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Stefano Bollani è di casa a Bergamo: dentro e fuori dal festival jazz ha suonato più volte, suonando in piano solo, con Rava e Fresu, son i suoi Visionari, in trio con gli americani Larry Grenadier e Jeff Ballard, in trio con i danesi Jesper Bodilsen e Morten Lund, in coppia con la cantante Irene Grandi, proponendo i progetti su Frank Zappa e su Napoli (la prima esibizione bergamasca risale all’edizione 1999 di Bergamo Jazz, in duo col sassofonista Mauro Negri). Mai però si è fatto ascoltare nelle sue vesti di pianista “classico”.

A porre rimedio alla lacuna ci pensa il prestigioso Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo che, nell’ambito della sua cinquantaseiesima edizione, lo propone al suo pubblico e al pubblico di Bergamo Jazz insieme all’Orchestra Filarmonica di Bologna diretta dall’estone Kristjan Järvi. In scaletta, oltre a un brano di quest’ultimo (“Aurora”, per orchestra) e dello stesso Bollani (“Azzurro”), due composizioni la cui popolarità ha valicato il mondo della musica classica: la “Rapsodia in Blue” di George Gershwin e il “Bolero” di Maurice Ravel. E c’è da stare certi che anche alle prese con questi due “monumenti” Bollani saprà come manifestare il suo vulcanico talento.