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Stefano Bollani lo ha invitato a partecipare al suo programma televisivo di RAI UNO “L’importante è avere un piano” e insieme i due pianisti hanno tenuto già diversi concerti, in Spagna e Portogallo. Ma c’è un altro illustre collega di strumento che lo ha voluto al suo fianco: Herbie Hancock. Potrebbero bastare queste due credenziali per invitare, chi per caso non lo avesse mai fatto prima, ad ascoltare lo spagnolo Chano Dominguez, artefice di un particolarissimo mix fra jazz e flamenco. Le sue dita padroneggiano allo stesso modo il linguaggio del jazz e tutti gli stili della musica di ceppo latino (tango, bolero, fandango, solea, ecc.). Da qui, successivamente a esperienze formative nel rock e nel jazz-rock, sono scaturite collaborazioni con altre star del flamenco e del jazz come i chitarristi Tomatito e Paco De Lucia, il sassofonista Jorge Pardo, il bassista Carles Benavent, Joe Lovano, Jack DeJohnette, Wynton Marsalis e la sua Lincoln Jazz Orchestra. Nato a Cadice nel 1960, Chano Dominguez si è trasferito da qualche tempo nella Grande Mela, proprio per vivere il jazz lì dove vibra nella sua dimensione più schietta e verace. Eclettico anche nelle scelte di repertorio, il pianista spagnolo spazia in vari organici: lo dimostrano anche album recenti quali Flamenco Sketches, personale omaggio in trio a Miles Davis, Soleado, con la WDR Big Band Cologne, e Over The Rainbow, piano solo nel quale, oltre alla title track e a un paio di brani di Thelonious Monk, spicca una bella versione di “Gracias a la vida” di Violeta Parra.