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Si sa che l’amore nelle operette è vissuto in modo più divertito che profondo e che anche solo per amor di battuta si è disposti a rinunciare a fedeltà ed onorabilità. Molto più scrupolo in genere è dedicato alle cure patrimoniali. Una Notte a Venezia si muove proprio su queste corde, arricchite dai classici espedienti di equivoci e scambi di persona.

È la vigilia di carnevale e la piazza pullula di signori venuti a divertirsi. Ad accoglierli c’è Pappacoda, un buffo cuoco napoletano che fatica a vendere i suoi maccheroni e si consola col suo grande e ricambiato amore per la deliziosa Ciboletta, cameriera in casa del Senator Delaqua. Il ricco Duca di Urbino passerà la notte di carnevale nel suo sontuoso palazzo sul Canal Grande dove si svolgerà una festa da ballo rigorosamente in maschera. Tra gli invitati c’è anche il Senator Delaqua, al quale il Duca ha fatto intendere che gli concederà il titolo di amministratore dei suoi cospicui beni, in cambio dei favori della bella Barbara, sua moglie.

Il senatore cercherà di salvare “capra e cavoli” con la complicità delle maschere e del suo bizzarro barbiere Caramello che, a sua volta, vorrebbe tanto cambiare il proprio status sociale e quello della sua amata Annina, pescivendola di Chioggia. Dal canto suo anche Barbara non ha nessuna intenzione di concedersi al Duca, non tanto per scrupoli morali, ma perché gli preferisce il giovane ed aitante Enrico Piselli, nipote di suo marito. Tutti organizzano a puntino i propri intrighi pronti a passare una notte indimenticabile.

La festa sarà davvero memorabile. In un modo o nell’altro patrizi e plebei si ritroveranno tutti a palazzo, ma ben poco di quanto speravano si avvererà. Le maschere celeranno le identità in un groviglio quasi indistricabile che, come sempre accade, raggiungerà un lieto fine che lascerà tutti contenti… o quasi, ma soprattutto sarà stato un gustoso e spassoso pretesto per ascoltare un capolavoro del grande Johann Strauss.