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ore 21.00 | Creberg Teatro

JAKOB BRO Trio featuring MARK TURNER

Dalla Scandinavia con classe ed eleganza. Il danese Jakob Bro incarna ambedue le qualità, sia nel modo in cui sfiora le corde del suo strumento, sia per come costruisce la sua musica, ricca di dettagli e sfumature, anche per via dell’utilizzo di effetti elettronici. Al suo fianco ci sono due “ritmi” che in quanto a classe ed eleganza sono pari al leader: il contrabbassista Thomas Morgan e il batterista Joey Baron, che torna a farsi ascoltare a Bergamo dopo parecchio tempo. Ospite del trio il sassofonista Mark Turner, già apprezzato in più occasioni dal pubblico di Bergamo Jazz, la cui presenza garantisce un valore aggiunto dal notevole peso specifico.

Messosi in luce nella Electric Be BeBop Band di Paul Motian e poi approdato al quintetto di Tomasz Stanko, Jakob Bro si è formato alla Royal Academy of Music di Copenaghen, alla Berklee College of Music di Boston e alla New School di New York. Alla ribalta internazionale, oltre che per le collaborazioni citate, è giunto grazie ad alcune incisioni per ECM realizzate nelle vesti di leader: Gefion (2015), in trio con Thomas Morgan e Jon Christensen, Streams (2016), atto di nascita del trio con Baron, Returnings (2018), con l’aggiunta della tromba di Palle Mikkelborg, e Bay of Raimbows (2018). Quest’ultimo, testimonianza di una serie di concerti al Jazz Standards di New York (2017), è un po’ la summa di un discorso musicale rigoroso ma attento alla comunicativa, mettendo in piena luce l’interplay maturato dal trio, il cui spettro espressivo viene ora ampliato dal corposo sax di Mark Turner.

 

ore 22.30 | Creberg Teatro

ANAT COHEN Tentet

Quando nel 2016 fece la sua prima apparizione a Bergamo Jazz, non erano in molti a conoscerla. Ma fu amore a prima vista, tanto che pubblico e critica la elessero a rivelazione del festival di quell’anno. Quattro anni non sono tantissimi, ma in quest’arco di tempo relativamente breve Anat Cohen ha visto crescere notevolmente il proprio prestigio internazionale. E se le affermazioni nei referendum di Down Beat, sia di critica e pubblico, non si contano più, fa invece notizia, anche se non è la prima volta che accade, la nomination ai Grammy Award (categoria “Best Large Ensemble Album”) per Triple Helix, brillante album del tentetto capitanato dalla brava clarinettista israeliana. L’album è un mix di molte cose: ritmi e melodie latine e mediorientali si sposano attorno al clarinetto della leader e alle tessiture di un ensemble strumentale dalla composita configurazione. Alla sezione fiati si accompagnano infatti violoncello, fisarmonica, vibrafono e percussioni, dando voce a un insieme dai molteplici colori diretto dall’esperto Oded Lev Ari.

Nata a Tel Aviv, trasferitasi negli Stati Uniti nel 1996 per studiare al Berklee College of Music di Boston e dal 1999 stabilitasi a New York, Anat Cohen è cresciuta in una famiglia di musicisti: i fratelli Avishai e Yuval, l’uno trombettista e l’altro sassofonista, sono anch’essi apprezzati solisti e insieme a loro Anat ha costituito i 3 Cohens, titolari di tre album. In proprio la clarinettista ha esordito nel 2005 con Place & Time, cui sono seguiti altri dischi che ne hanno consolidato la statura di leader. In Claroscuro del 2012 compare una riuscita rilettura de “La vie en rose”, mentre in Luminosa (2015) è la musica brasiliana (con brani di Milton Nascimento, Edu Lobo, Chico Buarque, Severino Araújo e Romero Lubambo) a fungere da trait d’union.