Caricamento Eventi

Hai già prenotato o acquistato?

Scopri le nuove condizioni legate al Covid-19
(Biglietti in vendita dal 23 ottobre)

Scopri di più

Dramma di sentimento in un atto di Gaetano Rossi
Musica di Giovanni Simone Mayr

Prima esecuzione: Padova, Teatro Nuovo, 26 luglio 1805

Revisione critica a cura di Pascal Duc
© Opera Fuoco – Pascal Duc

Una moglie che, per salvare il marito ingiustamente carcerato e ridotto in fin di vita, riesce a penetrare nella prigione spacciandosi per uomo e affrontando eroicamente il suo aguzzino. È questo il cuore palpitante della pièce di Jean-Nicolas Bouilly Léonore ou L’amour conjugal che, coi siparietti musicali di Pierre Gaveaux, aveva debuttato a Parigi l’anno VI della neonata Repubblica Francese. Era un soggetto affascinante, subito assimilato dal teatro musicale italiano (Leonora, ossia L’amor coniugale di Ferdinando Paër, Dresda 1804) e tedesco (Leonore di Beethoven, Vienna 1805 e 1806, e infine 1814 ma re intitolato Fidelio). Nel frattempo anche Simone Mayr, nel pieno della sua carriera teatrale, ne aveva posto in musica una versione, preparatagli dal librettista Gaetano Rossi: L’amor coniugale (Padova, estate 1805), «dramma di sentimento in un atto».
Ambientata in una Spagna feudale, la vicenda sceneggiata da Bouillye fatta propria da Paër e Beethoven portava in scena una persecuzione politica locale cui pone fine l’intervento del buon sovrano, ignaro della malvagità di quel suo vassallo. Nell’opera di Rossi e Mayr, trasportata in una Polonia non meno ‘barbara’, il prigioniero e più semplicemente soltanto un rivale in amore dello spietato signorotto del luogo. Per quanto depoliticizzato, il soggetto presenta le medesime dinamiche e le stesse situazioni del suo modello letterario, compresa la drammatica scena della prigione in cui Leonora, rivelata la sua vera identità, punta una pistola contro lo scellerato. Anche se non a temperature così incandescenti, era un filone di patetismo che Rossi e Mayr avevano saggiato anche l’anno prima nel «dramma sentimentale in un atto» Elisa (Venezia, 1804), il cui successo doveva averli convinti che il pubblico si appassionava sempre più a storie di quel tipo, di gran moda nel teatro francese.