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Correva l’anno 1998 quando Chris Potter salì sul palcoscenico del Teatro Donizetti in qualità di componente del quartetto di Dave Douglas. All’epoca il sassofonista di Chicago, dove è nato il 1° gennaio 1971, era un talento emergente e da allora di strada ne ha fatta davvero parecchia. Ad altre significative collaborazioni, prime fra tutte quelle con Dave Holland e Paul Motian, sono infatti succedute numerose incisioni nelle vesti di leader, fra cui The Sirens (2013), Imaginary Cities (2015) e The Dreamer is The Dream (2017), tutte e tre per ECM. Ultimamente, con il cambio di scuderia (l’inglese Edition Records), sono usciti Circuits e Good Hope del trio Crosscurrents, formato da Potter insieme a Dave Holland e dal percussionista indiano Zakir Hussain.

Specialista del tenore (ma suona anche altri tipi di sax, clarinetti e flauto), Chris Potter possiede un sound corposo messo al servizio di un fraseggio fluido, denso di lirismo: il suo ritorno, dopo tanti anni, a Bergamo Jazz avviene ora nel segno di un autentico supergruppo che schiera il pianista Craig Taborn e il batterista Eric Harland e, quale ospite davvero speciale, Bill Frisell. Di quest’ultimo, ben noto al pubblico di casa nostra, c’è poco da aggiungere a quanto ben si sa. È comunque sempre un piacere poter assaporare, in qualsiasi contesto, le sue raffinate evoluzioni chitarristiche.

Craig Taborn è uno dei pianisti più quotati del jazz contemporaneo e ha militato al fianco di Roscoe Mitchell, Steve Coleman, Dave Douglas, Wadada Leo Smith, lo stesso Chris Potter e molti altri. Con il collega di strumento Vijay Iyer ha registrato l’album The Transitory Poems. Col suo trio, Taborn ha partecipato a Bergamo Jazz nel 2012.

Eric Harland è uno dei batteristi oggi più richiesti, in virtù del suo drumming dinamico e fantasioso. Bastano per tutti i nomi di Charles Lloyd, Dave Holland, Joshua Redman, Terence Blanchard. La sua unica precedente presenza a Bergamo Jazz risale al 2010, come membro del San Francisco Jazz Collective.