“Un principe” di Occhisulmondo giovedì 14 febbraio al Teatro Sociale per la stagione di Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti

“Un principe” di Occhisulmondo giovedì 14 febbraio al Teatro Sociale per la stagione di Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti

La Stagione di Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo prosegue al Teatro Sociale giovedì 14 febbraio (ore 21) con Un principe della compagnia Occhisulmondo, novità per il pubblico bergamasco. Lo spettacolo è un adattamento dell’Amleto di William Shakespeare, con drammaturgia e regia di Massimiliano Burini. Scena e costumi di Francesco Marchetti “Schizzo”.

Interpreti: Daniele Aureli, Amedeo Carlo Capitanelli, Andriy Maslonkin, Greta Oldoni, Raffaele Ottolenghi, Matteo Svolacchia, Giulia Zeetti. Produzione Occhisulmondo/Fontemaggiore. Durata 1 ora e 15 minuti senza intervallo.

«A cosa serve il Teatro? A cosa servono i classici?», si domanda il regista Massimiliano Burini, cofondatore della compagnia Occhisulmondo. «Non c’è niente di più di questa domanda nella scelta di tentare una nuova messa in scena di un’opera così maestosa come l’Amleto», dice, «Se il compito di questa società è distruggere l’animo umano e lo spirito degli uomini, sacrificando l’arte a vantaggio dell’economia di mercato, allora anche i classici, i libri e tutto quello che appartiene all’arte può essere dimenticato, bruciato in un grande falò. Crepino gli Artisti ci verrebbe da gridare, citando un profetico T. Kantor, ma non prima di combattere fino all’ultimo verso». Abbiamo scelto di interrogarci sull’arte dell’attore, eliminando ogni orpello dalla scena. Lo spazio vuoto e 7 attori: niente di più.

Evocare un ambiente, un momento preciso, nel quale lo spettatore insieme all’attore compie l’atto creativo attraverso l’immaginazione». «Abbiamo scelto di sviluppare una drammaturgia che mettesse in evidenza dell’opera shakesperiana la caduta di uno stato, il marciume della società, l’avidità e la perdita di responsabilità», continua Massimiliano Burini, «Si, perché se un classico deve servire a qualcosa, a nostro avviso oggi deve essere letto e raccontato, mettendo in evidenza il rapporto che esso ha con la società in cui viene rappresentato. C’è del marcio in Danimarca, c’è del marcio in Italia, c’è del marcio in questa società. Gli uomini dimenticano, troppo impegnati a compiere il loro
cammino personale, i loro vizi, i loro desideri, le loro priorità. Dimenticano e uno stato marcisce. Tutto è alla deriva, è la follia. Ognuno di noi è un Principe, circondato da marionette, manipolato dal sistema e in lotta con la sua coscienza. Ognuno di noi è chiamato alla responsabilità. Essere o non essere. Tutto qui».

La compagnia Occhisulmondo, fondata a Perugia nel 2005 da Massimiliano Burini e Arianna Cianchi, insieme a Daniele Aureli, Amedeo Carlo Capitanelli, Matteo Svolacchia, Daniel Anton Taylor e Michele Bigerna, debutta sulla scena nel 2008 dopo un intenso lavoro di ensemble, riscuotendo interesse e curiosità. Il gruppo, oggi arricchito da Greta Oldoni e Giusi De Santis, è caratterizzato dal lavoro costante dei suoi membri provenienti da esperienze formative e professionali diverse, maturate in realtà nazionali e internazionali. Quello messo in scena da OSM è un teatro che indaga il linguaggio del corpo e il significato del movimento nello spazio, attraverso lo studio delle azioni e dei processi emotivi. Il personale percorso di ricerca della compagnia si orienta perciò in modo trasversale su piani differenti: il corpo, la drammaturgia e lo spazio.

2019-02-12T15:29:18+02:00