“Uno nessuno centomila” di Luigi Pirandello con Enrico Lo Verso inaugura giovedì 13 dicembre la Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti al Teatro Sociale

“Uno nessuno centomila” di Luigi Pirandello con Enrico Lo Verso inaugura giovedì 13 dicembre la Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti al Teatro Sociale

Avviata con il grande successo di Occident Express e di Ottavia Piccolo la Stagione di Prosa al Creberg, la Fondazione Teatro Donizetti dà ora il via alla Stagione di Prosa al Teatro Sociale di Città Alta. Primo spettacolo in cartellone, da giovedì 13 a sabato 15 dicembre (ore 21), il classico di Pirandello Uno nessuno centomila, nell’interpretazione solitaria di Enrico Lo Verso, con la regia di Alessandra Pizzi. Produzione Ergo Sum. Durata 1 ora e 15 minuti senza intervallo. Data la considerevole richiesta di biglietti, la Fondazione Teatro Donizetti ha previsto per la mattinata di venerdì 14 una replica straordinaria destinata prevalentemente agli studenti.

In Uno nessuno centomila, Enrico Lo Verso, che con questo spettacolo ha ripreso a calcare dopo 10 anni i palcoscenici teatrali, dà corpo e voce a un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”, e ai personaggi del romanzo più celebre di Pirandello, in un allestimento minimale ma mutevole in ogni contesto. Una sorta di seduta psicoterapeutica da cui si viene irrimediabilmente attratti, per affondare le mani nella propria mente, inconsapevoli degli scenari che potrebbero aprirsi.

Acclamato da critica e pubblico, soprattutto dai più giovani, lo spettacolo ha debuttato il 29 luglio del 2016 e sino ad oggi ha collezionato oltre 280 repliche. Nella scorsa stagione ha vinto il Premio Franco Enriquez per la migliore interpretazione e la migliore regia, mentre lo scorso marzo ha ricevuto a Busto Arsizio il “Premio Delia Cajelli per il Teatro”, nell'ambito della Seconda Edizione delle Giornate Pirandelliane.

Definito dall’autore in una lettera autobiografica come “il più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”, Uno nessuno centomila è l’adattamento teatrale della storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita a partire da un dettaglio minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano attorno ad un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità lasciano il posto alla ricerca del Sé autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila, per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporarla, la vita.

«Avrei voluto che Pirandello fosse vivo per mostrargli la grandezza della sua parola, la contemporaneità del suo messaggio più attuale che mai oggi, a 100 anni dalla sua formulazione; per fargli vedere il bisogno impellente del pubblico, necessario, autentico, di approvvigionarsi della conoscenza di sé, di leggere per provare a decodificare quei segni della quotidianità come codici di accesso ai meandri delle proprie emozioni», racconta Alessandra Pizzi, «Mi chiedo ogni sera, osservando il pubblico che, immobile, assiste allo spettacolo, se Pirandello fosse veramente consapevole delle conseguenze che la portata della forza tumultuosa di quella giustapposizione di pensieri, di quella serie, interminabile, di quesiti, della ricerca smaniosa di risposte, avrebbero potuto produrre sul pubblico. O se, come spesso accade, il risultato abbia per davvero superato le intenzioni. Di certo nel suo pensiero -e nella sua opera- c’è la consegna al mondo del fardello della conoscenza che è puro peso per la presa in carica di sé stessi, ma anche leggerezza per la scoperta meravigliosa di quella bellezza che ad ognuno la vita riserva».

«Uno, nessuno e centomila è il romanzo chiave: non in quanto apoteosi o summa del pensiero, ma quanto incipit per un’analisi introspettiva e macroscopica sulle dinamiche esistenziali e socio-culturali della società. Uno, nessuno e centomila “apre”, la mente a riflessioni e a dubbi, il cuore alla ricerca della propria essenza, ma soprattutto apre alla vita, affinché scelga la forma migliore con cui rappresentare l’individuo. Ho raccolto l’eredità di questo pensiero più per dovere che per amore per l’arte. Il dovere di chi fa questo lavoro che è chiamato ad interpretare strumenti di conoscenza inventando specifici linguaggi in modo da renderli accessibili a tutti. Ecco che Uno nessuno centomila, nel riadattamento del testo reso in forma di monologo che ho voluto dargli, diventa il presupposto per un teatro che “informa”, che supera la funzione dell’intrattenimento e diventa pretesto, occasione, spunto, per la conoscenza. E in questo sta il dovere di un drammaturgo, nel trovare un codice per offrire al pubblico l’occasione per superare sé stesso. Poco importa se il pretesto sia una sera a teatro; del resto, Pirandello stesso ci insegna che il pretesto è pur sempre una banalità», conclude il suo pensiero la regista.

2018-11-30T12:22:56+00:00