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Di origine californiana, David Murray è una delle principali figure emerse nel florido panorama jazzistico degli anni Settanta. Ispirato inizialmente da illustri colleghi come Coltrane, soprattutto quello più spirituale, e Albert Ayler (il suo primo album, del 1976, si intitolava Flowers For Albert), Murray ha via via sviluppato una forte personalità musicale, affermandosi come una delle più autorevoli voci del sax tenore contemporaneo (è anche specialista del clarinetto basso). Profondo conoscitore della tradizione del jazz, l’ha quindi inglobata in uno stile personale, equilibrata sintesi fra urgenze espressive diverse. Sul finire dei Settanta ha fondato, insieme a Julius Hemphill, Oliver Lake e Hamiet Bluiett, il World Saxophone Quartet, una delle prime formazioni esclusivamente sassofonistiche. Nelle vesti di leader ha ideato numerosi gruppi e progetti, da trii e quartetti ad ampi organici orchestrali. Nel corso della sua carriera ha anche collaborato con pianisti quali Randy Weston, Dave Burrell e Geri Allen, con il poeta Amiri Baraka, con le cantanti Cassandra Wilson e Macy Gray, con il chitarrista dei Grateful Dead Jerry Garcia e molti altri ancora. Ultimamente ha stretto un fecondo sodalizio con il poeta/rapper Saul Williams. A Bergamo Jazz torna esattamente a vent’anni di distanza dalla sua prima partecipazione, con il progetto Speaking in Tongues. Al suo fianco, fra gli altri, c’è nell’occasione il batterista Eric McPherson, la cui immagine campeggia sulla copertina del libro fotografico pubblicato da Bergamo Jazz nel 2018.