Caricamento Eventi

Macbeth, che sarebbe dovuto andare in scena al Creberg Teatro il 7 aprile, è stato annullato

La conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, ha apportato novità anche sul fronte dei rimborsi dei biglietti per gli spettacoli annullati: sarà infatti possibile convertire il voucher ricevuto con il rimborso monetario.

In base a quanto pubblicato in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 180 del 18/07/2020 – Suppl. Ordinario n. 25, le modalità di rimborso sono dunque definite e aggiornate come segue:

MODALITÀ DI RIMBORSO PER BIGLIETTI ACQUISTATI PRESSO LA BIGLIETTERIA DELLA FONDAZIONE TEATRO DONIZETTI  

Chi avesse già fatto richiesta di rimborso e avesse ricevuto il voucher, potrà, se lo vorrà, fare richiesta di conversione in rimborso monetario entro e non oltre il 19 settembre 2020.

Per avere diritto al rimborso bisogna essere in possesso e presentare il biglietto originale e la copia del voucher.

Le richieste dovranno essere inoltrate alla nostra biglietteria via mail all’indirizzo biglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org utilizzando l’apposito modulo allegato oppure recandosi personalmente presso gli uffici siti ai Propilei di Porta Nuova (Largo Porta Nuova, 17 – Bergamo), aperti a partire dal 28 luglio, da martedì a sabato ore 13.00-20.00.

La biglietteria è raggiungibile anche telefonicamente ai numeri 035.4160 601/602/603.

Non sarà possibile ottenere un rimborso, né monetario né tramite voucher, per coloro i quali non ne avessero già fatta richiesta entro i termini di scadenza per l’annullamento dei biglietti, ossia entro il 30 giugno scorso.

«Ci sono testi di Shakespeare che non puoi mettere in scena se prima non hai incontrato gli attori giusti, esattamente quelli, nell’esatto momento. L’incontro è avvenuto. Fausto è Macbeth, Arianna è Lady Macbeth. Sufficientemente maturi per immergersi nell’abisso, sufficientemente giovani per non soccombervi. Ho voluto accanto a me Letizia Russo. Letizia è una drammaturga rigorosa e profonda, capace di maneggiare il verso e di restituirlo a noi, più vivido, più limpido.

Sui grandi classici pesa una tradizione di visioni, alcune molto lineari, altre meno ma ciò che conta è che finché non ti immergi personalmente, hai idee pregiudiziali e preconcette. Macbeth e Lady Macbeth sono goffi, fragili ed insicuri. Non sono per nulla avvezzi a “fare il male”. Sbagliano tutto, i tempi, i modi, i gesti.

La coppia “infernale” di infernale ha davvero poco.

Qui sta il cuore del ragionamento. Il male che si mostra come tale è meno malvagio del male che si cela. Perché il primo, presto o tardi, viene sconfitto, il secondo, quello nascosto, è difficile da estirpare. Se uccidere, violare, mentire è la norma nei “palazzi” (o dovrei dire castelli… siamo in Scozia!), Macbeth e la Lady potrebbero benissimo essere come tutti gli altri. Ciò che li differenzia è dunque l’opposto: non sono bravi a perseguire “il male”.

Ammazzare in guerra non costa fatica a Macbeth, ammazzare per pura ambizione di potere lo distrugge. E lo spaventa. Ecco quindi arrivare le streghe. Le streghe esistono, altrimenti perché le vedrebbe anche Banquo? Esse non sono solo l’emergere dei desideri inconsci di Macbeth, sono il destino beffardo, lo scherzo del caso, le tentazioni del “sistema”. L’intero sistema di potere è corrotto e malvagio, non solo Macbeth.

Tra Macbeth e Lady Macbeth scorre un amore profondo, devoto e pieno di desiderio. Provo una grande forma di pietà per questo loro sentimento, così misero e nobile al tempo stesso. Misero perché sprofondano assieme in un luogo da cui non si può tornare, nobile perché in tutto questo orrore si amano davvero.

Cerco il sangue tra le righe, ma non lo trovo. I corpi martoriati non vengono esposti, la morte non viene esibita. Come se Shakespeare avesse voluto volontariamente attenersi al senso del “pudore”, tipico della tragedia greca, dove la violenza veniva raccontata, mai “mostrata”. Il buio ci accompagna in una lunga notte che non sembra mai finire. “A che punto è la notte?”. Come se la vita, la nostra, fosse solo una breve parentesi, la luce fioca di una candela. L’ombra della notte, dunque, avvolge i pensieri, rendendoli più cupi e spaventosi, ma avvolge anche il sangue che quei pensieri hanno reso azioni.

Di fronte ad azioni tanto malvagie, dovrebbe essere naturale impazzire e soccombere, giusto? Allora perché la storia umana ha sparso nel corso dei secoli soprusi, violenze, morti e torti di ogni genere, senza accennare a smettere e senza impazzire e soccombere?

Macbeth e Lady Macbeth non sono due mostri, non sono due simboli del male assoluto, no, niente affatto, Macbeth e la Lady sono semplicemente due esseri umani, perché in essi sopravvive ancora un barlume di coscienza, una luce che l’umanità tanto spesso ha smarrito nel corso della sua storia».

(Serena Sinigaglia)