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Nella Parigi del primo Novecento vive e, nonostante qualche annetto, si diverte ancora il gentiluomo Honoré Lachaille, fido consigliere del suo ricco e raffinato nipote Gaston, che, annoiato dalla vita, dal lusso, dalle tante donne, passa molto del suo tempo a casa di Madame Alvarez, da lui chiamata affettuosamente “Mamita”, con la quale vive la nipote Gilberte, soprannominata Gigì, una spensierata e precoce adolescente.
Mamita è molto protettiva e attenta verso la ragazza perché l’ha cresciuta lei. Mamita, seguendo la tradizione di famiglia, manda Gigì dalla raffinata sorella Alicia per essere educata come cortigiana e farle imparare le buone maniere. Per zia Alicia l’amore e la ricchezza sono una sicurezza per il futuro della nipote Gigì. La ragazza, inizialmente, non capisce perché le viene fatto imparare tutto questo ed è impacciata e disinteressata. Le piace di più passare il suo tempo giocando a carte con Gaston che, battuto, deve mantenere la promessa di portare la ragazza e la nonna al mare. Una volta al mare, Gigì e Gaston passano molto tempo insieme mentre Honoré e Mamita ricordano dolcemente i loro tempi passati quando erano fidanzati. Una volta ritornati dalla breve vacanza, Gigì riprende la sua vita infelice dalla zia. Un giorno Gaston, vedendo Gigì elegantissima con un meraviglioso abito che ne fa una signora, la prende in giro dicendole che così vestita è solo ridicola e se ne va in malo modo, salvo poi ritornare e chiedere a Gigì di andare con lui a prendere un tè per farsi perdonare, ma Mamita non è d’accordo. Infatti quell’atto potrebbe danneggiare la reputazione futura di Gigì. Gaston, quindi, vaga infuriato per le strade di Parigi e, rendendosi conto di essersi innamorato perdutamente di Gigì, torna da lei e le chiede di sposarlo, promettendole una vita piena di agi e di lusso. Gigì in un primo tempo rifiuta, ma poi, rendendosi conto che vivrebbe una vita infelice senza di lui, perché innamorata anch’essa, alla fine accetta.
E qui forse la storia potrebbe essere finita, ma…

«Gigì è l’omonimo famoso racconto di Colette trasportato in musical dagli stessi autori di My Fair Lady (A. J. Lerner e F. Loewe) e coperto da una miriade di riconoscimenti, tra cui nove premi Oscar. La storia è dolce e romantica, piena di buoni sentimenti e di arguta ironia. Gigì è una ragazza parigina allegra e spensierata, ma destinata a diventare una cortigiana. Gaston è, invece, un annoiato e giovane viveur, che conduce una vita gaudente fra locali alla moda e belle donne, che però non lo divertono quanto la spontaneità e l’ingenuità di Gigì. La nonna e la zia di Gigì riescono alla fine a trasformarla in una ragazza raffinata, ma Gaston rimpiange la vecchia Gigì. Quindi tutto finito? No, vivere con la nuova Gigì vuol dire comunque vivere sempre con la sua Gigì. E vissero felici e contenti.
A sessant’anni dalla nascita di questo musical (1958) ho pensato di riportarlo in Italia (a Broadway il suo revival è un grande successo) e per la prima volta nella sua versione originale valorizzando (finalmente) lo spartito di Gigì: una partitura raffinata, gradevole, allegra e orecchiabile e mai banale: Loewe, con poche pennellate musicali, ci riporta con straordinaria arguzia alle atmosfere parigine di primo ‘900. Altro punto di forza di questo musical è il lusso dell’ambientazione e lo sfarzo dei costumi, che sicuramente non mancherà in questa edizione, in una rielaborazione immaginifica e con quel tocco di classe che sottolinea da tempo le nostre produzioni. Ma il lavoro non si è fermato ad una elegante messa in scena, bensì a valorizzare quelle che sono, a mio parere, i veri punti di forza di questo musical: lo sviluppo e l’evoluzione dei personaggi e le tante, spettacolari scene di massa. Questa Gigì vorrei dunque che fosse, anche per voi, come respirare una boccata di aria pura».

Corrado Abbati