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Con la direzione di Jacopo Brusa e la regia di Arnaud Bernard, l’ultima e più colossale opera di Gioachino Rossini, ispirata a una tragedia di Schiller, arriva sul palcoscenico del Teatro Sociale nella versione italiana realizzata nel 1833 poco dopo il debutto in francese (Opéra de Paris, 1829) da Calisto Bassi, impegnando col virtuosismo dei suoi solisti e con la spettacolarità dei cori e delle danze, un cast molto ampio. Rossini si era stabilito a Parigi (città in cui poi sarebbe morto nel 1868) chiamato nel 1824 a dirigere il Théâtre Italien con l’obbligo di comporre anche per l’Opéra.

Dopo Guillaume Tell non avrebbe più scritto per il teatro, ma sarebbero poi nate solo alcune pagine sacre e cameristiche, vivendo l’ultima parte della sua vita lontano dai palcoscenici. I cambiamenti politici e l’avvento della temperie artistica romantica influirono sulla personalità del compositore pesarese che con il Tell costruisce comunque uno dei più alti esempi di opera romantica. È la storia di un popolo che lotta per la libertà; al tempo stesso è quella di un padre che combatte a fianco della sua gente ma anche per la propria famiglia, riscattando la vita del figlio con un tiro di balestra divenuto proverbiale; musicalmente non mancano accanto a melodie immortali, alcuni tipici elementi folcloristici e un finale trascinante e commovente in pieno stile rossiniano.