{"id":35136,"date":"2025-01-29T14:06:16","date_gmt":"2025-01-29T13:06:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.teatrodonizetti.it\/?p=35136"},"modified":"2025-01-29T14:06:16","modified_gmt":"2025-01-29T13:06:16","slug":"la-stagione-di-prosa-prosegue-con-lavaro-di-moliere-dall8-al-16-febbraio-al-teatro-donizetti-in-scena-ugo-dighero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.teatrodonizetti.it\/it\/la-stagione-di-prosa-prosegue-con-lavaro-di-moliere-dall8-al-16-febbraio-al-teatro-donizetti-in-scena-ugo-dighero\/","title":{"rendered":"La Stagione di Prosa prosegue con &#8220;L\u2019Avaro&#8221; di Moli\u00e8re dall\u20198 al 16 febbraio al Teatro Donizetti. In scena Ugo Dighero"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 <strong><em>L\u2019Avaro<\/em><\/strong> il prossimo titolo in cartellone della Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti, in programma nel principale teatro cittadino da sabato 8 a domenica 16 febbraio: la celebre commedia di Moli\u00e8re vedr\u00e0 nei panni di Arpagone <strong>Ugo Dighero<\/strong>, attore noto per ruoli comici, gi\u00e0 apprezzatissimo protagonista di opere di Stefano Benni e Dario Fo, che si confronta per la prima volta con un grande classico. Al suo fianco ci saranno: Mariangeles Torres, Fabio Barone, Stefano Dilauro, Cristian Giammarini, Paolo Li Volsi, Elisabetta Mazzullo, Rebecca Redaelli e Luigi Saravo. Quest\u2019ultimo firma la regia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><u>Gioved\u00ec 13 febbraio presso la Sala della Musica \u201cM. Tremaglia\u201d del Teatro Donizetti (ore 18)<br \/>\n<\/u>\u00e8 previsto un incontro sullo spettacolo con Ugo Dighero e la compagnia. Coordina Maria Grazia Panigada, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi.<br \/>\nIngresso libero su prenotazione registrandosi al link Eventbrite pubblicato sul sito del Teatro Donizetti.<\/p>\n<p>Nella commedia di\u00a0<strong>Moli\u00e8re<\/strong>\u00a0si assiste a un epico scontro tra sentimenti e soldi. Il protagonista \u00e8 disposto a sacrificare la felicit\u00e0 dei figli, pur di non dovere fornire loro una dote e anzi acquisire nuove ricchezze attraverso i loro matrimoni. La regia di Saravo ambienta lo spettacolo in una dimensione che rimanda al nostro quotidiano, giostrando riferimenti temporali diversi, dagli smartphone agli abiti anni Settanta agli spot che tormentano Arpagone (la pubblicit\u00e0 \u00e8 il diavolo che potrebbe indurlo nella tentazione di spendere il suo amato denaro). Anche le musiche originali di Paolo Silvestri si muovono su piani diversi, mentre la nuova traduzione di Letizia Russo, fresca e diretta, contribuisce a dare al tutto un ritmo contemporaneo.<\/p>\n<p>\u00abLa narrazione de\u00a0<em>L\u2019Avaro\u00a0<\/em>di Moli\u00e8re ruota attorno a un tema centrale, cui tutti gli altri si riconnettono: il danaro\u00bb, scrive Luigi Saravo nelle note di regia, \u00abIl danaro e la sua conservazione, il suo sperpero, il gioco d\u2019azzardo, l\u2019acquisto di beni e il loro degrado che porta all\u2019acquisto di nuovi beni, i prestiti, gli interessi e i rapporti di potere che dal danaro discendono. Nella nostra contemporaneit\u00e0 orientata al consumo, definita dalla necessit\u00e0 di far circolare il danaro inseguendo una crescita economica infinita, il gesto conservativo e immobilista di Arpagone, dal punto di vista finanziario, ci suona come sovversivo, in netta opposizione alla tirannia consumistica, alla pubblicit\u00e0 che ne \u00e8 motore, e a quella patologia del desiderio che vede nella sostituzione il suo fondamento. Se analizziamo il fulcro del testo, ovvero il conflitto tra Arpagone e il suo entourage, ci troviamo di fronte al conflitto di due visioni economiche: una consumistica di stampo capitalistico novecentesco e una, relativamente nuova, conservativa, che si oppone al consumo e si orienta alla conservazione dei beni, al loro riutilizzo, al loro scambio e, infine, alla protezione di essi, primi tra tutti quei beni definiti come \u201cbeni naturali\u201d. Non vogliamo dire che Arpagone sia un eroe positivo, che sia mosso da una spinta ideologica, ma, senz\u2019altro, che con la sua attitudine si ponga chiaramente in opposizione all\u2019economia capitalistica novecentesca e pi\u00f9 in linea con la visione conservativa\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIntorno a lui si muovono gli altri personaggi, apparentemente vittime della sua tirannia, ma, in realt\u00e0, figure votate a ideali ben riconoscibili in questo slittamento di contesto. Queste figure lamentano la loro prigionia, la loro sottomissione forzata alle volont\u00e0 di Arpagone, ma in realt\u00e0 sono sottomesse soprattutto al vincolo economico che le lega a lui, potenzialmente capaci di sottrarsi a quella tirannia abbandonando la casa e gli averi promessi da eredit\u00e0 e salari.<br \/>\nE in ultimo, per dirla con Voltaire: gli uomini odiano coloro che chiamano avari solo perch\u00e9 non ne possono cavar nulla\u00bb, conclude Luigi Saravo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 L\u2019Avaro il prossimo titolo in cartellone della Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti, in programma nel principale teatro cittadino da sabato 8 a domenica 16 febbraio: la celebre commedia di Moli\u00e8re vedr\u00e0 nei panni di Arpagone Ugo Dighero, attore noto per ruoli comici, gi\u00e0 apprezzatissimo protagonista di opere di Stefano Benni e Dario Fo, che si confronta per la prima volta con un grande classico. Al suo fianco ci saranno: Mariangeles Torres, Fabio Barone, Stefano Dilauro, Cristian Giammarini, Paolo Li Volsi, Elisabetta Mazzullo, Rebecca Redaelli e Luigi Saravo. Quest\u2019ultimo firma la regia. Gioved\u00ec 13 febbraio presso la Sala della Musica \u201cM. Tremaglia\u201d del Teatro Donizetti (ore 18) \u00e8 previsto un incontro sullo spettacolo con Ugo Dighero e la compagnia. Coordina Maria Grazia Panigada, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi. Ingresso libero su prenotazione registrandosi al link Eventbrite pubblicato sul sito del Teatro Donizetti. Nella commedia di\u00a0Moli\u00e8re\u00a0si assiste a un epico scontro tra sentimenti e soldi. Il protagonista \u00e8 disposto a sacrificare la felicit\u00e0 dei figli, pur di non dovere fornire loro una dote e anzi acquisire nuove ricchezze attraverso i loro matrimoni. La regia di Saravo ambienta lo spettacolo in una dimensione che rimanda al nostro quotidiano, giostrando riferimenti temporali diversi, dagli smartphone agli abiti anni Settanta agli spot che tormentano Arpagone (la pubblicit\u00e0 \u00e8 il diavolo che potrebbe indurlo nella tentazione di spendere il suo amato denaro). Anche le musiche originali di Paolo Silvestri si muovono su piani diversi, mentre la nuova traduzione di Letizia Russo, fresca e diretta, contribuisce a dare al tutto un ritmo contemporaneo. \u00abLa narrazione de\u00a0L\u2019Avaro\u00a0di Moli\u00e8re ruota attorno a un tema centrale, cui tutti gli altri si riconnettono: il danaro\u00bb, scrive Luigi Saravo nelle note di regia, \u00abIl danaro e la sua conservazione, il suo sperpero, il gioco d\u2019azzardo, l\u2019acquisto di beni e il loro degrado che porta all\u2019acquisto di nuovi beni, i prestiti, gli interessi e i rapporti di potere che dal danaro discendono. Nella nostra contemporaneit\u00e0 orientata al consumo, definita dalla necessit\u00e0 di far circolare il danaro inseguendo una crescita economica infinita, il gesto conservativo e immobilista di Arpagone, dal punto di vista finanziario, ci suona come sovversivo, in netta opposizione alla tirannia consumistica, alla pubblicit\u00e0 che ne \u00e8 motore, e a quella patologia del desiderio che vede nella sostituzione il suo fondamento. Se analizziamo il fulcro del testo, ovvero il conflitto tra Arpagone e il suo entourage, ci troviamo di fronte al conflitto di due visioni economiche: una consumistica di stampo capitalistico novecentesco e una, relativamente nuova, conservativa, che si oppone al consumo e si orienta alla conservazione dei beni, al loro riutilizzo, al loro scambio e, infine, alla protezione di essi, primi tra tutti quei beni definiti come \u201cbeni naturali\u201d. 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