtiero Raleigh Ignas Melnikas*
Un famigliare di Nottingham e Un Cavaliere Fulvio Valenti
*Allievo della Bottega Donizetti
Mimo Luca Maino
Burattinai per Animazione Pupazzo Noemi Giannico, Matteo Moglianesi
Orchestra Donizetti Opera
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro Salvo Sgrò
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti in coproduzione con il Teatro Sociale di Rovigo
L'opera in breve
Londra, «nel cadere del secolo XVI». Elisabetta I si sente trascurata da Roberto Devereux, conte di Essex, di cui è perdutamente innamorata. Due consiglieri della regina, Lord Cecil e Raleigh, nemici di Essex, le chiedono che questi sia accusato di tradimento per il suo clemente comportamento nella guerra contro la Spagna. Elisabetta riceve Roberto, che si mostra freddo e riservato. Anche il duca di Nottingham è turbato dalla tristezza della moglie Sara che, non visto, ha scorto ricamare una sciarpa azzurra: si confida quindi con Essex, ignorando che l’amico è a sua volta innamorato di Sara. In un appuntamento notturno con la donna, Essex la rimprovera di aver sposato Nottingham; Sara gli rinfaccia invece di portare al dito un anello donatogli dalla regina, come pegno di grazia in caso di condanna. Come dono d’addio, Essex consegna a Sara l’anello di Elisabetta e Sara gli porge la sciarpa.
Nel frattempo, il parlamento ha condannato Essex, nonostante l’appassionata difesa di Nottingham, cui tocca darne notizia alla regina. Nottingham chiede la grazia per l’amico; Elisabetta gli mostra allora la sciarpa trovata nel palazzo di Essex durante la perquisizione. Scoperta la verità, Nottingham chiede di potersi battere in duello con l’ex amico, che viene invece imprigionato nella Torre di Londra.
Nel palazzo di Nottingham, Sara riceve una lettera di Essex che la informa di essere stato condannato a morte e che Elisabetta potrà graziarlo solo se le sarà portato l’anello. Ma Nottingham obbliga Sara a mostrargli la lettera e, sentendosi doppiamente tradito, dalla moglie e dall’amico, ordina che la donna sia confinata in casa. Mentre nella sua cella Essex attende la grazia, nel palazzo di Westminster Elisabetta è preda di dubbi e rimorsi: non vuole che Essex muoia, anche se amasse un’altra donna. Finalmente arriva Sara con l’anello, ma è troppo tardi: il cannone tuona per informare che la sentenza è stata eseguita. Furiosa, Elisabetta maledice Sara, quando arriva Nottingham a informarla di aver deliberatamente ritardato la consegna dell’anello. Elisabetta promette a entrambi il supplizio; poi, nel delirio, crede di vedere lo spettro di Essex, annuncia la sua prossima morte e la sua abdicazione e, crollando esanime con l’anello alle labbra, dichiara Giacomo Stuart nuovo re d’Inghilterra.


















