Il Teatro, per qualsiasi città italiana dell’800, era il cuore pulsante dell’attività ricreativa e sociale. Non c’era città, anche piccola, che non ne avesse costruito almeno uno ed era un luogo di rappresentanza sociale e politica. Qui sono passate autorità, personaggi noti, star nazionali e internazionali soprattutto i cantanti d’opera: i veri divi dell’epoca. Il Sociale (l’allora Teatro della Società) è un teatro all’italiana e rispetto al Teatro alla Scala, alla Canobbiana di Milano, al Teatro di Monza e al Riccardi (il nome originario dell’attuale Teatro Donizetti) era il quarto per grandezza in Lombardia. A distinguerlo dagli altri edifici teatrali, la diversa forma della sala. Solitamente i teatri presentavano una figura a ferro di cavallo, mentre per il Sociale è stato preferito un ovale probabilmente di ispirazione francese. Vi sono 82 palchi, divisi in tre ordini, il quarto è per il loggione. Dietro ad ogni palco (di proprietà di una famiglia nobile) c’erano anche i camerini, piccoli ambienti di servizio, uno spazio privato a disposizione della famiglia. Durante il periodo delle feste da ballo (come in altri teatri), si toglievano le sedie dalla platea e si ballava durante i veglioni mascherati. Altro elemento inusuale di questo teatro è il suo soffitto con le capriate a vista.

Dopo i primi anni di brillante attività, arrivarono periodi difficili. Tutto si complicò quando nel 1856 il Comune di Bergamo decise di tagliare un contributo annuale utile al sostentamento del teatro. Realizzare gli spettacoli era, infatti, oneroso e le sole quote dei proprietari di palco non bastavano. Cominciò dunque un lento e inesorabile declino, al quale si abbinò quello della Città Alta. Nell’ultimo quarto dell’800, la Città Bassa si fece sempre più attrattiva con il trasferimento del Municipio, la costruzione di Porta Nuova e soprattutto della stazione con il collegamento ferroviario per Milano.
Attorno al 1900 il Sociale aprì le porte anche a generi diversi come l’operetta, le esibizioni di moderna tecnologia con il grammofono, il cinematografo. Chiuse, tuttavia, definitivamente nel 1932, ma già dal ‘29 aveva dato ospitalità solo a pochi eventi di beneficenza. Nel ‘38 lo acquistò il Partito Nazionale Fascista ma le cose non migliorarono! Il Sociale rischiò più volte di essere abbattuto: ben due progetti proposero di abbattere tutto tranne la parte del foyer e delle sale nobili. Fortunatamente il progetto non si concretizzò; con l’inizio della II Guerra Mondiale non ci furono più fondi a disposizione. Passò poi al Demanio dello Stato, ma la situazione continuò ad essere critica per il teatro: nel 1947 e nel 1961 altri due progetti proposero di trasformarlo in un cinema. Nel 1963 venne comprato dalla Parrocchia del Duomo e nel 1976 dal Comune di Bergamo. L’edificio era in pessime condizioni: durante il ‘900 la copertura si era danneggiata e tante erano state le infiltrazioni di acqua che avevano rovinato il soffitto e le decorazioni dei palchi. Si dibatté a lungo e nessuno voleva mantenerlo come teatro, si pensò in particolare di inglobarlo alla confinante sede dell’Università, poi finalmente nel ‘78 si decise di rifare la copertura. I lavori degli anni ’80 permisero di accogliere eventi e mostre temporanee, poi all’inizio degli anni 2000 cominciò la rinascita del Teatro Sociale che dal 2009 è finalmente tornato ad essere un vero teatro che ospita lirica, prosa, il festival jazz e altri spettacoli.

GRANDI NOMI SUL PALCOSCENICO
Sul palcoscenico del Sociale è salito Gaetano Donizetti, non già come grande compositore quale è stato, ma da bambino e da ragazzo quando a Bergamo studiava musica. Avvenne nel maggio del 1809 quando il musicista Simone Mayr, che da anni risiedeva a Bergamo e che dal 1806 aveva fondato le Lezioni Caritatevoli rivolte a ragazzi indigenti dotati di talento musicale, mise in scena l’oratorio di Franz Joseph Haydn La Creazione del mondo. Tra i piccoli coristi c’era anche Gaetano Donizetti che faceva parte della prima classe. Per la realizzazione di un’impresa di tale livello si pensò alla collaborazione tra professionisti e studenti delle Lezioni. Mayr si proponeva come finalità didattica di mettere gli alunni e il pubblico a contatto con l’opera classica, e come finalità filantropica la costituzione di un fondo di solidarietà per musicisti.
Nel 1830 il palco è stato il primo a Bergamo ad ospitare un’opera di Gaetano Donizetti: L’Ajo nell’imbarazzo. A dire la verità a Bergamo non ebbe successo, ma Gaetano non ci restò male, perché forte del consenso ottenuto in tutta Italia.
Tra i tanti che si sono esibiti va ricordato il violoncellista Alfredo Piatti, che nel 1831 suonò come solista e che, nonostante lo volessero in tutta Europa, negli anni sarebbe tornato più volte a Bergamo.

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