Le Produzioni di Prosa del Teatro Donizetti

Le Produzioni di Prosa del Teatro Donizetti

 

Il Teatro Donizetti presenta le proprie produzioni di prosa: Accabadora, dal romanzo di Michela Murgia vincitore del Premio Campiello 2010, regia di Veronica Cruciani, con Monica Piseddu; Ivan, liberamente tratto da I Fratelli Karamazov di Dostoevskij, con Fausto Russo Alesi e la regia di Serena Sinigaglia; Del coraggio silenzioso, di e con Marco Baliani; Per te, della Compagnia Finzi Pasca. Quattro titoli che ben rappresentano altrettanti modi di fare e interpretare il teatro oggi: dalla messa in scena di testi che affrontano temi diventati di stringente attualità alla rivisitazione di classici della letteratura, da racconti di storie “minori” a riflessioni più intimiste.

Da teatro che offre al suo pubblico importanti e seguitissime Stagioni di Prosa e di Altri Percorsi, il Teatro Donizetti scende dunque ora in campo anche con proprie proposte, condivise con compagnie e altri teatri di consolidata fama e garanti di una elevata qualità artistica.

«La strada della produzione è un percorso nuovo per la Prosa del Teatro Donizetti, una scelta chiara di politica teatrale, intrapresa con lo spettacolo di Marco Baliani in Duomo nel 2016 e quest’anno con Ivan al Teatro Sociale.», afferma Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo,  «Quello di Michela Murgia, vincitore di numerosi premi letterari, è un testo molto intenso che affronta tematiche delicate, eutanasia e adozione, ed entra nel vivo dei rapporti familiari e sociali, invitandoci ad una necessaria riflessione. Nonostante l’ambientazione calata nella comunità rurale dell’Italia degli anni Cinquanta, di grande rilevanza storica, l’autrice ha reso universale il suo racconto. Portare in scena Accabadora conferma il coraggio di una programmazione forte, che non teme di affrontare anche a teatro tematiche difficili che ci interrogano, impegnandoci a superare il limite delle apparenze».

Per Massimo Boffelli, Direttore della Fondazione Teatro Donizetti, «Intraprendere un esperimento di produzione nell’ambito della prosa, tenuto conto della lunga tradizione che il Teatro Donizetti ha già per ciò che concerne l’opera lirica, non può che rappresentare un ulteriore tassello nel consolidamento del ruolo del nostro teatro cittadino sullo scenario teatrale italiano. La richiesta di collaborazione pervenuta da altre realtà e altri teatri sottolinea la considerazione che il Donizetti ha nel panorama nazionale».

 

«In soli due anni abbiamo messo in cantiere ben quattro spettacoli», dice Maria Grazia Panigada, Direttore Artistico della Stagione di Prosa e di Altri Percorsi, «È un inizio di tutto rispetto che tocca tappe importanti della geografia teatrale italiana. In tutti e quattro i casi abbiamo al nostro fianco compagni di viaggio con cui già si erano intrecciati progetti e percorsi artistici e con i quali ci accomuna il desiderio di dare spazio a un teatro che trasuda di umanità, un teatro che porta in scena la vita e, rappresentandola, ce la restituisce come uno specchio poetico in cui poterci riflettere».

 

GLI SPETTACOLI

 

ACCABADORA

dal romanzo di Michela Murgia edito da Giulio Einaudi Editore

drammaturgia Carlotta Corradi

regia Veronica Cruciani

scene e costumi Barbara Bessi

luci Gianni Staropoli

con Monica Piseddu

produzione Compagnia Veronica Cruciani, Teatro Donizetti Bergamo Cranpi Spettacoli

Accabadora, pubblicato nel 2009 da Einaudi e vincitore del Premio Campiello 2010, è il più bel romanzo di Michela Murgia, nonché uno dei libri più letti in Italia negli ultimi anni. La Murgia racconta una storia ambientata in un paesino immaginario della Sardegna, dove Maria, all’età di sei anni, viene data a fill’e anima a Bonaria Urrai, una sarta che vive sola e che all’occasione fa l’accabadora. La parola, di tradizione sarda, prende la radice dallo spagnolo acabar che significa finire, uccidere; Bonaria Urrai aiuta le persone in fin di vita a morire. Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre, più colta e più attenta della precedente, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura. È allora che fugge nel continente per cambiare vita e dimenticare il passato, ma pochi anni dopo torna sul letto di morte della Tzia.

L’adattamento teatrale è a cura della drammaturga Carlotta Corradi, con la supervisione della stessa Murgia. Alla regia l’esperta e versatile Veronica Cruciani che, per la prima volta, dirige l’attrice sarda Monica Piseddu, già vincitrice di molti premi importanti (Premio UBU, Premio Le Maschere, Premio Hystrio).

A Bergamo lo spettacolo verrà rappresentato il 15 e 16 febbraio 2018 al Teatro Sociale, nell’ambito della Stagione di Altri Percorsi 2017-2018.

 

 

IVAN

liberamente tratto da I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij

riscrittura Letizia Russo

consulenza Fausto Malcovati
regia Serena Sinigaglia
scene Stefano Zullo

luci Roberta Faiolo

assistente alla regia Giulia Sarah Gibbon

con Fausto Russo Alesi

produzione ATIR Teatro Ringhiera e Teatro Donizetti Bergamo

Andato in scena in prima nazionale al Teatro Sociale, nel quadro della Stagione di Altri Percorsi 2016-2017 e poi ripreso in altre città e quindi rappresentato con successo al Piccolo Teatro di Milano, Ivan è una grande prova d’attore di Fausto Russo Alesi, che interpreta con profondità espressiva il più giovane dei fratelli Karamazov.

«Amo i classici. Amo la grande letteratura russa dell’800 perché in essa gli uomini osavano ancora chiedersi il perché delle cose, osavano affrontare i grandi temi dell’esistenza, esercizio di spirito piuttosto inusuale per i nostri tempi chiassosi. Abbandonarsi alla lettura de I fratelli Karamazov è un viaggio nel tempo attraverso gli uomini, nell’uomo. Ed ecco spiccare un uomo tra gli uomini, o forse è solo un ragazzo troppo maturo per i suoi anni, il secondo dei figli Karamazov, il più tormentato, il più assolutamente umano: Ivan. L’uomo e l’intera umanità visti dagli occhi di Ivan Karamazov, questo il nostro viaggio. I fratelli Karamazov secondo Ivan, se volete» dice la regista Serena Sinigaglia. «Fausto Russo Alesi è perfetto per Ivan: di Fausto non voglio certo ricordare i meriti e i talenti, che sono già noti. Mi preme invece sottolineare l’amicizia profonda e l’antico sodalizio artistico che ci lega: ci scoprimmo amici e colleghi nel 1992, amanti di un teatro che non sapevamo ma avrebbe segnato le vite di entrambi. Lo stesso teatro, la stessa spasmodica ricerca di un senso per cui vivere, di un segno da tramandare. Ieri, coi tanti spettacoli vissuti assieme, oggi in questa nuova, meravigliosamente difficile, avventura».

 

 

DEL CORAGGIO SILENZIOSO

di e con Marco Baliani

collaborazione alla drammaturgia Ilenia Carrone

musiche originali Mauro Montalbetti

esecuzione musiche Trio Hegel

produzione Comune di Bergamo, Teatro Donizetti Bergamo e Casa degli Alfieri

Del coraggio silenzioso è un intenso reading in cui il suo autore e protagonista racconta cinque storie,  che rappresentano altrettanti atti di coraggio poco appariscenti o poco eclatanti. Grazie al racconto, queste storie divengono, appunto, testimonianze di taciturno coraggio. Ad accompagnare e guidare le narrazioni ci sono cinque componimenti musicali, scritti appositamente da Mauro Montalbetti ed eseguiti dal vivo dal Trio Hegel (David Scaroni, violino, Davide Bravo, viola, Andrea Marcolini, violoncello).

«Il coraggio silenzioso agisce nell’essere umano quasi inaspettatamente, non presuppone una tempra guerriera, non si staglia sulla scena per mostrarsi nella luce, non si aspetta ricompensa, neppure quella, postuma, del racconto esaltante», dice Marco Baliani, «Questo coraggio agisce in forma sottomessa, agisce anch’esso per un’urgenza ineludibile, ma non pretende riconoscenza, non attende un ringraziamento, colui o colei che lo attuano lo fanno per necessità, una necessità che ha a che fare con la profondità dell’umano che è in noi, a cui è perfino difficile dare una spiegazione. Parole come compassione, solidarietà, altruismo, amore, carità, bontà, cercano di circoscrivere il mistero umano di quell’atto ma più che altro ne delimitano solo il valore empatico, perché non ci sono parole che spiegano come quell’impulso ad agire, nonostante tutto, avvenga in individui che di colpo “sentono” di dover compiere un gesto per loro improvvisamente “necessario”».

 

 

PER TE

scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca

autore, regista, co-design luci e coreografie Daniele Finzi Pasca
musica, co-design suono e coreografie Maria Bonzanigo
scenografia e accessori Hugo Gargiulo
costumi Giovanna Buzzi
co-design luci e direttore di produzione Alexis Bowles
video designer Roberto Vitalini per bashiba.com
air sculpture designer Daniel Wurtzel
co-design e tecnico del suono in creazione Fabio Lecce
consulente di produzione Antonio Vergamini
sulla scena Allegra Spernanzoni, Andrée-Anne Gingras-Roy, Beatriz Sayad, David Menes, Erika Bettin, Evelyne Laforest, Félix Salas, Francesco Lanciotti, Jens Leclerc, Marco Paoletti, Moira Albertalli, Nicolò Baggio, Rolando Tarquini e Stéphane Gentilini

produzione Compagnia Finzi Pasca
in co-produzione con LAC – Lugano Arte e Cultura, RSI – Radiotelevisione Svizzera e OSI – Orchestra della Svizzera italiana e Teatro Donizetti Bergamo

partenaires alla creazione Cornercard, Fidinam, Grand Hotel Villa Castagnola, Caffè Chicco d’Oro

e partner internazionale Helsinn, Clay Paki

con il sostegno di Città di Lugano, Canton Ticino and Pro Helvetia

Per Te è dedicato a Julie Hamelin Finzi, compagna nell’arte come nella vita del regista Daniele Finzi Pasca, scomparsa di recente. Nello spettacolo siamo accompagnati nel giardino di Julie, fatto di aria e colori. Al centro c’è una panchina su cui sedersi per assaporare la bellezza della vita. L’invito a ogni spettatore è di tornare  a casa e coltivare il proprio giardino. Tutto lo spettacolo, come avviene sempre negli spettacoli della Compagnia Finzi Pasca, è immerso in un sogno alla cui rappresentazione contribuisce un sofisticato apparato scenografico e illuminotecnico.

«Julie credeva che ognuno dovesse cercare di costruire un giardino interiore dove andare a rifugiarsi, dove accogliere chi si ama, quelli che si sono persi e quelli che si vorrebbero scoprire», racconta Daniele Finzi Pasca, «Abbiamo tanto raccontato storie confinate in spazi chiusi, immaginate nella scatola segreta che portiamo attaccata alle spalle, dentro la quale generiamo sogni e viaggi immaginari. Questo spettacolo è dedicato a chi pianta semi che diventano alberi, a chi disegna spazi aperti immaginati per riflettere, per rasserenare l’anima».

2017-12-29T13:10:51+01:00