I palchi del Teatro Sociale, come nella maggior parte dei teatri, sono appartenuti a nobili, fra cui ovviamente i 54 nobili bergamaschi che si associarono per costruire il Teatro. Per l’assegnazione di questi spazi nessuno poté scegliere e si decise di andare a sorte. Fu una scelta differente rispetto a quanto avvenuto al Teatro Riccardi (l’attuale Teatro Donizetti) e in molti altri, forse un po’ bizzarra, ma frutto delle correnti repubblicane giunte a Bergamo con i francesi a fine ‘700 dopo la Rivoluzione. Il regolamento per l’assegnazione dei palchi fu messo nero su bianco presso un notaio e poi si procedette alla suddivisione il 30 luglio 1808. Il metodo d’imbussolazione, estrazione e registro erano ben definiti. Qualora la posizione estratta per il palco di I o II ordine non fosse ritenuta soddisfacente, si sarebbe potuto optare per un palco di III fila, o per uno rifiutato da altri in I e II ordine.
Come per il Teatro Donizetti, anche qui non c’è il palco reale, o palchettone, grande il doppio rispetto agli altri e tradizionalmente utilizzato per ospitare le autorità. Venne progettato ma mai realizzato. Eppure qui gran nomi ne sono passati! Nel 1816 è venuto persino l’imperatore d’Austria Francesco I accompagnato dall’impetratrice Maria Ludovica. I sovrani furono a Bergamo dall’11 al 15 marzo e godettero dell’ospitalità dei marchesi Terzi. Era la prima volta che un imperatore veniva a Bergamo e i luoghi da lui visitati gli piacquero molto. La sera del 14 venne a teatro ad ascoltare una cantata appositamente scritta da Mayr. Per accogliere l’augusto ospite era stato costruito un palco nuovo di zecca, ricavato dai palchi centrali del II ordine sopra la porta. All’interno era stata messa una grande specchiera. Con spesa notevole, il Sociale si illuminò a giorno. Tutto contribuì ad accogliere con gioia l’imperatore.

I LAVORI DI RESTAURO
Nel 1830 i fondatori vollero perseguire un progetto di rinnovamento del teatro. L’operazione fu affidata ad Alessandro Sanquirico, celebre scenografo della Scala, che ridipinse sia i fregi dei parapetti dei palchi, che le decorazioni del loggione. La sala, inoltre, fu illuminata da una “ricca lumiera”, una nuova luce che permetteva agli spettatori di vedere meglio le scenografie, i costumi, il trucco degli artisti. Sarebbe così diventato più facile apprezzare il nuovo sipario dipinto da Cesare Maironi Da Ponte, che aveva studiato all’Accademia Carrara, oppure le scene di Luigi Deleidi o Pietro Ronzoni.

OSPITI ILLUSTRI
Luci della ribalta anche per gli artisti. Furono un grande spettacolo le tre volte in cui venne a teatro Niccolò Paganini: funambolico, geniale, sorprendente con il suo violino.
Nel 1814 tornò anche Gaetano Donizetti che partecipò alla Stagione come secondo basso buffo, seppur ancora studente alle Lezioni Caritatevoli. Grande curiosità suscitò nel 1876 l’esibizione di un’orchestra di sole donne: Le dame Viennesi. Quel giorno erano presenti molte signore eleganti incuriosite dall’evento e le musiciste si rivelarono artiste con i fiocchi.
Molte signore e gran toilettes anche nel 1885 quando il 12 settembre si organizzò un concerto per l’inaugurazione del monumento a Giuseppe Garibaldi appena posizionato in Piazza Vecchia. Sul palco campeggiava persino un busto dell’eroe contornato di trofei di bandiere e molti fiori.

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