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Anfitrione, che sarebbe dovuto andare in scena al Teatro Sociale il 26 e 27 marzo, è stato annullato.

La conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, ha apportato novità anche sul fronte dei rimborsi dei biglietti per gli spettacoli annullati: sarà infatti possibile convertire il voucher ricevuto con il rimborso monetario.

In base a quanto pubblicato in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 180 del 18/07/2020 – Suppl. Ordinario n. 25, le modalità di rimborso sono dunque definite e aggiornate come segue:

MODALITÀ DI RIMBORSO PER BIGLIETTI ACQUISTATI PRESSO LA BIGLIETTERIA DELLA FONDAZIONE TEATRO DONIZETTI  

Chi avesse già fatto richiesta di rimborso e avesse ricevuto il voucher, potrà, se lo vorrà, fare richiesta di conversione in rimborso monetario entro e non oltre il 19 settembre 2020.

Per avere diritto al rimborso bisogna essere in possesso e presentare il biglietto originale e la copia del voucher.

Le richieste dovranno essere inoltrate alla nostra biglietteria via mail all’indirizzo biglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org utilizzando l’apposito modulo allegato oppure recandosi personalmente presso gli uffici siti ai Propilei di Porta Nuova (Largo Porta Nuova, 17 – Bergamo), aperti a partire dal 28 luglio, da martedì a sabato ore 13.00-20.00.

La biglietteria è raggiungibile anche telefonicamente ai numeri 035.4160 601/602/603.

Non sarà possibile ottenere un rimborso, né monetario né tramite voucher, per coloro i quali non ne avessero già fatta richiesta entro i termini di scadenza per l’annullamento dei biglietti, ossia entro il 31 maggio scorso.

Chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me, vedo il mio aspetto, tale e quale, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Non so più chi sono!

Queste sono alcune delle domande che tormentano sia i protagonisti dell’Anfitrione, scritto da Plauto più di 2000 anni fa, che molti di noi oggi.

Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto dell’identità, la perdita dell’identità garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguardano dei, padroni e schiavi.

In essa il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuffarsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione, lontano da casa, per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena, e generare con lei il semidio Ercole.

Giove – Anfitrione durante la notte d’amore, lunga come tre notti, racconta ad Alcmena, come se li avesse vissuti personalmente, episodi del viaggio di Anfitrione. Durante il racconto il dio provò, per la prima volta, un’ilarità che poi si premurò di lasciare in dono agli uomini. “Abbandonato il regno delle metamorfosi, si entrava in quello della contraffazione” Incipit Commedia (R. Calasso).

“Aprite gli occhi spettatori, ne vale la pena: Giove e Mercurio fanno la commedia, qui” (Plauto).

Da quel momento nelle rappresentazioni teatrali il comico e il tremendo avrebbero convissuto e avrebbero specchiato le nostre vite mortali ed imperfette. Dopo Plauto in tanti hanno riscritto l’Anfitrione e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo. Ho provato a farlo anch’io.
(Teresa Ludovico)