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Spettacolo riservato al pubblico under 30

 

Melodramma di Felice Romani

Musica di Gaetano Donizetti

Prima esecuzione: Milano, Teatro alla Scala, 26 dicembre 1833

Al festival Donizetti Opera 2019 viene eseguita la versione del Théâtre Italien di Parigi del 31 ottobre 1840

Edizione critica a cura di Roger Parker e Rosie Ward © Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Teatro Donizetti

#newcriticaledition

Il 1833 per Donizetti fu un anno decisamente intrecciato con la storia di Ferrara. Una dopo l’altra musicò e portò al debutto 3 opere consecutive tutte dedicate a vicende della Casa d’Este, che della città emiliana aveva avuto per secoli la signoria: Parisina nella stagione di quaresima della Pergola a Firenze, Torquato Tasso a fine estate al Valle di Roma, Lucrezia Borgia il 26 dicembre alla Scala.

Tra i compositori teatrali, Donizetti è stato uno dei primi ad attingere al filone medievale italiano, e quello che l’ha coltivato con maggior determinazione.

Ne trattano ben 7 titoli, concentrati negli anni ’30: Imelda de’ Lambertazzi (Napoli 1830), il citato trittico estense del 1833, Buondelmonte (Napoli 1834), Marino Faliero (Parigi 1835), Pia de’ Tolomei (Venezia 1837).

Nel caso di Lucrezia Borgia, va segnalato un altro record. Tratto da un dramma di Victor Hugo di quello stesso 1833, era la prima volta che un testo teatrale di quel contestato autore veniva usato come base per un melodramma italiano. Felice Romani (il librettista) e Donizetti ne raccolsero la drammaturgia rivoluzionaria: l’immoralità della protagonista (ritenuta uno dei personaggi emblematici dei misfatti di quell’epoca storica) riscattata dal senso materno, la mescolanza degli stili invece della loro classica e tradizionale separazione, i tocchi grotteschi.

Insomma, per Donizetti e per l’opera italiana fu un indiscutibile tuffo nel gusto romantico più attuale, e un’anticipazione di quasi vent’anni del Rigoletto di Verdi.