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Al Cavallino Bianco è, dopo la La Vedova Allegra, la seconda operetta oggi in Europa per popolarità e notorietà. Basti il fatto che, senza risalire alle numerosissime sue ricomparse sulle scene fra le due guerre, il brillante spettacolo è ancora oggi rappresentato nei più importanti teatri d’Europa.

Ebbene, a questi sommari ma eloquenti dati statistici fa riscontro un’altra non meno significativa constatazione: il lavoro è sempre stato eseguito di fronte a teatri esauriti. Come tutti i grandi successi teatrali, anche quello de Al Cavallino Bianco ha la sua piccola storia, legata in gran parte alla curiosa singolarità che la sua musica, pur firmata generalmente da Ralph Benatzky, in realtà è dovuta a ben cinque compositori.

Ed è questa particolarità che la rende così fresca, varia e gioiosa. Le cose sono andate così. Intorno al 1930 stava suscitando ondate di ilarità sulle scene tedesche una spiritosa commedia nella quale si faceva un’allegra satira delle villeggiature presso i laghi d’alta montagna. Fu la schietta comicità della vicenda che suggerì a due esperti uomini di teatro berlinesi, Erich Charell e Hans Müller, di trarre spunto per una spassosa commedia musicale: una operetta-rivista, insomma l’anello di congiunzione fra operetta e musical.

Il 10 novembre 1930, recensendo la prima mondiale de Al Cavallino Bianco, il Berliner Tageblatt scrisse: «Questa operetta è un abbonamento per la felicità, un uomo non può pretendere di più». Questo è anche lo spirito dell’allestimento della Compagnia Teatro Musica Novecento, con una drammaturgia ricca e spumeggiante, con i personaggi ben caratterizzati nella loro peculiare simpatia.