“Delitto/Castigo” con Luigi LoCascio e Sergio Rubini in scena al Creberg Teatro da giovedì 7 a domenica 10 febbraio 2019 per la Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti

“Delitto/Castigo” con Luigi LoCascio e Sergio Rubini in scena al Creberg Teatro da giovedì 7 a domenica 10 febbraio 2019 per la Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti

Dopo il divertente Miss Marple con Maria Amelia Monti, la Stagione di Prosa 2018/2019 della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo propone Delitto/Castigo, adattamento teatrale del capolavoro di Fëdor Dostoevskij e della letteratura ottocentesca, in programma al Creberg Teatro da giovedì 7 a domenica 10 febbraio (inizio spettacoli ore 20.30, domenica 10 ore 15.30). A portarlo in scena due grandi attori di teatro, cinema e televisione: Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini.  Adattamento (insieme a Carla Cavalluzzi) e regia dello stesso Rubini. In palcoscenico altri due attori: Roberto Salemi e Francesca Pasquini. Progetto sonoro di G.U.P. Alcaro. Voci: Federico Benvenuto, Simone Borrelli, Edoardo Coen e Alessandro Minati. Scene di Gregorio Botta. Costumi di Antonella D’Orsi. Luci di Luca Barbati e Tommaso Toscano. Produzione Nuovo Teatro di Napoli diretto da Marco Balsamo. Durata 1 ora e 55 minuti senza intervallo.

Venerdì 8 febbraio (ore 18) è previsto nel Foyer del Creberg Teatro un incontro con la compagnia intorno allo spettacolo. Coordina Maria Grazia Panigada, Direttore Artistico della Stagione di Prosa e Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti.

Vertigine e disagio accompagnano il lettore di Delitto e Castigo. La vertigine di essere finiti dentro l’ossessione di una voce che individua nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza. E quindi il delitto come specchio del proprio limite e orizzonte necessario da superare per l’autoaffermazione del sé. Un conflitto che crea una febbre, una scissione, uno sdoppiamento; un omicidio che produce un castigo, un’arma a doppio taglio. Come è la scrittura del romanzo, dove la realtà, attraverso il racconto in terza persona, è continuamente interrotta e aggredita dalla voce pensiero, in prima, del protagonista. Ed è proprio questa natura bitonale di Delitto e Castigo a suggerire la possibilità di portarlo in scena attraverso una lettura a due voci. Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio sono le due voci dell’opera e trascinano il pubblico nel racconto, facendo vivere in prima persona l’ossessione del protagonista.

Interpreti e ruoli: Luigi Lo Cascio (Rodiòn Romànovic Raskòl’nikov); Sergio Rubini (il narratore, la vecchia usuraia Alëna Ivànovna, consigliere titolare Marmelàdov,  Pul’chèrija Aleksàndrovna, madre di Raskòl’nikov, Lebezjàtnikov, coinquilino di Lùžin,  il contadino Mikòlka, il tenente di polizia Il’jà Petròvič, Arkàdij Ivànovič Svidrigàjlov, ex datore di lavoro di Dùnja, Porfìrij Petròvič, giudice istruttore); Roberto Salemi (l’avvocato Lùžin, portiere,  segretario del commissariato, imbianchino); Francesca Pasquini (serva, Sònja, figlia di Marmelàdov, Dùnja, sorella di Raskòl’nikov).

TRAMA

Delitto e Castigo, l’opera più letta e conosciuta di Dostoevskij, racconta il tormento di Rodiòn Romànovic Raskòl’nikov, un giovane poverissimo e strozzato dai debiti, che uccide una vecchia e meschina usuraia. Nel romanzo è evidente il conflitto interiore del protagonista, che crea in lui una scissione; ne viviamo i lucidi ragionamenti, in cui si rifiuta di provare rimorso, per dimostrare a se stesso di appartenere alla categoria di quelli che lui definisce i “napoleonici”, i grandi uomini, le menti superiori dalle idee rivoluzionarie, autorizzati a vivere e agire al di sopra della legge comune, perché tutte le loro azioni, anche quelle condannate dalla morale, hanno come fine ultimo il bene collettivo. Tenta di convincersi che l’omicidio della vecchia usuraia, poiché ha liberato dal giogo molti poveri creditori e eliminato dalla faccia della terra un essere maligno, non solo non è condannabile e non dovrebbe procurargli alcun pentimento, ma costituisce la dimostrazione stessa della sua appartenenza ad una categoria superiore. Dall’altro lato, però, viviamo il lento affiorare in lui della consapevolezza di non riuscire a sfuggire ai sensi di colpa e al terrore di essere scoperto: deve rassegnarsi, alla fine, di essere non già un grande uomo, ma un “pidocchio”, e, come tale, di meritare una punizione.

2019-02-06T09:47:15+00:00