Anteprima Donizetti Opera 2019: Pietro il Grande, L’Ange de Nisida e Lucrezia Borgia

Anteprima Donizetti Opera 2019: Pietro il Grande, L’Ange de Nisida e Lucrezia Borgia

Nel 2019 il festival cresce e presenta un titolo in più: una rarità per il progetto #donizetti200, una prima assoluta e uno dei titoli più famosi in una nuova edizione critica con Casa Ricordi

Concorso di idee per la Donizetti Night che sarà il 15 giugno 2019

Il progetto di riscoperta donizettiana prosegue a Bergamo con la quarta edizione del Donizetti Opera, festival internazionale dedicato al compositore bergamasco affidato alla direzione artistica di Francesco Micheli. Dal 15 novembre al 1 dicembre 2019 andranno in scena tre titoli di assoluto rilievo: per il ciclo #donizetti200 Pietro il Grande kzar delle Russie (15 e 23 novembre, 1 dicembre), quindi la prima mondiale in forma scenica dell’opera L’ange de Nisida che si credeva perduta (16 e 21 novembre), e infine un capolavoro fra i più amati come Lucrezia Borgia (22, 24 e 30 novembre) nella nuova edizione critica.

Il festival Donizetti Opera 2019 si arricchisce quindi di un terzo titolo operistico e va a coprire un periodo più ampio; rimane identica la formula, ormai consolidata e apprezzata dal pubblico – sempre in crescita, sia locale, sia internazionale – con i titoli operistici che si intrecciano fra loro in tre fine settimana intorno al Dies natalis (29 novembre) e una serie di appuntamenti quotidiani, dalle prove aperte per gli under30, allo spettacolo per i bambini, ai concerti di musica da camera, a quelli dedicati al repertorio sacro, ai recital vocali che comporranno il ricco programma musicale festivaliero.

Il programma festivaliero 2019 dimostra sempre più quanto sia ricco e da riscoprire l’eredità operistica di Donizetti. Quest’ultima è affidata alle cure e alle ricerche della sezione scientifica della Fondazione Teatro Donizetti, diretta da Paolo Fabbri, impegnata costantemente nella sollecitazione della comunità musicologica internazionale per una sempre più approfondita codificazione dell’identità musicale del compositore. In quest’ottica è fondamentale la scelta delle edizioni da eseguire: infatti, con la messa in scena di Lucrezia Borgia(1833), affidata alla bacchetta di Riccardo Frizza – direttore musicale del festival – e nella nuova edizione a cura di Roger Parker e Rosie Ward, riprende anche una fondamentale collaborazione con Casa Ricordi, che da trent’anni porta avanti l’Edizione critica delle Opere di Gaetano Donizetti, prima in accordo con il Comune di Bergamo, oggi con la Fondazione Teatro Donizetti.
Le edizioni degli altri due titoli sono altrettanto interessanti. Per Pietro il Grande kzar delle Russie (1819), la cura è di Maria Chiara Bertieri – frutto delle ricerche promosse dalla Fondazione bergamasca – che si è avvalsa delle due uniche fonti musicali manoscritte giunte sino a noi: la partitura autografa (conservata all’Archivio Storico Ricordi) completa e corrispondente in gran parte al libretto della prima rappresentazione; quindi una copia manoscritta del solo primo atto senza la sinfonia, (conservata al Museo Donizettiano di Bergamo), opera del copista Zamboni, estremamente fedele all’autografo e quindi da esso probabilmente ricavata.

Per L’ange de Nisida – caso di ritrovamento e ricostruzione la cui notizia ha tenuto banco nei mesi scorsi sino all’esecuzione in forma di concerto a luglio a Londra – sarà naturalmente usata l’edizione (Opera Rara/Peters, Lipsia in Italia per Sonzogno) di Candida Mantica, giovane ricercatrice calabrese con un dottorato alla Southhampton University, che ha lavorato per otto anni sui fogli manoscritti alla Bibliothèque Nationale de France di Parigi, sparpagliati in 18 contenitori e senza alcun ordine, nei quali è riuscita a identificare circa 470 pagine manoscritte di Donizetti, grazie anche alla copia di una bozza del libretto dell’opera conservata a Bergamo.

La Donizetti Revolution, cioè l’azione di riscoperta non solo musicologica ma teatrale e biografica del compositore bergamasco portata avanti da Micheli, non si ferma al festival ma si esplicita anche nell’attesissima festa cittadina estiva, la Donizetti Night, che è in programma sabato 15 giugno 2019. Per la quinta Night è stato anche pubblicato un bando che chiama a raccolta artisti, compagnie e associazioni per proporre progetti nuovi da inserire fra gli spettacoli della notte dedicata a Gaetano Donizetti (c’è tempo sino al 10 gennaio 2019 per presentare la propria proposta che può insistere sugli ambiti di ricerca ed espressione più disparati, purché resti il riferimento esplicito alla figura di Gaetano Donizetti; per informazioni e form di partecipazione: teatrodonizetti.it/bandodonizettinight2019).

Le opere in scena

Pietro il Grande kzar delle Russie

Melodramma burlesco in due atti di Gherardo Bevilacqua-Aldobrandini – Musica di Gaetano Donizetti
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro San Samuele, 26 dicembre 1819
Edizione critica a cura di Maria Chiara Bertieri / Fondazione Donizetti
Donizetti Opera: Bergamo 15 e 23 novembre, 1 dicembre 2019

A meno di un anno dal suo debutto come compositore teatrale, il ventiduenne Donizetti fu di nuovo ingaggiato da un teatro veneziano (quello di S. Samuele) per un’opera comica da rappresentarsi nella stagione di carnevale 1820. Autore del libretto affidatogli fu un nobile ferrarese con la passione per il teatro e per l’arte, il marchese Gherardo Bevilacqua Aldobrandini. Scenografo, occasionalmente poeta teatrale (per l’amico Rossini nel 1818 aveva preparato il libretto di Adina) e più tardi disegnatore dal vero di monumenti classici, Bevilacqua confezionò il nuovo testo tenendo presenti la traduzione italiana edita nel 1816 di una commedia di Duval del 1805 (Le menuisier de Livonie), e il recentissimo libretto che Felice Romani ne aveva ricavato per il compositore Giovanni Pacini (Il falegname di Livonia, Milano, teatro alla Scala, primavera 1819). La vicenda riguarda un aneddoto della vita e dei viaggi dello zar Pietro il Grande. Capitato in incognito nella locanda di una regione baltica, ha modo di verificare l’arroganza e l’ingiustizia perpetrate da un alto funzionario ai danni di un onesto falegname. Alla fine non solo raddrizzerà i torti punendo l’indegno Magistrato e riaffermando il principio che la Legge dev’essere uguale per tutti, ma riconoscerà nell’umile lavoratore il fratello scomparso di sua moglie. Su questo libretto il giovane Donizetti costruì una partitura di notevole impegno compositivo. Vi si possono riconoscere chiari modelli rossiniani, ma non mancano passi che già fanno intravvedere soluzioni più spiccatamente personali. La sua riproposta moderna è perciò interessante per più di un motivo: l’efficacia scenica e la piacevolezza musicale, il tipo di teatro che incarna (la commedia con personaggi storici), la nuova luce gettata sugli esordî di Donizetti, la sua interpretazione degli schemi rossiniani dominanti, le prefigurazioni di un proprio stile in via di elaborazione.

L’ange de Nisida

Opera in quattro atti di Alphonse Royer e Gustave Vaez – Musica di Gaetano Donizetti
Edizione a cura di Candida Mantica / Opera Rara – Peters, Lipsia, rappresentante per l’Italia Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano
Donizetti Opera: Bergamo 16 e 21 novembre 2019

Si sapeva che La favorite (1840) aveva un precedente immediato, L’ange de Nisida, che Donizetti aveva scritto per il parigino Théâtre de la Renaissance (1839-1840) ma che non aveva mai raggiunto le scene, dato che quel teatro nel maggio 1840 aveva dovuto sospendere la programmazione per difficoltà finanziarie. Il compositore aveva accantonato quella partitura, senza darle l’ultima mano. Quelle parole e quella musica però non andarono perse, perché di lì a poco confluirono in La favorite, scritta per l’Opéra, dove debuttò il 2 dicembre 1840. Estraendo dalla partitura di La favorite ciò che proveniva dall’Ange, e integrandolo con porzioni scartate ma sopravvissute, la musicologa Candida Mantica ha potuto ricostruire questo titolo della piena maturità donizettiana, che ora giunge finalmente in scena in ‘prima’ assoluta (in forma solo di concerto la si era potuta ascoltare quest’estate a Londra). Ambientato sulla costiera napoletana a fine ‘400, L’ange tratta di un amore scandaloso e adulterino di re Ferdinando d’Aragona, un sovrano cattolico che accarezza l’idea di un ripudio della moglie legittima, ed è minacciato di scomunica dal papa. Con questa storia s’intreccia l’amore che per questa donna nutre un giovane tanto valoroso quanto ingenuo e ignaro. Scoperta la situazione dopo il loro matrimonio, favorito interessatamente dal re, vergogna per il disonore e conflitto tra amore ed espiazione distruggono il giovane. L’ange prende avvio come commedia, e strada facendo incupisce sempre più le sue tinte, fino alla drammatica conclusione. Anche chi conosce La favorite vedrà che non si tratta di una sua prima versione con qualche modifica, ma di un genere di dramma decisamente diverso.

Lucrezia Borgia

Melodramma in un prologo e due atti di Felice Romani dall’omonima tragedia di Victor Hugo
Musica di Gaetano Donizetti
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 26 dicembre 1833

Edizione critica a cura di Roger Parker e Rosie Ward / Casa Ricordi Milano con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Teatro Donizetti
Donizetti Opera: Bergamo 22, 24 e 30 novembre 2019

Il 1833 per Donizetti fu un anno decisamente intrecciato con la storia di Ferrara. Una dopo l’altra musicò e portò al debutto 3 opere consecutive tutte dedicate a vicende della Casa d’Este, che della città emiliana aveva avuto per secoli la signoria: Parisina nella stagione di quaresima della Pergola a Firenze, Torquato Tasso a fine estate al Valle di Roma, Lucrezia Borgia il 26 dicembre alla Scala.

Tra i compositori teatrali, Donizetti è stato uno dei primi ad attingere al filone medievale italiano, e quello che l’ha coltivato con maggior determinazione. Ne trattano ben 7 titoli, concentrati negli anni ’30: Imelda de’ Lambertazzi (Napoli 1830), il citato trittico estense del 1833, Buondelmonte (Napoli 1834), Marino Faliero (Parigi 1835), Pia de’ Tolomei (Venezia 1837). Nel caso di Lucrezia Borgia, va segnalato un altro record. Tratto da un dramma di Victor Hugo di quello stesso 1833, era la prima volta che un testo teatrale di quel contestato autore veniva usato come base per un melodramma italiano. Felice Romani (il librettista) e Donizetti ne raccolsero la drammaturgia rivoluzionaria: l’immoralità della protagonista (ritenuta uno dei personaggi emblematici dei misfatti di quell’epoca storica) riscattata dal senso materno, la mescolanza degli stili invece della loro classica e tradizionale separazione, i tocchi grotteschi. Insomma, per Donizetti e per l’opera italiana fu un indiscutibile tuffo nel gusto romantico più attuale, e un’anticipazione di quasi vent’anni del Rigoletto di Verdi.

2018-11-15T09:52:17+00:00