{"id":25538,"date":"2023-11-15T10:24:51","date_gmt":"2023-11-15T09:24:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.teatrodonizetti.it\/?p=25538"},"modified":"2023-11-15T10:26:40","modified_gmt":"2023-11-15T09:26:40","slug":"lucie-de-lammermoor-al-teatro-sociale-la-versione-francese-della-piu-nota-opera-di-donizetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.teatrodonizetti.it\/it\/lucie-de-lammermoor-al-teatro-sociale-la-versione-francese-della-piu-nota-opera-di-donizetti\/","title":{"rendered":"\u201cLUCIE DE LAMMERMOOR\u201d: AL TEATRO SOCIALE LA VERSIONE FRANCESE DELLA PI\u00d9 NOTA OPERA DI DONIZETTI"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<p><em>La regia \u00e8 affidata a Jacopo Spirei mentre la direzione musicale \u00e8 di\u00a0<\/em><em>Pierre Dumoussaud esperto del repertorio francese<\/em><\/p>\n<p><em>Nel cast vocale Caterina Sala, Patrick Kabongo e Vito Priante<\/em><\/p>\n<p><strong>Bergamo, Teatro Sociale, 18 e 26 novembre, 1\u00b0 dicembre 2023<\/strong><br \/>\n<strong>Anteprima under 30, 15 novembre<\/strong><\/p>\n<p><strong>Disponibile su Donizetti Opera Tube dal 26 novembre<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div>L\u2019opera pi\u00f9 nota di Gaetano Donizetti va in scena al festival Donizetti Opera di Bergamo in una versione originale dello stesso compositore orobico ma meno usuale e drammaturgicamente pi\u00f9 essenziale e intensa: si tratta di\u00a0<em>Lucie de Lammermoor<\/em>, preparata da Donizetti espressamente per il Th\u00e9\u00e2tre de la Renaissance di Parigi, dove debutt\u00f2 trionfalmente nel 1839, e che\u00a0<strong>sabato 18 novembre alle 20\u00a0<\/strong>arriva al Teatro Sociale di Bergamo (anteprima under 30 mercoled\u00ec 15 novembre alle 17), in replica domenica 26 novembre alle 15.30 e venerd\u00ec 1\u00b0 dicembre alle 20.00.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La nuova produzione della Fondazione Teatro Donizetti \u00e8 firmata dal regista\u00a0<strong>Jacopo Spirei<\/strong>\u00a0(gi\u00e0 allievo e assistente del compianto Graham Vick), oggi uno degli artisti italiani pi\u00f9 richiesti, che impronta la sua lettura per il festival donizettiano sottolineando gli aspetti pi\u00f9 crudi della vicenda, messi in luce dalle scelte dell\u2019autore per la trasposizione parigina. Le scene sono di\u00a0<strong>Mauro Tinti<\/strong>, i costumi di\u00a0<strong>Agnese Rabatti<\/strong>\u00a0e le luci di\u00a0<strong>Giuseppe Di Iorio<\/strong>.<\/div>\n<div>Sul podio dell\u2019Orchestra Gli Originali \u2013 che ricordiamo usa strumenti e diapason d\u2019epoca \u2013 sale il giovane\u00a0<strong>Pierre Dumoussaud<\/strong>, gi\u00e0 assistente di Marc Minkovski, al suo debutto italiano dopo successi e incisioni discografiche dedicate soprattutto al repertorio romantico francese.<br \/>\nNel cast vocale la giovanissima\u00a0<strong>Caterina Sala<\/strong>\u00a0(Adina accolta trionfalmente nell\u2019<em>Elisir d\u2019amore<\/em>\u00a0del 2021) sar\u00e0 impegnata come Lucie, mentre\u00a0<strong>Patrick Kabongo<\/strong>\u00a0sar\u00e0 Edgard e\u00a0<strong>Vito Priante\u00a0<\/strong>Henri,\u00a0<strong>David Astorga<\/strong>\u00a0invece sar\u00e0 Gilbert (personaggio \u201cnuovo\u201d, fondamentale in questa versione francese dell\u2019opera),\u00a0<strong>Julien Henric<\/strong>\u00a0come Arthur e\u00a0<strong>Roberto Lorenzi<\/strong>\u00a0Raimond. Il coro \u00e8 quello dell\u2019Accademia Teatro alla Scala diretto da Salvo Sgr\u00f2. Lo spettacolo \u00e8 coprodotto con il\u00a0<strong>Teatro Comunale di Bologna<\/strong>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Donizetti piega cos\u00ec il suo capolavoro, dopo il debuttato a Napoli nel 1835, alle direttive specifiche della sala parigina che \u201cper legge\u201d doveva distinguersi dalle altre \u201cufficiali\u201d, sovvenzionate dallo Stato. Non si tratta di una \u201csemplice\u201d traduzione dei versi in francese ma proprio di una riscrittura del libretto, affidato a Alphonse Royer e Gustave Va\u00ebz, e di un adattamento secondo i canoni del teatro francese, molto attento alle unit\u00e0 aristoteliche.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u00abOggi non tolleriamo le opere se non nella lingua in cui furono scritte. Ma all\u2019epoca di Donizetti la traduzione era indispensabile e approvata, se non addirittura voluta dagli autori, come nel caso di\u00a0<em>Lucie<\/em>\u00a0\u2013 commenta\u00a0<strong>Jacopo Spirei<\/strong>\u00a0\u2013 fra l\u2019altro, pi\u00f9 rileggiamo la scena della pazzia e pi\u00f9 ci dobbiamo interrogare su quanto sia vera \u201cpazzia\u201d o invece su quanto la societ\u00e0 che non riesca a gestire delle donne che prendono in mano la loro vita, ribellandosi al percorso che la societ\u00e0 o la famiglia hanno deciso per loro. Questo ci obbliga a interrogarci su quanto la cosiddetta pazzia sia un elemento della personalit\u00e0 o quanto invece sia la societ\u00e0 che decide che una certa persona \u00e8 pazza. Una donna che si ribella e che d\u00e0 sfogo alle sue passioni \u00e8 subito tacciata di essere isterica, nevrastenica, disturbata, folle. Succedeva nell\u2019Ottocento, e\u00a0<em>Lucie de Lammermoor<\/em>\u00a0ne \u00e8 la dimostrazione, ma succede anche oggi\u00bb.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Lucie de Lammermoor<\/em>\u00a0resta in repertorio in Francia per tutto il XIX secolo, diventando un caposaldo della cultura nazionale come dimostra anche il capitolo di\u00a0<em>Madame Bovary<\/em>\u00a0che Flaubert ambienta nel teatro di Rouen durante una recita, appunto, di\u00a0<em>Lucie\u00a0<\/em>(e non di\u00a0<em>Lucia<\/em>).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Non pochi gli interventi di Donizetti sulla partitura napoletana per seguire le regole cui doveva sottostare il\u00a0Th\u00e9\u00e2tre\u00a0de\u00a0la Renaissance: le modifiche pi\u00f9 profonde sono nei recitativi, quindi nell\u2019esclusione del personaggio di Alisa e nel taglio dell\u2019aria di Raimondo \u00abAh! Cedi, cedi, o pi\u00f9 sciagure\u00bb nel secondo atto e dei suoi interventi nella cavatina di Enrico \u00abCruda, funesta smania\u00bb nel primo atto, nonch\u00e9 lo spostamento di alcuni personaggi da una scena all\u2019altra. Viene sostituita inoltre la cavatina di Lucia, \u00abRegnava nel silenzio\u00bb, con \u00abQue n\u2019avons nous des ailes\u00bb, una traduzione di \u00abPerch\u00e9 non ho del vento\u00bb, dalla\u00a0<em>Rosmonda d\u2019Inghilterra\u00a0<\/em>(1834) sempre di Donizetti, una scelta che veniva fatta anche nelle edizioni in italiano dell\u2019opera.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u00abQuella che Donizetti realizza, nel 1839 per il parigino Th\u00e9\u00e2tre de la Renaissance \u2013 spiega\u00a0<strong>Pierre<\/strong>\u00a0<strong>Dumoussaud<\/strong>\u00a0\u2013 non \u00e8 una semplice traduzione ma un rifacimento completo dell\u2019opera, anche per adattarla alla Renaissance, che era un teatro di propriet\u00e0 privata, non sovvenzionato dallo Stato. Questo rifacimento produsse una sorta di chiarificazione della drammaturgia, che diventa pi\u00f9 coesa e coerente. Cambia anche la lista delle \u201cdramatis personae\u201d: ora Lucie \u00e8 l\u2019unico personaggio femminile, il che accentua la sua condizione di donna prigioniera di un mondo maschile e patriarcale, usata come moneta di scambio per ragioni politiche. Donizetti aggiunge diversi recitativi, taglia alcune pagine, sostituisce dei brani, ne semplifica altri, elimina la tempesta del terzo atto, sfronda l\u2019azione di alcuni intrighi secondari. L\u2019effetto generale \u00e8 quello di una certa semplificazione dell\u2019opera\u00bb.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il capolavoro donizettiano si lega al concept generale della Capitale Italiana della Cultura \u201cCitt\u00e0 illuminata\u201d prendendo come riferimento il legame etimologico Luce-Lucia e il culto di Santa Lucia, molto forte a Bergamo.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La regia \u00e8 affidata a Jacopo Spirei mentre la direzione musicale \u00e8 di\u00a0Pierre Dumoussaud esperto del repertorio francese Nel cast vocale Caterina Sala, Patrick Kabongo e Vito Priante Bergamo, Teatro Sociale, 18 e 26 novembre, 1\u00b0 dicembre 2023 Anteprima under 30, 15 novembre Disponibile su Donizetti Opera Tube dal 26 novembre L\u2019opera pi\u00f9 nota di Gaetano Donizetti va in scena al festival Donizetti Opera di Bergamo in una versione originale dello stesso compositore orobico ma meno usuale e drammaturgicamente pi\u00f9 essenziale e intensa: si tratta di\u00a0Lucie de Lammermoor, preparata da Donizetti espressamente per il Th\u00e9\u00e2tre de la Renaissance di Parigi, dove debutt\u00f2 trionfalmente nel 1839, e che\u00a0sabato 18 novembre alle 20\u00a0arriva al Teatro Sociale di Bergamo (anteprima under 30 mercoled\u00ec 15 novembre alle 17), in replica domenica 26 novembre alle 15.30 e venerd\u00ec 1\u00b0 dicembre alle 20.00. La nuova produzione della Fondazione Teatro Donizetti \u00e8 firmata dal regista\u00a0Jacopo Spirei\u00a0(gi\u00e0 allievo e assistente del compianto Graham Vick), oggi uno degli artisti italiani pi\u00f9 richiesti, che impronta la sua lettura per il festival donizettiano sottolineando gli aspetti pi\u00f9 crudi della vicenda, messi in luce dalle scelte dell\u2019autore per la trasposizione parigina. Le scene sono di\u00a0Mauro Tinti, i costumi di\u00a0Agnese Rabatti\u00a0e le luci di\u00a0Giuseppe Di Iorio. Sul podio dell\u2019Orchestra Gli Originali \u2013 che ricordiamo usa strumenti e diapason d\u2019epoca \u2013 sale il giovane\u00a0Pierre Dumoussaud, gi\u00e0 assistente di Marc Minkovski, al suo debutto italiano dopo successi e incisioni discografiche dedicate soprattutto al repertorio romantico francese. Nel cast vocale la giovanissima\u00a0Caterina Sala\u00a0(Adina accolta trionfalmente nell\u2019Elisir d\u2019amore\u00a0del 2021) sar\u00e0 impegnata come Lucie, mentre\u00a0Patrick Kabongo\u00a0sar\u00e0 Edgard e\u00a0Vito Priante\u00a0Henri,\u00a0David Astorga\u00a0invece sar\u00e0 Gilbert (personaggio \u201cnuovo\u201d, fondamentale in questa versione francese dell\u2019opera),\u00a0Julien Henric\u00a0come Arthur e\u00a0Roberto Lorenzi\u00a0Raimond. Il coro \u00e8 quello dell\u2019Accademia Teatro alla Scala diretto da Salvo Sgr\u00f2. Lo spettacolo \u00e8 coprodotto con il\u00a0Teatro Comunale di Bologna. Donizetti piega cos\u00ec il suo capolavoro, dopo il debuttato a Napoli nel 1835, alle direttive specifiche della sala parigina che \u201cper legge\u201d doveva distinguersi dalle altre \u201cufficiali\u201d, sovvenzionate dallo Stato. Non si tratta di una \u201csemplice\u201d traduzione dei versi in francese ma proprio di una riscrittura del libretto, affidato a Alphonse Royer e Gustave Va\u00ebz, e di un adattamento secondo i canoni del teatro francese, molto attento alle unit\u00e0 aristoteliche. \u00abOggi non tolleriamo le opere se non nella lingua in cui furono scritte. Ma all\u2019epoca di Donizetti la traduzione era indispensabile e approvata, se non addirittura voluta dagli autori, come nel caso di\u00a0Lucie\u00a0\u2013 commenta\u00a0Jacopo Spirei\u00a0\u2013 fra l\u2019altro, pi\u00f9 rileggiamo la scena della pazzia e pi\u00f9 ci dobbiamo interrogare su quanto sia vera \u201cpazzia\u201d o invece su quanto la societ\u00e0 che non riesca a gestire delle donne che prendono in mano la loro vita, ribellandosi al percorso che la societ\u00e0 o la famiglia hanno deciso per loro. Questo ci obbliga a interrogarci su quanto la cosiddetta pazzia sia un elemento della personalit\u00e0 o quanto invece sia la societ\u00e0 che decide che una certa persona \u00e8 pazza. 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