Lireta con Paola Roscioli

Lireta con Paola Roscioli

Giovedì 8 e venerdì 9 marzo 2018 – Teatro Sociale

Dopo essersi avvicinata in modo originale all’opera di Giorgione con Rivelazione del gruppo Anagoor, la stagione di Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti affronta ora un tema sociale di grande attualità: la migrazione. E lo fa ospitando sul palcoscenico del Teatro Sociale (ore 21), giovedì 8 e venerdì 9 marzo, Lireta, spettacolo tratto dal diario di Lireta Katiaj, albanese che ha conosciuto da vicino il dramma della migrazione dal suo paese al nostro. La sua storia, ma anche di tante altre persone accomunate a lei dal medesimo destino, viene portata in scena dall’attrice Paola Roscioli, coadiuvata dai musicisti Piergiacomo Buso (chitarra) e Fabio Uliano Grasselli (contrabbasso). Drammaturgia e regia di Mario Perrotta. Luci Eva Bruno. Suoni Mirco Mora. Costumi Sabrina Beretta. Coproduzione Permar, La Piccionaia e DUEL. Durata 1 ora e 10 minuti senza intervallo. Biglietto intero 19 Euro, ridotto 14 Euro.

Venerdì 9 marzo (ore 18) è in programma alla Sala Conferenze di Casa Suardi (Piazza Vecchia) un incontro su Lireta, al quale parteciperanno l’attrice Paola Roscioli e Maria Grazia Panigada, Direttore Artistico di Altri Percorsi.

In Lireta si parla di una donna che dall’Albania guarda oltremare cercando un brandello d’Italia, anche solo una luce. Una luce di Puglia che illumina i sogni di là, nella terra dell’alba. C’è un gommone che parte e la donna ci sta in mezzo agli altri sul mare, cercando d’Italia e di luci. Tra le braccia ha una bimba di neanche tre mesi di vita. Lireta si trova sull’onda, nel nero di un cielo senza luna. Hanno detto alla donna, alla bimba e a tutti gli altri lì sul gommone: «Se arriva la guardia costiera d’Italia buttatevi in acqua!». L’hanno detto anche all’uomo, compagno alla donna che sta anche lui sul gommone. Ogni onda che arriva, il mare s’ingrossa più ancora. E più forte è il terrore di perdere la bambina dalle mani. Ogni volo sull’onda, precede uno schianto sull’acqua arrabbiata e ogni schianto è un ricordo. Lireta ricorda un padre con l’alcool e la mano facile, un padre che serra i figli sotto chiave mentre picchia la moglie. Ma Lireta non cede. Ogni volta, disperata, tenta una difesa di quella madre così remissiva, una difesa qualunque gridando, sbattendo, ma senza risposta. Ricorda un matrimonio con chissà chi, matrimonio combinato tra famiglie, senza che lei possa dire parola. Ma Lireta non cede. Rifiuta. Tutto rifiuta: l’uomo, il matrimonio, e anche la famiglia. Ricorda una fuga da casa e di un innamoramento, «che io» le diceva lui «se mi ami ti porto in Italia». Ricorda una casa vicino al mare, ancora una volta serrata a chiave aspettando che la portassero, insieme alle altre, sulle strade d’Italia, «che io se mi ami ti porto in Italia», dicevano anche gli aguzzini delle altre. Ma Lireta non cede. E scappa. Ma uno di loro, un aguzzino, la insegue per giorni, la prende, la guarda negli occhi e le dice «ti amo»: anche lui, come l’altro, le dice «ti amo». E nasce una bimba. Ricorda quando con lui e con la bimba in braccio, decidono di prendere quel gommone che adesso aggredisce le vette del mare, enormi, ringhianti, che ogni volta che sei sulla cima butti l’occhio lontano sperando una luce di Puglia. E Lireta non cede e si serra più forte la bimba sul petto. Ricorda un volo, a qualche metro dalla costa del Salento, un volo verso l’acqua spinti giù dal Caronte che guida il gommone. Ed è qui che tutto si sospende: vola Lireta, vola il compagno e vola la bimba di soli tre mesi e un’intera esistenza passa davanti agli occhi, in quel tempo infinito passato per aria – sospesi – prima del contatto con quel mare che è morte, che è vita nuova.

Racconta il regista Mario Perrotta: «Quando ho conosciuto Lireta Katiaj al Premio Pieve nel 2012, mi sono innamorato immediatamente della sua storia d’immigrata, una storia archetipica che contiene in sé tutte le stigmate del migrare: dalle ragioni fino alle conseguenze di una scelta così forte come quella di lasciare la propria terra. Sono poi tornato spesso intorno alle pagine del suo diario fino a quando uno dei punti centrali del suo racconto, quel volo in acqua con una bimba di soli tre mesi in braccio, non ha fatto cortocircuito con quell’immagine violenta che la cronaca recente ci ha imposto per settimane su ogni mezzo di informazione: il corpo di quel bambino di soli tre anni riverso sulla spiaggia con la faccia nella sabbia. È stato uno schianto: il volo di Lireta, il bimbo sulla spiaggia e mio figlio, tre anni anche lui, che dorme tranquillo nel suo lettino. Da quel momento non ho potuto più tenere insieme queste tre immagini senza avvertire un malessere forte, fisico. E quando accade questo, so che spetta al teatro il compito di sciogliere il nodo allo stomaco».

Successivi spettacoli di Altri percorsi al Teatro Sociale: Amore (16 marzo), della Compagnia Scimone Sframeli, e Porpora (28 marzo), con il pianista Stefano Battaglia e l’attrice Mariangela
Gualtieri.

INFORMAZIONI
Biglietteria

Presso PROPILEI DI PORTA NUOVA
Largo Porta Nuova, 17 – Bergamo, tel. 035.4160 601/602/603
Apertura al pubblico: da martedì a sabato dalle 13.00 alle 20.00

Presso TEATRO SOCIALE
Via Colleoni 4 – Bergamo Alta
Apertura al pubblico: solo nei giorni di spettacolo un’ora e mezza prima dell’inizio

Sito Internet www.teatrodonizetti.it

2018-03-06T12:39:24+00:00