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Il castello di Kenilworth andò in scena al San Carlo di Napoli il 6 luglio 1829. Il libretto di Tottola faceva riferimento a un romanzo di Walter Scott, Kenilworth (1821), attraverso varie mediazioni, però, che in una certa misura allontanavano quel libretto dalla fonte: la prima era Leicester ou le Château de Kenilworth di Scribe e Auber (1823), la seconda una commedia di Gaetano Barbieri (1824), dalla quale Tottola ricavò anche il titolo in lingua italiana del suo libretto. Da entrambe, Tottola derivò il finale lieto, con il perdono accordato dalla regina Elisabetta all’amato Leicester che aveva sposato in segreto la giovane Amy Robsart (mentre, nel romanzo di Scott, Amy muore per mano del crudele Varney).

Il castello di Kenilworth, prima opera in cui si contrappongono due ruoli femminili, costituisce l’avvio delle opere di soggetto inglese e, dopo Anna Bolena, delle ‘elisabettiane’: Maria Stuarda e Roberto Devereux. Questi tratti anticipatori evidenziano il ruolo che Il castello di Kenilworth ebbe nel traghettamento del teatro donizettiano dal dramma di impronta classicista al dramma romantico, e la definitiva liquidazione del modello rossiniano, che ancora qui mantiene comunque una sua impronta. Sarà il direttore musicale del festival Donizetti Opera, Riccardo Frizza, a guidare un cast di rilievo internazionale e il pubblico alla scoperta di quest’opera “mitica” del compositore bergamasco.

Melodramma di Andrea Leone Tottola

Musica di Gaetano Donizetti