EVENTI SPECIALI

A completare l’offerta spettacolistica Eventi Speciali, inseriti all’interno della programmazione della Fondazione Teatro Donizetti, con protagonisti d’eccezione.

Per gli Eventi speciali le date di spettacolo sono in via di definizione

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autore, regista e interprete Daniele Finzi Pasca

musica Maria Bonzanigo
luci Marco Finzi Pasca

produzione Compagnia Finzi Pasca


Nel 1989 Daniele scrive Icaro, l’opera più rappresentativa della Compagnia, che porta in scena ancora oggi. Il soggetto dell’opera è semplice: è la storia di due persone che si incontrano e decidono di scappare volando da una stanza senza porte né finestre. Daniele sceglie tra il pubblico una persona che lo accompagnerà per tutto lo spettacolo. Sbocciano in quest’opera tutti gli elementi fondamentali della Compagnia Finzi Pasca: la carezza, il virtuosismo, la vigilanza, la preoccupazione per gli effetti dei nostri gesti, la storia quotidiana ed eroica, la risata e la subitanea emozione, la tecnica per far cadere il velo e provocare commozione. I testi, la musica, le luci, il trucco, i costumi e la scenografia di Icaro sono una specie di manifesto della Compagnia. Icaro, l’opera più emblematica della singolarità teatrale del clown che incarna Daniele, è stato anche lo spettacolo che lo ha lentamente riportato al circo, verso casa. Ma è chiaro che, quando si torna a casa, non si torna nello stesso posto dal quale si era partiti. Durante il viaggio cambiano gli occhi, si torna sempre con nuovi sguardi, casa nostra è diversa. Quando Daniele torna al circo aveva le valigie piene di esperienze teatrali che sia il Cirque Eloize sia il Cirque du Soleil volevano conoscere e combinare con altri elementi circensi. E si conobbero. La pista del circo e il palcoscenico si sono fusi in un’identità sfuocata. E Daniele ha creato un casellario più grande di quello del gioco del mondo sui cui bordi salta da più di trent’anni.

Dalla sua creazione nel 1991, Daniele Finzi Pasca ha interpretato questo spettacolo quasi 800 volte, in diverse lingue, in tutto il mondo.


da Francesco Piccolo

regia Giorgio Gallione
musiche Paolo Silvestri
scene e costumi Guido Fiorato

con
Claudio Bisio
e i musicisti Marco Bianchi e Pietro Guarracino

produzione Teatro Nazionale di Genova


Un po’ romanzo di formazione, un po’ biografia divertita e pensosa, un po’ catalogo degli inciampi e dell’allegria del vivere, La mia vita raccontata male ci segnala che se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all’indietro la strada è ben segnalata da una scia di scelte, intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli, spesso tragicomici o paradossali. Attingendo dall’enorme e variegato patrimonio letterario di Francesco Piccolo, lo spettacolo si dipana in una eccentrica sequenza di racconti e situazioni che inesorabilmente e giocosamente costruiscono una vita che si specchia in quella di tutti. Dalla prima fidanzata alle gemelle Kessler, dai mondiali di calcio all’impegno politico, dall’educazione sentimentale alla famiglia o alla paternità, dall’Italia spensierata di ieri a quella sbalestrata di oggi, fino alle scelte professionali e artistiche che inciampano  in Bertold Brecht o si intrecciano con Mara Venier, lo spettacolo, montato in un continuo perfido e divertentissimo ping-pong tra vita pubblica e privata, reale e romanzata, racconta “male”, in musica e parole, tutto ciò che per scelta o per caso concorre a fare di noi quello che siamo.

«Perché quello che ho capito è che alla fine ognuno di noi è fatto di un equilibrio finissimo di tutte le cose, belle o brutte; e ho imparato che, come i bastoncini dello shangai – se tirassi via la cosa che meno mi piace della vita, se ne verrebbe via per sempre anche quella che mi piace di più».

Francesco Piccolo


di e con
Andrea Pennacchi

musiche di
Giorgio Gobbo
eseguite dal vivo da
Giorgio Gobbo (chitarra e voce), Annamaria Moro (violoncello), Gianluca Segato (lap steel guitar)
consulenza musicale di Carlo Carcano

produzione Teatro Boxer


«Sono venuto in possesso di una copia dell’Odissea abbastanza presto: quand’ero alle medie, mio padre gestiva lo stand libri alla festa dell’ “Unità” del mio quartiere, mentre mia mamma regnava incontrastata sulle fumanti cucine. La pioggia aveva danneggiato una versione in prosa della Garzanti, e mio papà me la regalò. Non c’era differenza, per me, tra Tolkien e Omero, era una grande storia, anzi una storia di storie, in cui non faticavo a riconoscere le persone che amavo: mio padre che torna dal campo di concentramento, mia madre che aspetta, difendendosi dagli invasori, i lutti, la gioia. E ho sempre desiderato raccontarla. L’Odissea è stata definita: “un racconto di racconti”, una maestosa cattedrale di racconti e raccontatori, attraversata da rimandi ad altre storie, miti, in una fitta rete atta a catturare il lettore. Proprio il suo essere costruita mirabilmente per la lettura, però, la rende difficile da raccontare a teatro, ricca com’è. Abbiamo pensato di restituirne il sapore di racconto orale proponendone una versione a più voci, che dia il giusto peso anche alla ricca componente femminile e al ritorno vero e proprio. Pochi si ricordano, infatti, che gran parte della storia si svolge nell’arco di pochi giorni, tra la partenza di Odisseo da Ogigia e il suo trionfo contro i proci e il ricongiungimento con moglie, figlio e padre. Il resto della storia, la parte più conosciuta, è raccontata, da aèdi, dai suoi vecchi compagni, da Telemaco e Penelope, e da Odisseo stesso.
Partiremo dalla capanna dei racconti, quella capanna del chiaro Eumeo, principe e guardiano di porci, in cui inizia la vera e propria riconquista di Itaca da parte di Odisseo. Così vicina alla mia infanzia, nucleo rovente da cui nacque il mio amore per il racconto».

Andrea Pennacchi

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